[La polemica] Magneti Marelli diventa giapponese, gli azionisti Fca festeggiano, ma l’Italia piange

L’azienda, uno dei simboli del made in Italy industriale, è passata di mano per 5,8 miliardi di euro che frutteranno agli azionisti di Fca una super cedola di 2 miliardi

[La polemica] Magneti Marelli diventa giapponese, gli azionisti Fca festeggiano, ma l’Italia piange

L’operazione di vendita di Magneti Marelli ai giapponesi di Calsonic Kansei si è chiusa ufficialmente. L’importo complessivo sarà di 5,8 miliardi di euro, 300 milioni in meno dei 6,1 ipotizzati lo scorso autunno. I vertici di Fca festeggiano ugualmente e concedono ai soci una super cedola da 2 miliardi di euro: un dividendo di 1,30 euro per azione che sarà pagato il prossimo 30 maggio.

Le parole dell'ad di Fca 

“Questa cessione riconosce l’alto valore strategico di Magneti Marelli, migliora la nostra posizione finanziaria e ci consente di concentrarci ancora di più sulla nostra gamma di prodotti” ha dichiarato l’amministratore delegato di Fca, Mike Manley. Dall’operazione nasce Magneti Marelli Ck Holdings, un gruppo da 14,6 miliardi di euro. Il settimo fornitore automotive indipendente a livello globale. “Magneti Marelli continuerà ad essere un nostro fornitore chiave” ha rassicurato Manley.

Mike Manley

Il centro direzionale sarà in Giappone 

Tutto bene dunque? Non proprio. E’ vero che nasce un gigante ma la testa sarà in Giappone e non in Italia. L’azienda sarà infatti guidata da Tokyo da Beda Bolzenius, attuale ceo di Calsonic Kansel. Ermanno Ferrari, ceo di Magneti Marelli, farà semplicemente parte del board del nuovo gruppo.

La preoccupazione dei sindacati

Il nuovo assetto societario che pone i vertici lontano dal nostro Paese ha sollevato la preoccupazione dei sindacati. Occorrerà “incontrare a breve la nuova proprietà” ha affermato Raffaele Apetino della Cisl.  Per Michele De Palma della Fiom “la cessione di Magneti Marelli si conferma una occasione persa sia da parte del sistema delle imprese sia da parte del governo, per mantenere all’interno del patrimonio industriale italiano una eccellenza per capacità di innovazione tecnologica”. E il punto sollevato dalla Fiom è l’aspetto più saliente dell’intera vicenda: con Magneti Marelli l’Italia perde  uno dei pezzi più pregiati del made in Italy industriale. La produzione e i livelli occupazionali nel breve periodo non dovrebbero subire scossoni ma è molto probabile che nel lungo periodo le attività italiane diventeranno marginali e prettamente operative.

Venduti 100 anni di storia dell'industria italiana 

Si poteva evitare tutto questo? Seguendo una logica puramente liberista la risposta è negativa: Fca ha tutto il diritto di vendere ciò che vuole pur di recuperare risorse finanziarie. Ma l’esperienza degli altri grandi paesi del mondo dimostra che la politica industriale non può essere lasciata completamente in balia del libero mercato e delle sue logiche finanziarie. Un colosso come Magneti Marelli (più di 8 miliardi di euro di fatturato) che ha fatto la storia dell’industria italiana fin dal lontano 1919 andava preservato al fine di garantirne l’italianità. Non è una questione di bieco nazionalismo ma di necessità di conservare nel nostro Paese competenze manageriali e tecnologiche di altissimo livello che inevitabilmente andranno perdute.