[Il punto] Lega e M5s mettono nel mirino l’oro di Banca d’Italia: un tesoro da 90 miliardi di euro

Una proposta di legge dell’economista leghista, Borghi, punta a fare chiarezza sulla proprietà. “Ad oggi non c’è scritto da nessuna parte che sia dello Stato e quindi degli italiani” ha spiegato il presidente della Commissione Bilancio

[Il punto] Lega e M5s mettono nel mirino l’oro di Banca d’Italia: un tesoro da 90 miliardi di euro
di Michael Pontrelli   -   Twitter: @micpontrelli

Non sono pochi a pensare che dietro l’attacco congiunto di Lega e M5s ai vertici di Bankitalia ci sia un obiettivo molto più grosso: le 2452 tonnellate di riserve aurifere detenute dalla Banca centrale italiana che valgono ben 90 miliardi di euro. Il rallentamento economico (l’Italia è finita tecnicamente in recessione) lascia poche speranze sulla crescita del Pil nel 2019 e sul fatto che possano essere rispettate le previsioni del Ministero dell’economia contenute nella legge di Bilancio. Il governo nega ma una Manovra correttiva appare sempre più probabile per garantire la tenuta dei conti pubblici. Senza dimenticare le clausole di salvaguardia poste a garanzia ovvero la prima maxi stangata sull’Iva a partire dal 1 gennaio 2020 (23 miliardi) e la seconda da 29 miliardi nel 2021. L’idea del governo sarebbe quella di trovare le risorse necessarie per sistemare le cose attingendo dal tesoro aurifero di Bankitalia.

La proposta di Legge di Borghi 

I sospetti sulle vere mire di Lega e M5s sono alimentati non solo dall’attacco mediatico di questi giorni contro i vertici di Via Nazionale ma anche da una proposta di Legge presentata dall’economista no euro della Lega, Claudio Borghi, lo scorso novembre, che punta a fare chiarezza sulla proprietà dell’oro. Intervistato da La Stampa, il presidente della Commissione Bilancio ha spiegato che “non vuole toccare le riserve aurifere” ma semplicemente “mettere nero su bianco che l’oro è dello Stato”. Questione che potrebbe apparire scontata ma che invece non lo è. Al momento infatti non è chiaro chi sia il titolare di questi 90 miliardi di euro. Secondo l’attuale direttore generale di Bankitalia, Salvatore Rossi, “solo la Bce può deciderlo”.

Claudio Borghi

L'oro potrebbe appartenere alle banche private 

Che le riserve auree non appartengano allo Stato potrebbe sembrare una assurdità ma purtroppo è proprio così. E Borghi lo spiega bene a La Stampa. “L’oro appartiene agli italiani eppure non esiste una legge che lo dichiari esplicitamente”. Al  momento il tesoro è in mano alla Banca d’Italia ma essendo questa controllata da azionisti privati (le banche) “non c’è scritto da nessuna parte che non sia di proprietà degli istituti bancari”.

Più della metà delle riserve è conservata all'estero 

Quella della proprietà è una questione non banale perché le riserve aurifere italiane sono per importanza le terze al mondo. Solamente Stati Uniti e Germania ne hanno più di noi. E mentre “gli altri Stati nel corso degli anni ne hanno liquidato una parte, l’Italia non ne ha venduto nemmeno un grammo” ha denunciato Beppe Grillo tempo fa in un post sul suo blog personale. Altra questione delicata è poi l’ubicazione delle nostre riserve. Meno della metà è nei caveau di Bankitalia. La restante parte è suddivisa tra Stati Uniti, Inghilterra e Banca dei regolamenti internazionali a Basilea. Perché il tesoro non è tutto a Roma?

L'uso delle riserve auree non può essere un tabù 

In passato anche i governi Prodi e Berlusconi hanno mostrato interesse per l'oro di Bankitalia. In entrambi i casi il tentativo del governo italiano è stato stoppato dalla Bce in nome dell’autonomia della Banca centrale dalla politica. Indipendentemente dal fatto che Lega e M5s vogliano mettere le mani su questo immenso tesoro non c’è dubbio che occorra fare chiarezza e stabilire nettamente e una volta per tutte che quei 90 miliardi appartengono allo Stato e quindi al popolo italiano. E anche sull’utilizzo di queste risorse andrebbe aperto un dibattito pubblico. Perché come giustamente ha affermato l’allora ministro dell’Economia del secondo governo Prodi, Tommaso Padoa Schioppa, “l’uso delle riserve auree non può essere un tabù”.