[Il punto] Le banche italiane restano fragili, ecco da dove arrivano i manager che le guidano

La tenuta del sistema finanziario è cruciale per l’intera economia ma dei banchieri si sa poco o nulla

[Il punto] Le banche italiane restano fragili, ecco da dove arrivano i manager che le guidano
di Michael Pontrelli   -   Twitter: @micpontrelli

Il rallentamento dell’economia italiana ha riacceso il timore che la crisi economica possa diventare anche finanziaria e mettere sotto pressione il fragile sistema bancario. Un monito in questa direzione è stato lanciato recentemente dal presidente della Bce Mario Draghi e dal Fondo monetario internazionale. Di banche si parla molto ma non di chi le guida. Chi sono i banchieri italiani? Da dove arrivano? Il punto della situazione lo ha fatto il Sole 24 Ore. La conclusione principale è che in questo momento la maggior parte di loro arriva dalla scuola di Intesa San Paolo, la fucina, dunque, dei signori del denaro italiani.

L'ondata di manager McKinsey

“Fino alla metà degli anni ’90 – ha spiegato il principale quotidiano economico italiano – le gerarchie delle banche erano rigorosamente interne e quasi militarizzate. Poi è arrivata la generazione McKinsey che ha dominato il top management del settore finanziario italiano per quasi venti anni. Due manager tra loro hanno contraddistinto quel periodo: Alessandro Profumo alla guida di Unicredit e Corrado Passera al timone dell'allora Banca Intesa”.

La scuola Intesa

Archiviato il periodo Passera/Profumo le cose, ha spiegato il Sole 24 Ore, sono profondamente cambiate ed oggi se si guarda agli attuali vertici delle banche italiane, il risultato è evidente: ha vinto la scuola Intesa. Come dimostra la sequenza dei nomi alla guida degli istituti top italiani.

La lista dei top manager 

Chi sono questi manager? Oltre al ceo di Intesa Sanpaolo Carlo Messina, ex chief financial officer della banca ai tempi di Passera, il quotidiano milanese cita” Victor Massiah al vertice di Ubi, Giuseppe Castagna, ceo di BancoBpm, Andrea Munari, numero uno di Bnl-Bnp Paribas Italia, Marco Morelli amministratore delegato di Mps e infine Giampiero Maioli ad di Credit Agricole Italia.

Le ragioni del successo 

Perché questa pattuglia di ex Banca Intesa è salito al comando di buona parte del sistema bancario italiano?  Per il Sole 24 Ore le ragioni sono diverse: casualità, rapporti personali (che nel nostro Paese hanno un ruolo fondamentale nelle carriere di qualsiasi tipo) e la preferenza degli azionisti per il modello della banca commerciale classica e domestica incarnato da Intesa San Polo e contrapposto a quello paneuropeo/internazionale di Unicredit, l’altro grande istituto italiano.

Banche ancora sotto pressione 

A questi uomini è affidato il difficile compito di governare il settore finanziario italiano in un momento che si annuncia complesso, come confermato dal fallimento delle trattative per la fusione tra Deutsche Bank e Commerzbank. I due colossi tedeschi, come noto, da tempo non navigano in buone acque e restano una minaccia per l’economia tedesca e di conseguenza per tutto il Vecchio Continente.

Le misure di Mario Draghi

Nel corso dell’ultimo vertice della Bce di metà aprile, il presidente Mario Draghi ha annunciato che la politica monetaria resterà espansiva ancora a lungo e che nel prossimo incontro saranno rivelati i dettagli sulle condizioni delle nuova serie di operazioni di rifinanziamento agevolato per le banche (Tltro), previste in autunno. Il vero nocciolo della questione per tutto il comparto finanziario rimane la debolezza dell’economia dell’Eurozona. Questo spiega sia il nuovo programma di prestiti che i tassi di interesse a zero non più fino a luglio ma almeno fino alla fine del 2019.

La mina dei titoli sovrani

Atro punto dolente (e questo riguarda da vicino i nostri istituti) è il rischio di un riaccendersi del legame fra debito sovrano e settore finanziario nell’area euro. Quest’ultimo aspetto è stato rimarcato in particolare dal Fondo Monetario Internazionale che ha puntato il dito su una serie di Paesi tra cui figura anche l’Italia: le nostre banche sono piene di bond governativi (Btp, Bot etc.) e un eventuale dowgrade dell’Italia da parte delle agenzie di rating avrebbe un effetto devastante sui loro bilancio.

Oltre dieci anni di crisi 

A distanza di oltre 10 anni dallo scoppio della crisi finanziaria dei subprime, seguita poi da quella dei titoli sovrani europei, il mondo bancario è ancora un braciere acceso. La speranza è che Intesa sia stata una buona scuola per i tanti top manager che lì si sono formati e che ora sono alla guida degli istituti italiani.