[L’analisi] Laurearsi in Italia conviene: ecco le facoltà con le prospettive migliori

Un rapporto di AlmaLaura ha fatto il punto sul mercato del lavoro per i dottori italiani. Emorragia di matricole negli atenei del Sud

[L’analisi] Laurearsi in Italia conviene: ecco le facoltà con le prospettive migliori

Uno dei segnali più evidenti della decadenza italiana è che una parte del fronte politico sta sistematicamente usando l’attacco alla cultura come un’arma di propaganda. Termini come “professoroni” e “intellettualoni” sono ormai diventati insulti quotidiani. Il sapere (conoscenza) è diventato un disvalore. Eppure il rapporto 2019 di AlmaLaura (Consorzio interuniversitario italiano) ha ribadito che, nonostante tutto, in Italia conviene ancora investire nello studio.

Più chances di trovare un lavoro per i laureati 

I dati parlano chiaro: più alto è il titolo di studio posseduto minore è il rischio di disoccupazione. Tradotto in termini più semplici: i laureati lavorano più dei diplomati. In una fascia di età 20-64 anni i primi hanno un tasso di occupazione del 78,7%, i secondi del 65,7%. Altro aspetto rilevante è che i laureati hanno redditi più alti: in media il 38,5% in più.

Ingegneria, economia e medicina le facoltà con più opportunità 

Dal rapporto di AlmaLaura emerge però una indicazione importante:  le materie di studio non sono tutte uguali in quanto a prospettive sul mercato del lavoro. Quelle che offrono maggiori garanzie sono quelle scientifiche ed in particolare ingegneria, economia e medicina. Il 90% circa di chi le ha scelte, intervistato a 5 anni dalla fine degli studi, ha un'occupazione. Più problematico invece l’ingresso sul mercato del lavoro per chi ha un titolo nel gruppo giuridico, letterario, geo-biologico e psicologico con percentuali di impiego (sempre a distanza di 5 anni) inferiori all’80%.

Crollo del numero di matricole

Nel complesso però i dati sui laureati sono positivi. Eppure in Italia l’università continua ad attrarre sempre meno giovani. Negli ultimi 5 anni il nostro sistema universitario ha perso ben 40 mila matricole (-13%). Negli atenei del Sud si è registrata una vera e propria emorragia e tra le cause più evidenti c'è la migrazione negli atenei del Centro e del Nord.

Emorragia di cervelli da Sud a Nord 

Sempre dal rapporto AlmaLaura emerge che le regioni meridionali perdono mediamente un quarto dei diplomati del proprio territorio che si spostano verso settentrione. Un fenomeno che si aggiunge alla fuga dei laureati e che aggrava ulteriormente la perdita di capitale umano nel Sud che Svimez (Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno) stima in 30 miliardi di euro nel periodo compreso tra il 2012 e il 2017.

Italia penultima in Europa per laureati 

Capitale umano che continua a restare il grande assente nel dibattito pubblico italiano incentrato solo ed esclusivamente su pensioni, reddito di cittadinanza, e flat tax. Mai come oggi le conoscenze sono state uno dei fattori competitivi più importanti, ma nonostante questo l’Italia resta al penultimo posto in Europa per percentuali di laureati nella forza lavoro. Peggio di noi solo la Romania. Far crescere il numero degli iscritti all’università dovrebbe essere una delle priorità del Paese ma ovviamente non rientra nei radar di chi usa le parole “professoroni” e “intellettualoni” come un insulto.