[Il punto] La stangata sulle case: ecco quanto incassa lo Stato. E aumenta il rischio di “moderna” patrimoniale

Nel 2018 il gettito complessivo derivante dal mattone ha sfiorato i 40 miliardi

[Il punto] La stangata sulle case: ecco quanto incassa lo Stato. E aumenta il rischio di “moderna” patrimoniale

Non c’è pace per il settore immobiliare italiano, uno dei più colpiti dalla grande crisi scoppiata nel 2011: secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore i proprietari di case nel 2018 hanno pagato al fisco 39,5 miliardi di imposte, in crescita del 2% rispetto al 2017. L’anno in corso potrebbe essere ancora peggio dato che il governo giallo verde nella sua prima legge di Bilancio ha dato il via libera al rialzo dei tributi locali. E  sullo sfondo rimane il rischio patrimoniale, invocata a gran voce dal leader della Cgil, Maurizio Landini e suggerita anche dal Fondo Monetario Internazionale in una versione “moderna”.

Il governo nega la patrimoniale 

Fino ad ora tutti i principali esponenti del governo hanno negato l’ipotesi patrimoniale sulle ricchezze mobiliari e immobiliari. Lo hanno fatto i due vicepremier, Salvini e Di Maio, e anche il ministro dell’Economia Tria che ha bollato la misura come “dannosa”.

Prezzi case ancora in calo 

Il clima di incertezza non aiuta però il settore. I prezzi delle abitazioni si sono stabilizzati dopo i forti cali registrati nel triennio 2013-2015 ma anche il 2018 si è chiuso con un segno negativo: -0,6% rispetto all’anno precedente. E questo nonostante una accelerazione delle compravendite.

Il mattone non attira più 

Le cause della crisi sono note: manca la domanda di investimenti. Il mattone, un tempo l’investimento preferito dagli italiani, non attira più. Dal governo Monti in poi le seconde case sono diventate il principale  obiettivo del fisco, in particolare dal 2014, quando le abitazioni principali (tranne quelle di lusso) sono state esentate dal pagamento dell’Imu e della Tasi. Secondo il Sole 24 Ore queste due imposte patrimoniali applicate sulle seconde case valgono oltre la metà dei 40 miliardi incassati dallo Stato sul mattone. La parte restante deriva dalla componente reddituale (cedolare secca sugli affitti abitativi, Irpef, Ires e registro e bollo sulle locazioni) e dai trasferimenti (Iva, registro, ipocatastali e imposte di successione e donazione). 

Il consiglio del Fondo monetario internazionale

Ma un ritorno in auge della patrimoniale potrebbe coinvolgere proprio le prime case. All’inizio di aprile il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha suggerito al governo italiano il ripristino di una “moderna tassazione sulle abitazioni principali” basata sull’idea di concedere l’esenzione non a tutti i proprietari ma solamente a quelli che non superano una certa soglia di reddito.

Una stangata per la classe media 

Considerando che in Italia il 73% della popolazione possiede almeno una casa di proprietà la platea delle persone potenzialmente colpite dalla “moderna patrimoniale” potrebbe essere molto ampia. L’esenzione dell’Imu sulla prima casa nel 2014 è costata allo Stato appena 4 miliardi di euro. Perciò l’unico modo per recuperare cifre interessanti per le assetate casse pubbliche sarebbe quello di fissare limiti di esenzione non troppo alti. A farne le spese potrebbe essere dunque, ancora una volta, la già tartassata classe media. Ecco perché nel nostro Paese parlare di patrimoniali e nuove tasse è sempre molto pericoloso.