Scontro in famiglia sul colosso del cemento: impugnato il testamento della moglie di Pesenti

Quattro fratelli separati dalle disposizioni della madre sulla gestione della Italmobiliare. Ora sarà un tribunale a decidere

Giampiero Pesenti con il figlio Carlo
Giampiero Pesenti con il figlio Carlo
TiscaliNews

Italmobiliare è una delle ultime holding industriali di Piazza Affari e il suo futuro potrebbe essere messo a rischio da una faida familiare sull’eredità. Come racconta La Repubblica, la famiglia Pesenti si è infatti divisa in due: da una parte il presidente Giampiero con la sorella Paola, dall’altra la primogenita Annaluisa e la sorella Camilla. Quattro fratelli separati dall’eredità della madre, Rosalia Radici. Annaluisa e Camilla hanno infatti impugnato il testamento della genitrice che ha affidato un ruolo prevalente a Giampiero e ora sarà un tribunale a decidere.

La storia

La vicenda iniziò nel 1984 quando morì il fondatore del gruppo Carlo Pesenti e il figlio Giampiero assunse la gestione dell’azienda. Non era un periodo florido per il gruppo e Giampiero fu costretto a dismettere parti importanti come le assicurazioni Ras per riportare i conti in pareggio. Superata la crisi la Italmobiliare trovò l’appoggio di banche che consentirono la scalata alla francese Cimentis Francais. La vedova di Carlo, valutò che quella dell’unico figlio maschio fosse una buona gestione e dispose che i diritti economici sulla holding di famiglia fossero uguali per tutti, ma a Giampiero spettasse una quota più alta della società accomandataria che gestisce la Efiparind, l’entità che controlla il 44% di Italmobiliare e ha pure il diritto di veto.

Il motivo dello scontro

Dopo la vendita di Italcementi iniziano però i problemi. Secondo le sorelle Annaluisa e Camilla, il potere che Giampiero aveva ora che la Italcementi è stata venduta alla tedesca Heildelberg Cement, è venuto meno. La vendita ha portato una liquidità della quale Annaluisa e Camilla non avrebbero goduto mentre Giampiero e suo figlio Carlo , in quanto manager del gruppo ceduto, avrebbero avuto una congrua buonuscita. Per questo durante il Cda del 2 marzo scorso si è deciso di mettere ai voti la distribuzione di un dividendo straordinario da 300 milioni, pari a un terzo delle disponibilità liquide di Italmobiliare, e la proposta è stata bocciata dal resto del consiglio. Ora bisognerà vedere se nel contesto familiare si troverà un accordo che permetta all’azienda di continuare a investire nell’industria italiana.