[L'analisi] Italiani come i gamberi: in termini relativi siamo poveri come prima del miracolo economico

Il divario tra la nostra ricchezza e quello degli altri principali Paesi occidentali è tornato uguale a quello degli anni che hanno preceduto il boom

[L'analisi] Italiani come i gamberi: in termini relativi siamo poveri come prima del miracolo economico

Negli ultimi 20 anni ci siamo mangiati il miracolo economico degli anni ’50 e ’60 del XX secolo. Questa la conclusione del noto giornalista del Corriere della Sera, Federico Fubini, che ha analizzato i dati del Madison Project sull’andamento dei redditi medi nei principali Paesi occidentali dal dopoguerra ad oggi.

Siamo tornati a prima del boom economico 

L’analisi misura la ricchezza in termini relativi, ovvero a parità di potere di acquisto e a prezzi costanti. Al di là dei tecnicismi da economisti, fornisce indicazioni per capire come si è evoluto nel tempo il benessere medio dei cittadini. In termini assoluti stiamo ovviamente meglio rispetto a prima del boom economico ma il divario tra la nostra ricchezza e quella degli altri è tornato agli stessi livelli da cui siamo partiti. 

Il confronto nel dopoguerra 

All’indomani della guerra nel 1946 il reddito medio annuo degli italiani, espresso in valuta americana del 2011 e in termini di parità di potere d’acquisto, è di  4.400 dollari l’anno. Stati Uniti e Gran Bretagna, le due principali economie mondiali dell’epoca, hanno un reddito più alto del nostro rispettivamente del 228% e del 139%. Tradotto in numeri: 14.432 dollari per gli americani, 10.516 dollari per i britannici. L’Italia deve fare i conti con le macerie del conflitto e una buona fetta della popolazione vive in povertà assoluta.

Il divario poco prima del boom 

Nove anni più tardi, nel 1955, lo scenario è già notevolmente diverso. Il reddito medio per abitante è salito a 8632 dollari (quasi il doppio) e il divario si è ridotto al 101% con gli americani, al 41% con i britannici e al 36% con i tedeschi. L’Italia è ormai a tutti gli effetti un Paese emergente. Una economia a basso costo, grazie ai salari inferiori, in grado di fare concorrenza al mondo avanzato con beni a basso e medio valore aggiunto.

Gli anni della crescita record 

Sono le basi per una crescita economica spettacolare destinata a durare sino alla fine degli anni sessanta che trasforma l’Italia in una potenza economica mondiale. Il picco del boom si ha tra il 1959 e il 1962 con tassi di crescita dell’economia annuali pari al 6,4%, 5,8%, 6,8% e 6,1%.

La fine della rincorsa e della corsa 

La lunga rincorsa con il resto dei Paesi avanzati si conclude tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90. Il nostro reddito medio raggiunge e supera quello dei francesi, riduce il gap con i tedeschi al 6% e con gli americani al 19%.

La fotografia del 2018 

Ed oggi a che punto siamo? I dati relativi al 2018 purtroppo per noi sono una doccia fredda. L’ingresso nel nuovo millennio è stato fatale. In meno di 20 anni il divario con gli Stati Uniti è risalito al 62,6%, con la Germania al 35,1%, con la Francia al 12,2% e con la Gran Bretagna al 12%. Tradotto in termini più semplici: siamo tornati agli stessi livelli in cui ci trovavamo prima del boom economico.

Decenni di bassa crescita e cattiva politica 

La causa? La bassa crescita economica con cui dobbiamo ormai fare i conti da tempo. Problema a cui i vari governi che si sono succeduti nella Seconda Repubblica non sono mai riusciti a trovare una soluzione. Solamente tante promesse, chiacchiere e litigi. Purtroppo anche la stagione politica in corso non sembra essere diversa dalle altre che l’hanno preceduta. La propaganda che parla alla pancia del Paese (più che alla testa) regna incontrastata. Si guarda al dito (colpa dell'euro, dell'Europa e dei migranti) e non alla luna (incapacità di tagliare gli sprechi, di usare bene le risorse e di fare investimenti per migliorare la produttività). In queste condizioni il nostro declino non può che proseguire.