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[L’analisi] Italia incapace di spendere i Fondi Ue: ecco quanti sono i miliardi a rischio

Le risorse assegnate si perdono se non utilizzate entro una certa data di scadenza. Ma qui l’Europa sbaglia: anziché punire i Paesi meno virtuosi dovrebbe aiutarli a migliorare le capacità progettuali

Michael Pontrellidi Michael Pontrelli   
[L’analisi] Italia incapace di spendere i Fondi Ue: ecco quanti sono i miliardi a rischio

Nel suo appuntamento settimanale per il Corriere della Sera (Dataroom) Milena Gabanelli ha fatto il punto sui Fondi Ue che l’Italia purtroppo non riesce a spendere. L’inchiesta della nota giornalista rivela un problema noto da tempo ma ancora più grave di quanto ci si potesse aspettare.

Oltre 36 mld di saldo negativo tra il 2011 e il 2017 

“L’Italia – ha spiegato la Gabanelli – nello sbilancio tra il dare e l’avere è quarta dopo la Germania, Il Regno Unito e la Francia. Fra il 2011 e il 2017 ha accumulato in tutto 36,1 miliardi di saldi negativi”.  “Ma dopo la Polonia il nostro Paese è quelli a cui Bruxelles ha assegnato più soldi”.

Oltre 42 miliardi da spendere tra il 2014 e il 2020 

“Nel piano 2014-2020 la Ue ha stanziato a favore dell’Italia 42,7 miliardi che, aggiunti a 30,9 miliardi di co-finanziamento nazionale, prefigurano 73,6 miliardi da investire in programmi di occupazione, crescita, tutela dell’ambiente, agricoltura”. Il problema però (e questa è la conclusione più importante dell’inchiesta della Gabanelli) “è che l’Italia è sestultima per capacità di spesa: fino allo scorso ottobre è stato speso solo il 3% dei fondi disponibili contro una media europea del 13%”.

Quasi un miliardo di fondi non impiegati 

Non è un problema da poco perché “se una somma stanziata a favore di un dato programma non viene ritirata entro la fine del secondo anno a decorrere dall’approvazione dello stesso, tutte le somme di denaro non versate non saranno più disponibili per quel programma”. Tradotto in termini più semplici: il soldi si perdono. La Corte dei Revisori Ue ha rivelato che sulla programmazione 2007/2017 l’Italia ha accumulato quasi 1 miliardo (per l’esattezza 950 milioni) di fondi non impiegati e progetti sospesi. Peggio di noi solo la Romania.

Le cause dietro il mancato utilizzo dei fondi 

Perché l’Italia non riesce ad utilizzare pienamente i fondi assegnati? Secondo i dati della Commissione europea riportati nel Dataroom della Gabanelli “l’89% dei grandi progetti italiani presentati nel 2007-2013 aveva un’insufficiente analisi costi-benefici, il 68% errori di pianificazione o di conoscenza del mercato interno, il 51% insufficiente valutazione dell’impatto ambientale e copertura finanziaria”.

Il paradosso della politica europea 

La conclusione è dunque chiara: non ci sono sufficienti competenze per sfruttare i fondi. Ma qui emerge il paradosso dell’Unione Europea: più uno Stato è in difficoltà e più i meccanismi comunitari sono penalizzanti. Un circolo vizioso che esaspera i problemi anziché risolverli. Uno Stato rimane indietro rispetto agli altri non per ragioni oscure o incomprensibili ma perché la sua classe dirigente è meno capace. E questo ovviamente si manifesta anche nelle difficoltà di utilizzare i fondi a disposizione. Anziché punire la mancata presentazione di progetti adeguati con la perdita delle risorse l’Europa dovrebbe prevedere meccanismi di affiancamento e supporto per aiutare i singoli Paese a varare progetti adeguati.

Necessità di un cambiamento 

Ci sarebbe dunque bisogno di una cambio culturale che sostituisca l’approccio punitivo di Bruxelles con uno costruttivo. Togliere risorse preziose ai Paesi/regioni che più ne hanno bisogno equivale a spalancare le porte ai populismi che si nutrono della cecità politica con il quale il progetto europeo è stato gestito fino ad oggi. Purtroppo però dagli errori commessi dall’Europa negli ultimi anni non si sta ancora imparando niente. 

Michael Pontrellidi Michael Pontrelli   

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