[L’intervista] L’ad di Conad, Pugliese: apertura domenicale alibi per i piccoli negozi che non funzionano

L'amministratore delegato di una delle più importanti organizzazioni italiane della grande distribuzione ha spiegato a Tiscali News perché sia Di Maio che i piccoli commercianti sbagliano a voler limitare l'apertura domenicale delle grandi strutture commerciali

[L’intervista] L’ad di Conad, Pugliese: apertura domenicale alibi per i piccoli negozi che non funzionano
Francesco Pugliese
di Michael Pontrelli   -   Twitter: @micpontrelli

Francesco Pugliese, amministratore delegato e direttore generale di Conad, la più ampia organizzazione cooperativa in Italia di imprenditori indipendenti del commercio al dettaglio, non ha dubbi: l'intenzione del ministro dello Sviluppo, Luigi Di Maio, di limitare l’apertura domenicale delle strutture commerciali "è un grande errore perché il compito della politica è mediare tra tutti gli interessi in gioco”.

Quali sono gli interessi in gioco?
"Sostanzialmente tre. Il primo è quello dei cittadini. Oggi nella sola grande distribuzione alimentare 12 milioni e mezzo di italiani vanno a fare la spesa la domenica. Questi numeri dimostrano l'esistenza di un interesse e di una esigenza dei consumatori". 

Gli altri portatori di interessi quali sono? 
"Le imprese e i dipendenti. Per quanto riguarda le prime è sufficiente far notare che in termini di vendite la domenica vale il doppio degli altri giorni della settimana, escluso il sabato. Per quanto riguarda i dipendenti il ragionamento da fare è un po' più articolato. E’ vero che a nessuno piace lavorare la domenica ma il contratto prevede una remunerazione maggiorata del 30%. A questo si aggiungono poi le ricadute occupazionali di cui si è ampiamente discusso in questi giorni. Mi chiedo: tra tutti i problemi che abbiamo in Italia, l’apertura domenicale è davvero tra quelli prioritari per un governo che si autodefinisce del Cambiamento?"

Conad è una organizzazione che raggruppa circa 3400 negozi, in 1500 comuni italiani. Aprono tutti la domenica?
"No, meno della metà. Circa il 40%, dunque all’incirca 1350 negozi. Di questi il 60% apre solo la domenica mattina, il restante 40% tutta la giornata. E’ la dimostrazione che il tema della liberalizzazione non significa necessariamente aprire dappertutto, ma al contrario dare la possibilità ai singoli esercizi commerciali di rispondere al meglio alle esigenze dei propri clienti". 

Perché alcuni aprono e altri restano chiusi?
"Sostanzialmente dipende dal conto economico del negozio. La convenienza ad aprire la domenica dipende dalla demografia attorno al punto vendita e dalla sua dimensione. Tanto più il negozio è piccolo tanto più è difficile sostenere l’extra costo domenicale e la turnazione dei dipendenti". 

Prima lei ha affermato che il compito della politica è mediare tra tutti gli interessi in gioco. E’ noto che i piccoli commercianti sono favorevoli alla chiusura domenicale che avvantaggia in particolare i grandi centri commerciali. Quanto ci ha raccontato su negozi Conad conferma che hanno ragione. La chiusura domenicale non potrebbe essere un giusto compromesso per salvare il piccolo commercio che ancora rappresenta una voce importante del tessuto produttivo del Paese?
“No e le spiego perché. L’apertura della domenica non cambia assolutamente nulla rispetto a quella che è la crisi del piccolo commercio. Ci sono dei piccoli esercizi commerciali che funzionano bene indipendentemente dal fattore domenica. Altri funzionano male e affermare che stanno morendo a causa dell'apertura domenicale dei centri commerciali è semplicemente un alibi. Un dato conferma quanto sto dicendo. La liberalizzazione delle domenica è avvenuta nel 2012. Prima di allora avevano già chiuso mezzo milione di piccoli esercizi. Paradossalmente, dopo la liberalizzazione sta avvenendo una ripresa del commercio di prossimità di piccole dimensioni”.

Perché il ministro Di Maio, nonostante le polemiche, è intenzionato a non fare marcia indietro sul giro di vite? Quali sono i suoi obiettivi?
"Sinceramente non lo so anche perché la proposta del governo è ancora confusa. L’unica cosa che posso dire è che sbaglia quando afferma che la distruzione della famiglia dipende dal fatto che si vada a fare la spesa la domenica. Non c’è dubbio che, anche a causa dell’eccessivo consumismo, le comunità si stiano disperdendo sia all’interno della famiglia che fuori. Ma pensare di risolvere questo problema con un approccio dirigistico da parte del governo è demagogico". 

Luigi Di Maio