In attesa dell'Europa ecco il Piano Bridge per salvare l'economia italiana

Presentato da un gruppo di economisti italiani propone l’erogazione di crediti al tessuto produttivo con garanzia dello Stato e tasso di interesse zero. Obiettivo: superare l’emergenza e riportare entro pochi mesi dalla fine del lockdown il PIL italiano a livello del 2019

In attesa dell'Europa ecco il Piano Bridge per salvare l'economia italiana

Tra le poche certezze legate alla pandemia del coronavirus due sono di natura economica. La prima è che il virus porterà una delle peggiori crisi economiche del dopoguerra. La seconda è che per fronteggiare la crisi sarà necessario l'intervento degli Stati che dovranno immettere nel sistema economico ingenti risorse per impedire il collasso totale dell’economia.

Lo stallo dell'Unione Europea 

Gli Stati Uniti si sono già mossi in questa direzione. La Federal Reserve ha annunciato un quantitative easing illimitato e l’amministrazione Trump un piano di aiuti da 2 mila miliardi di dollari. In Europa fino ad ora si è mossa solo la Bce  che analogamente alla Banca centrale americana inietterà centinaia di miliardi di euro sul mercato. Resta ferma invece l’Unione europea, bloccata ancora una volta dalla frattura tra i paesi del Nord che chiedono l’utilizzo del Fondo Salvi Stati e quelli mediterranei che invece spingono per il varo degli Eurobond.

La presentazione del Piano Bridge 

Conte ha minacciato la Germania e i suoi alleati nordici che senza un accordo “l’Italia farà da sola”. Le diplomazie sono al lavoro per trovare il compromesso. Nel frattempo però iniziano ad arrivare proposte di piani alternativi per affrontare la crisi. Uno di questi è il Piano Bridge, che è stato presentato da un gruppo di economisti e giuristi guidati dall’ex dirigente del Tesoro, Fabrizio Pagani.

Credito erogato con garanzia dello Stato 

“Il Piano Bridge – hanno spiegato i promotori all’inizio del documento - è una straordinaria, ingente erogazione di credito con garanzia dello Stato agli operatori economici del Paese per superare l'emergenza covid-19. Si tratta di credito aggiuntivo rispetto a quello che le banche normalmente metterebbero a disposizione del sistema economico”. "L’obiettivo – hanno proseguito – è consentire a tutti gli operatori economici di superare il periodo più profondo dell'emergenza costruendo intorno a loro una rete di sicurezza finanziaria e fornendo loro la liquidità per ripartire”.

Prestiti a tasso zero 

Quali sarebbero le caratteristiche tecniche dei prestiti? I destinatari sarebbero imprese (grandi, medie e piccole), professionisti, autonomi, cooperative e terzo settore. Le erogazioni avverrebbero senza bisogno di presentare garanzie reali o fideiussioni personali. La garanzia dello Stato (sul 100% del credito) sarebbe gratuita e fornita dal Mes (Ministero dello Sviluppo Economico). L’importo erogato sarebbe pari a tre mensilità di fatturato registrate dal beneficiario nel corso del 2019. Il tasso di interesse applicato sarebbe pari a zero. La restituzione del prestito avverrebbe con un massimo di 100 rate a partire dal primo gennaio 2022.

Vincolo del mantenimento dei livelli occupazionali 

L’unico vincolo per le aziende sarebbe quello di mantenere i livelli occupazionali almeno per il primo anno dalla erogazione del prestito. In caso di mancato rispetto si applicherebbero condizioni meno vantaggiose, come per esempio l’aumento del tasso di interesse.

Ritorno ai valori dei Pil del 2019 entro pochi mesi 

Secondo i promotori il Piano sarebbe in grado di “riportare entro pochi mesi dalla fine del lockdown il PIL italiano a livello del 2019. “La nostra economia – hanno spiegato - ha bisogno di comprare tempo. Gli operatori economici che hanno subito l’impatto dell’emergenza devono poter continuare a pagare i propri occupati e mantenere capacità produttiva e quote di mercato. Bridge consentirebbe di tornare alla normalità e il costo economico dell’emergenza verrebbe, in ultima analisi, spalmato nel tempo e sostenuto in gran parte degli stessi operatori economici attraverso la restituzione del finanziamento”.