[Il caso] La “strage” di cervelli. I numeri shock sui ricercatori universitari italiani

In un decennio i giovani ricercatori sono stati dimezzati e il 90% di quelli attivi sarà espulso dal mondo universitario

[Il caso] La “strage” di cervelli. I numeri shock sui ricercatori universitari italiani

L’Italia sta facendo l’esatto opposto di quello che si dovrebbe fare per restare competitivi nell’economia moderna globalizzata. Un vero e proprio suicidio. Non ci sono altre parole da usare per commentare i numeri pubblicati dall’Adi (Associazione dottorandi e dottori di ricerca) sul mondo della ricerca italiana e su quanto accaduto a partire dal 2007 in poi.

Dimezzato il numero di ricercatori universitari 

In 11 anni il numero di posti per il dottorato di ricerca si sono praticamente dimezzati passando da 15.832 del 2007 a 8.960 del 2018. La denuncia dell’Adi si basa sull’elaborazione di dati forniti dal Miur (Ministero dell’Istruzione e dell’Università) e lasciano, dunque, poco spazio a dubbi.

Segno meno anche nel 2018 

Un segnale di inversione del trend si era verificato nel 2017 (numeri di bandi in crescita rispetto all’anno precedente) ma il 2018 si è chiuso con un nuovo segno negativo: -3,5%. La mannaia è il frutto di anni e anni di tagli selvaggi operati sul mondo della ricerca iniziati nel 2008 con la riforma Gelmini. Giro di vite proseguito anche negli anni successivi, aggravato dalla crisi dei debiti sovrani scoppiata nel 2011.

Tagli selvaggi indifferenti agli effetti sul futuro del Paese 

Ma i vari governi anziché concentrare i tagli nelle aree meno produttive della macchina statale (le cosiddette mangiatoie) hanno preferito accanirsi in una delle aree più fragili: il mondo della ricerca. Indifferenti al fatto che il futuro del Paese passa proprio dalla nostra capacità di costruire le conoscenze necessarie per affrontare una competizione internazionale sempre più agguerrita.

Quelle delle Sud le regioni più colpite dalla mannaia 

La mannaia non si è abbattuta in modo omogeneo nei vari atenei. Ad essere più colpiti sono stati quelli del Sud e Isole dove è stato tagliato il 55,5% dei posti. Nel Nord (la parte più avanzata del Paese) la riduzione si è fermata al 37% (41,2% quella al Centro). Sempre secondo l’Adi oggi nel Nord è concentrata ben la metà dei dottorati banditi in Italia, contro appena il 22,2% del Sud.

Precariato senza freni 

Impressionanti anche i dati sul precariato che ormai riguarda quasi il 60% dei ricercatori italiani. E di questi il 90% è destinato ed essere espulso dall’università. Solamente 1 su 10 degli attuali dottorandi conquisterà l’ambita cattedra come professore associato.

Non siamo un Paese per ricercatori 

I fratelli Joel ed Ethan Coen hanno raggiunto la notorietà come registi grazie al film del 2007 “Non è un paese per vecchi” premiato agli Oscar come migliore pellicola. Prendendo in prestito il loro titolo si potrebbe dire che nel 2019 l’Italia non è certamente un paese per ricercatori (e forse neanche per giovani).