[La storia] I driver di Amazon si ribellano all’algoritmo: sospesa la consegna dei pacchi

Il leader sindacale Landini appoggia la protesta: dietro il successo di una azienda non può esserci uno sfruttamento peggio del cottimo. Amazon prende le distanze e respinge le accuse 

I driver di Amazon si ribellano algoritmo
Un momento della protesta (foto Ansa)
di Michael Pontrelli   -   Twitter: @micpontrelli

Dopo i rider è la volta dei driver a protestare contro le dure condizioni imposte dalle aziende della cosiddetta new economy. I corrieri lombardi hanno incrociato le braccia bloccando per un giorno la consegna dei pacchi di Amazon per denunciare carichi di lavoro insostenibili. L'azienda fondata da Jeff Bezos ha preso però le distanze dalla protesta perchè gli autisti non sono suoi dipendenti ma lavorano per società terze che svolgono il servizio di consegna.

Amazon: tutto ok dai nostri controlli

“Per quanto ci riguarda – ha affermato Marco Ferrara, responsabile dei rapporti con i fornitori di Amazon Italia Logistics - facciamo controlli e audit presso le aziende di cui ci serviamo. Solo in un caso abbiamo riscontrato condizioni non adeguate al nostro Codice di condotta e abbiamo sostituito il fornitore”. “Circa il 90% degli autisti – ha proseguito il manager- termina la giornata prima delle 9 ore e in ogni caso se fa straordinario riceve un extra compenso orario del 30%. E’ vero che affidiamo le rotte ai corrieri che a loro volta le assegnano agli autisti ma non è assolutamente vero che il numero dei pacchi da consegnare sia inappropriato”.

Cigl: prima la sicurezza dell’algoritmo

Spiegazioni che però non convincono né i driver né i sindacati che appoggiano la loro battaglia. “Amazon ha una capitalizzazione che equivale al Pil di due Stati messi assieme. E’ giusto che le persone possano lavorare senza mettere a rischio la loro sicurezza per tenere il passo dell’algoritmo” ha affermato Luca Stanzione, segretario generale della Filt Cgil della Lombardia.

Landini: sfruttamento peggio del cottimo

Giudizio severo quello di Stanzione condiviso anche dal suo leader di sindacato, il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini. “Amazon non può apparire come innovazione se poi dietro c’è uno sfruttamento peggio del cottimo, con persone che in 8 ore devono consegnare fino a 160 pacchi” ha dichiarato il noto sindacalista. 

Maurizio Landini assieme ai driver lombardi (Ansa)

Cisl e Uil affianco alla Cgil nella protesta

Sulla stessa lunghezza d’onda di Landini i leader delle altre principali organizzazioni sindacali. La segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, ha chiesto “il rispetto dei contratti e la tutela della dignità di tutti i lavoratori della gig economy”. Il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, ha definito “non accettabile che il sistema di impresa 4.0 si trasformi in caporalato 4.0”.

Il paradosso dell’economia digitale

La protesta di Milano riporta dunque all’attenzione del governo e dell'opinione pubblica le rivendicazioni dei lavoratori della new economy che hanno visto le loro condizioni di lavoro peggiorare rispetto a quelle degli occupati nei settori tradizionali. Un paradosso visto il boom di ricavi e profitti di molti dei protagonisti dell’economia digitale. E una conferma che non sempre il benessere dei lavoratori aumenta al crescere della ricchezza delle aziende. Un aspetto su cui molti fautori del modello liberista dovrebbero riflettere con attenzione: il mercato lasciato libero a se stesso può portare anche a dei clamorosi fallimenti. Della politica e di un sistema di regole condiviso non si può fare a meno se si vuole che lo sviluppo economico si traduca anche in progresso civile.