[Il punto] Guerra dei dazi, la mossa dei cinesi che ha spinto Trump a più miti consigli

Il gigante asiatico ha disertato le aste dei titoli di Stato americani. Senza Pechino diventa difficile finanziarie l’enorme debito pubblico a stelle e a strisce

Guerra commerciale, la mossa dei cinesi che ha spinto Trump a più miti consigli
Trump e Xi Jinping

Donald Trump abbassa i toni dello scontro commerciale con la Cina ed apre su un possibile accordo con Pechino entro la fine della prossima settimana. Notizia che ha colto di sorpresa la diplomazia internazionale ma non i mercati finanziari (e dopo vedremo perché).

La scusa ufficiale di Trump

Ufficialmente il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato ai giornalisti che il riavvicinamento con la Cina (e dunque l’allontanamento di nuovi dazi come minacciato precedentemente) è frutto di una lettera conciliante inviata dal leader cinese Xi Jinping.

La mossa a sorpresa di Pechino

Ma gli esperti di finanza hanno fornito una spiegazione diversa: a far ragionare l’aggressivo Tycon americano è stata la mossa a sorpresa di Pechino di disertare le aste dei titoli di Stato americani.

Il flop delle ultime due aste di titoli Usa 

I risultati si sono fatti subito sentire. Le aste del 7 maggio (il giorno dopo l’annuncio dei nuovi dazi) e dell’8 maggio si sono concluse con un fragoroso fiasco. Per collocare ben 38 miliardi di titoli nella prima asta e 27 miliardi nella seconda, gli americani hanno dovuto alzare i rendimenti. Secondo gli operatori è stata registrata la peggiore perfomance dei Tbond degli ultimi anni.

Un messaggio forte e chiaro 

Considerando che il governo Cinese è da anni il più grande acquirente di bond sovrani americani, Pechino ha inviato un messaggio silenzioso (nessun proclama sui social a differenza di quanto fatto da Trump) ma ugualmente forte e chiaro. Una lezione meritata per Trump che dovrebbe incominciare a capire che gli Stati Uniti non possono più spadroneggiare nel mondo come hanno fatto per anni. Non sono più l’unica super potenza. Ora devono fare i conti con un gigante altrettanto forte e con le spalle larghe. E in questi casi la via del dialogo è sempre vincente rispetto a quella dei muscoli. 

Il peso del debito pubblico