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Pensioni e Fisco, ora per il Governo viene la parte più difficile: i nodi da sciogliere

Con il 2022 si esaurisce la scappatoia di quota 102. O si torna alla pensione a 67 anni per tutti, o si trova un altro sistema

Maurizio Riccidi Maurizio Ricci   
Foto Ansa
Foto Ansa

Draghi, Franco, Giorgetti, Orlando, Patuanelli e tutti gli altri ministri tornano domani al lavoro in una situazione che la conclusione della lunga apnea delle elezioni al Quirinale non ha affatto alleggerito, ma reso, in realtà, più instabile. Primo, l'economia. L'ottimismo dell'autunno ha ceduto il passo al pessimismo dell'inverno: l'economia ha marciato nel 2021 a ritmi impensabili, vicini ad un aumento del Pil del 6,5 per cento, ma l'ondata di contagi Omicron ha di nuovo intaccato l'attività, mentre il boom dei costi dell'energia ha messo in ginocchio molti settori.

Il 2022 non sarà comunque vivace come il 2021. E anche non altrettanto rassicurante. La soluzione bis Mattarella-Draghi piacerà ai mercati finanziari, dove, del resto, lo spread con il Bund ha continuato ad oscillare sui livelli di fine dicembre. Ma lo spettro dell'inflazione e di una Bce meno accomodante rende meno solida la rete di protezione che, in questi due anni, ha protetto la finanza pubblica italiana, nonostante l'esplosione del debito.

Secondo, sul Pnrr, il grande piano di rilancio europeo si comincia a fare sul serio: arriva la parte più difficile, ovvero l'avvio vero e proprio dei programmi di investimento, la fase da sempre più esposta, in Italia, a blocchi e ritardi.

Terzo, è giunto il momento in cui non si possono più rinviare scelte intricate e rischiose, dal fisco alle pensioni. La vicenda del Quirinale ha indebolito i partiti, ma questo non aiuta Draghi. Al contrario. Partiti più deboli sono tendenzialmente più litigiosi e più preoccupati di difendere il proprio terreno, in un anno che precede immediatamente le prossime elezioni politiche. Tasse e pensioni, in questi casi, sono autentici campi minati per partiti a caccia di elettori delusi. E di tasse e pensioni si ricomincia a parlare già in questi giorni. Ecco i temi più scottanti dei prossimi mesi.

Pensioni

Governo e sindacati si incontreranno nel giro di una settimana per mettere mano ad una revisione del sistema pensionistico che ne assicuri la “flessibilità”, come chiedono i sindacati, ma anche la “sostenibilità” come vuole il governo. Con il 2022 si esaurisce la scappatoia di quota 102 (la somma minima di età e anni di contribuzione). O si torna alla pensione a 67 anni per tutti, o si trova un altro sistema. Quasi certamente, questo sistema dovrà fondare il meccanismo di calcolo della pensione sul patrimonio di contributi effettivamente versati, con il rischio di un taglio delle aspettative di pensione, o su uno scambio fra anticipo dell'uscita del lavoro contro una riduzione dell'entità della pensione. Per sindacati e partiti, in termini di consenso sociale, equivale a maneggiare nitroglicerina.

Tasse

La riforma del fisco verrà attuata nel corso di 4-5 anni, ma i confini devono essere tracciati ora nella stesura della legge delega. Ridurre il cuneo fiscale, con la rimodulazione delle aliquote, come è già stato deciso per favorire le classi medie è solo un capitolo. Bisogna mettere mano al cuneo fiscale (ovvero quanto il fisco lascia in busta paga), ma anche ad una revisione delle tasse sui redditi da capitale, oggi assai diverse se i redditi vengono da affitti o da impresa. Bisogna semplificare l'Iva, rivedendo aliquote e prodotti agevolati o meno, intaccando interessi consolidati. E bisogna riaprire il capitolo maledetto del catasto, altro tema elettoralmente esplosivo. Draghi ha sempre detto che la riforma del catasto immobiliare non modificherà gli importi che oggi pagano le famiglie. Ma una rimappatura del patrimonio edilizio che riporti le aliquote di tassazione ai valori di mercato effettivi non può restare sulla carta all'infinito. Per chi cesserà di essere favorito da un catasto squilibrato, anche un aumento proiettato nel futuro verrà percepito come immediato.

Concorrenza

Nonostante l'etichetta, la partita riguarda i servizi pubblici, con la decisione di abolire monopoli e regimi esclusivi. Ma la scelta di aprire alla concorrenza settori chiave come i trasporti locali e il trattamento dei rifiuti ha già portato allo scontro con le Regioni (di centro destra come di centro sinistra). Intanto, il Consiglio di Stato ha tolto al governo la patata bollente delle concessioni balneari, dichiarando la scadenza di quelle attuali entro il prossimo anno. Ma adesso il governo deve risistemare procedure, meccanismi, diritti per lo sfruttamento delle spiagge.

Bollette

Il governo è già intervenuto a sostegno delle famiglie, ma in misura che molti giudicano insufficiente. Inoltre, l'esplosione dei costi dell'energia sta seriamente pesando sull'economia, dove le imprese, in particolare quelle più enegivore (metallurgia, ceramica, settori importanti per l'industria italiana) hanno visto schizzare le bollette dagli 8 miliardi di euro l'anno del 2019 ai 36 di oggi. Il tema rientrerà probabilmente nella decisione di aumentare ulteriormente il deficit statale (grazie anche ai maggiori spazi offerti dal boom 2021 dell'economia) di almeno 7-10 miliardi di euro. Parte di questi soldi andrà probabilmente anche a rimpinguare i settori più colpiti dall'ultima ondata di Covid.

Pnrr

E' la vera partita del 2022 e un'occasione imperdibile per il paese. Al di là delle riforme, si tratta di cominciare effettivamente a spendere i soldi del piano. Per quest'anno vuol dire che Stato, imprese pubbliche, Regioni e, soprattutto, Comuni (storicamente i meno attrezzati ad affrontare questo compito) devono riuscire complessivamente a impegnare 27,5 miliardi di euro in investimenti pubblici, il 77 per cento in più dell'anno scorso.

Maurizio Riccidi Maurizio Ricci   
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