[La storia] Google Maps segnalerà agli automobilisti la posizione degli autovelox, ma ecco cosa vuole in cambio

Il servizio sarà gratuito ma in cambio il colosso digitale americano raccoglierà e archivierà informazioni sui nostri spostamenti fisici

[La storia] Google Maps segnalerà agli automobilisti la posizione degli autovelox, ma ecco cosa vuole in cambio

Pochi automobilisti italiani ormai non conoscono e non utilizzano Google Maps, l’app sviluppata da Google che ha praticamente mandato in pensione i vecchi navigatori stradali come Tom Tom e Garmin. Strumento indispensabile per chiunque debba recarsi in un luogo sconosciuto senza conoscere il percorso esatto. Tra poche settimane anche nel nostro Paese sarà disponibile una nuova funzionalità che sicuramente incontrerà il favore di tanti: la segnalazione degli autovelox. 

Le informazioni sul traffico 

Nel corso del tempo Maps ha avuto una serie di sviluppi e miglioramenti. Il più importante quello relativo alla rivelazione dei livelli di traffico. Funzione che ha avuto un vero boom grazie a Waze, il primo navigatore social che ha sfruttato i dati trasmessi dai singoli automobilisti. La novità sugli autovelox è una evoluzione naturale di queste tecnologie e consentirà di ricevere notifiche sul posizionamento dei rilevatori di velocità utilizzati dalla polizia stradale.  

Si paga con i dati personali 

Innovazione, come detto prima, molto gradita che eviterà multe e perdite di punti della patente ma che comunque non sarà gratuita. Il prezzo da pagare non sarà però monetario (Maps continuerà ad essere gratuito) ma di altra natura: i dati personali.

Il tracciamento degli spostamenti fisici 

Google (la più importante azienda digitale e di intelligenza artificiale del mondo) non sviluppa i suoi bellissimi servizi gratuiti (Maps è solo uno dei tanti) per fare beneficienza ma con un obiettivo ben preciso: raccogliere informazioni personali sugli utenti. Tramite il motore di ricerca e il suo browser (Chrome) traccia quello che visitiamo sul web (è sufficiente andare sulla cronologia del browser per trovare l’elenco di tutti i siti su cui siamo stati) e tramite il sistema operativo Android per gli smartphone, raccoglie informazioni non solo su quello che facciamo in rete ma anche su quello che facciamo fuori nel mondo reale, dato che rileva i nostri spostamenti fisici.

La cronologia delle posizioni 

Andando su Google Maps e cliccando su Cronologia delle posizioni è possibile vedere tutti gli spostamenti fisici che abbiamo fatto negli ultimi giorni, settimane, mesi, anni (per la precisione, da quando abbiamo installato Maps sul nostro smarphone). La stessa Google ci fa sapere che “acquisisce regolarmente dati sulla posizione dai nostri dispositivi e li salva anche quando non stiamo  utilizzando un servizio Google specifico, come Google Maps o la Ricerca”.  I nostri dati “aiutano a fornire esperienze più personalizzate su tutti i servizi Google, come ad esempio la mappa dei luoghi visitati, consigli riguardo i tragitti giornalieri, luoghi di interesse, annunci utili sia su Google, sia su servizi di terze parti”.

Servizi in cambio dei dati personali 

Maps ci sa la possibilità di disattivare la Cronologia delle posizioni. Questo significa che scegliendo questa opzione l’app smetterà di tracciare i nostri spostamenti ma ovviamente il prezzo da pagare è che non ci potrà più fornire segnalazioni sulla presenza di autovelox. La proposta commerciale è dunque chiara: servizi in cambio dei nostri dati personali. E’ un gioco che vale la candela? Probabilmente no, ma il problema vero è che in Italia (ma in generale in tutto il mondo) pochi cittadini sono consapevoli dei rischi sociali e politici che si corrono consentendo ai grandi colossi digitali di raccogliere una quantità di informazioni personali, sui singoli individui, senza precedenti nella storia. Servirebbe una ecologia della privacy analoga a quella ambientale sorta a partire dagli anni '70. Purtroppo però di questa non c'è ancora traccia. Siamo ancora all'anno zero.