[Il caso] Fusione Fca-Renault, ecco le condizioni poste dal governo francese a John Elkann

Un portavoce di Parigi ha confermato l’incontro nel weekend tra il ministro del Tesoro Bruno Le Maire e il presidente di Fiat Chrysler. I francesi chiedono la sede operativa in Francia e la carica di amministratore delegato

[Il caso] Fusione Fca-Renault, ecco le condizioni poste dal governo francese a John Elkann

Proseguono le trattative per la fusione tra Fca (Fiat Chrysler) e Renault. Un portavoce del governo francese ha confermato che lo scorso week end il ministro della Finanze, Bruno Le Maire, ha incontrato il presidente Fca, John Elkann, ponendo sul tavolo una serie di richieste: garanzie allo scopo di evitare tagli occupazionali, quartier generale operativo del nuovo gruppo a Parigi, un dividendo straordinario per gli azionisti di Renault e, infine, un posto al governo transalpino in Cda.

Ai francesci anche la carica di Ad

Secondo l’agenzia Bloomberg il gruppo italo-americano si è preso tempo per valutare le condizioni poste dai francesi tra cui figurerebbero anche rassicurazioni sul mandato di Jean-Dominique Senard, attuale presidente del gruppo automobilistico transalpino, che Parigi vorrebbe come amministratore delegato del gruppo post fusione. Tradotto in termini più semplici: i francesi vogliono tutto (quartier generale e guida). Cosa che non sorprende affatto conoscendo il modo di fare dei nostri “cugini”.

Accordo su organigramma già trovato

Secondo il quotidiano Le Monde l’accordo sull’organigramma sarebbe stato già trovato. Agli italiani (John Elkann) andrebbe la presidenza del consiglio di amministrazione, ai francesi (Senard) la carica di ceo delle due aziende. Il tutto con una durata di quattro anni e con una serie di meccanismi di salvaguardia per evitare che il potere vada nella mani di un solo azionista.

L'obiettivo degli Agnelli è finanziario

Come andrà a finire? Fca cederà davvero su tutta la linea, o quantomeno su tutte le questioni più rilevanti? Secondo alcuni esperti (tra cui Giuseppe Berta, in una intervista rilasciata a Tiscali News pochi giorni fa) il vero obiettivo di questa operazione per gli Agnelli è finanziario e non industriale. L’intenzione della famiglia industriale italiana sarebbe quella di disimpegnarsi dal settore auto o quantomeno assumere una posizione più defilata. Al contrario l’interesse dello Stato francese (principale azionista di Renault con il 15% del capitale ma con il 28,6% dei diritti di voto) è industriale. E questo spiega le richieste messe sul tavolo dal ministro della Finanze Le Maire.

Stabilimenti italiani a rischio taglio 

I vantaggi complessivi della fusione sono noti: Fca risolve il problema del ritardo sull’elettrico grazie alle piattaforme Renault di derivazione Nissan, per la casa francese si aprono le porte del mercato americano. Il piano di fusione prevede anche 5 miliardi di sinergie. Giuseppe Berta ha spiegato a Tiscali News che inevitabilmente questo di tradurrà in taglio del personale. Considerando che le garanzie occupazionali sono una delle richieste presentate dal governo di Parigi a John Elkann non è difficile prevedere che i tagli potrebbero abbattersi nei nostri stabilimenti produttivi. La sensazione (purtroppo) è che questa fusione farà felici gli Agnelli, i francesi ma non gli italiani.