[Il punto] Il Quantitative easing finisce ma Draghi non abbandona l’Italia. Ecco perché

La Banca centrale europea da gennaio interromperà il programma di acquisto dei titoli di Stato dei paesi dell’Eurozona che ha garantito liquidità al mercato. Ma i titoli in scadenza saranno riacquistati

[Il punto] Il Quantitative easing finisce ma Draghi non abbandona l’Italia. Ecco perché
Mario Draghi
di Michael Pontrelli   -   Twitter: @micpontrelli

Nessuna sorpresa da Francoforte. La Bce come da attese ha annunciato la fine del Quantitative easing a partire dal prossimo gennaio, come stabilito lo scorso luglio. Nessuna novità invece sul fronte dei tassi di interesse che restano sui livelli precedenti e non aumenteranno almeno fino alla fine dell’estate del 2019.

Rallenta la crescita dell'Europa

In conferenza stampa Mario Draghi ha illustrato le ragioni delle decisioni prese. Il banchiere ha spiegato che “la crescita economica è più debole del previsto”. Secondo gli economisti dell’Eurotower il Pil dell’Eurozona crescerà dell’1,9% quest’anno (contro il 2% stimato precedentemente) e dell’1,7% l’anno prossimo (anziché 1,8%).

Andamento della crescita economica in Europa


source: tradingeconomics.com


I risultati del Qe

Draghi ha rivendicato i benefici della decisione presa nel marzo 2015 di lanciare il programma straordinario di acquisto dei titoli di Stato perché “ha scongiurato la deflazione e spinto la ripresa”. Passaggio non banale perché il banchiere italiano per poter lanciare il Qe si è dovuto scontrare contro le resistente della Bce (la banca centrale tedesca) e dei suoi alleati nordici.

Draghi assieme al governatore della Bundesbank, Jens Weidmann

La decisione sui titoli in pancia alla Bce 

Ed ora cosa succederà? Che fine farà la montagna di titoli (pari a 2600 miliardi di euro) in pancia alla Bce? La notizia (molto positiva per l’Italia) è che saranno reinvestiti “per un prolungato periodo che andrà ben oltre il rialzo dei tassi di interesse”. Perché per l’Italia la decisione di Draghi è una buona notizia? Perché in questo modo i bond italiani saranno al sicuro e non verranno buttati sul mercato almeno fino al 2020. Tempo più che necessario per uscire dall’attuale fase delicata che ha visto schizzare verso l’alto i rendimenti dei Btp e di conseguenza lo spread con i bund tedeschi.

In stand by il piano di aiuto alle banche 

Draghi concede dunque tempo al nostro Paese ma ha messo in stand by un’altra operazione che avrebbe fatto bene alla nostra economia e in particolare al sistema bancario: il varo di una nuova operazione di liquidità (tiltro) ovvero di concessione di prestiti a tassi agevolati agli istituti bancari. Almeno per il momento l’operazione è rimandata. Il lato positivo è che resta nelle mani della Bce un’altra cartuccia da sparare nel caso l’Europa dovesse trovarsi alle prese con una nuova crisi finanziaria o con un rallentamento dell’economia superiore alle aspettative.