[Il retroscena] Ecco perché Fca ha deciso di fermare la fusione con Renault

Per il gruppo italo americano "non ci sono le condizioni politiche"

[Il retroscena] Ecco perché Fca ha deciso di fermare la fusione con Renault

Questo matrimonio non s’ha da fare. La fusione tra Fca-Renault, data ormai per scontata da tutti, all’improvviso è saltata. In una nota diffusa mercoledì 5 giugno in tarda  notte, il gruppo italo americano ha comunicato al mercato la decisione di “ritirare con effetto immediato la proposta di fusione avanzata a Groupe Renault” “Fca – si legge ancora nel documento - continua a essere fermamente convinta della stringente logica evolutiva di una proposta che ha ricevuto ampio apprezzamento sin dal momento in cui è stata formulata e la cui struttura e condizioni erano attentamente bilanciati al fine di assicurare sostanziali benefici a tutte le parti. È tuttavia divenuto chiaro che non vi sono attualmente in Francia le condizioni politiche perché una simile fusione proceda con successo”.

L'attivismo dello governo francese 

Per ben due volte il cda del gruppo automobilistico francese non è stato in grado di prendere una posizione netta sulla proposta di aggregazione presentata da John Elkann e questo ha fatto perdere la pazienza al management italo americano. Nella nota ufficiale non è espressamente citato ma è chiaro che l’imputato numero uno del fallimento è il governo francese. Forte del suo 15% nell’azionariato di Renault (e del 28,6% dei diritti di voto) l’esecutivo di Parigi è entrato a gamba tesa nella trattativa imponendo una serie di condizioni tutte a favore della Francia: nessun taglio occupazionale Oltralpe, dividendo straordinario per gli azioni Renault, sede del nuovo gruppo a Parigi, un posto al governo in cda e nomina di un francese come amministratore delegato. Condizioni che hanno portato alcuni analisti a parlare di “vendita di Fca ai francesi” più che “di fusione alla pari”.

Parigi conferma il suo nazionalismo 

Comportamento quello francese che in realtà non ha sorpreso nessuno. Nonostante l’europeismo di facciata sono notoriamente campioni di sovranismo, come insegna la vicenda dei cantieri Stx di Saint Nazaire, passati sotto il controllo di Fincantieri. Lo scorso gennaio la Commissione europea accogliendo la domanda presentata dalla Francia ha bloccato l’acquizione in quanto “pericolosa per la concorrenza”. A Parigi il libero mercato piace quando si tratta di conquistare le aziende degli altri, ma quando in ballo ci sono quelle francesi lo Stato è pronto a fare di tutto (anche giocare sporco) pur di difendere l'interesse nazionale. 

Una buona notizia per l'Italia 

Per l’Italia la mancata fusione tra Fca e Renault è una buona notizia. Sarebbe stata una nuova batosta per il nostro settore industriale dopo la recente vendita (sempre da parte degli Agnelli) di Magneti Marelli ai giapponesi. La proposta di fusione presentata da Elkann prevedeva 5 miliardi di sinergie che inevitabilmente si sarebbero tradotte in tagli del personale e che (altrettanto inevitabilmente visto l’ingerenza del governo francese) si sarebbero abbattuti con molta probabilità sugli impianti di Fca e dunque sugli operai italiani.

Una mossa tattica? 

La nota di Fca pone definitivamente fine al progetto di fusione? Difficile da dire. Potrebbe trattarsi di una semplice mossa tattica perché due cose sono chiare: (1) Fiat Chrysler ha bisogno di un partner industriale per colmare il gap tecnologico accumulato sotto la gestione Marchionne (2) la famiglia Agnelli punta per il futuro ad avere più un ruolo finanziario che non industriale.  Questo matrimonio non s’ha da fare, ma forse solo per il momento, in attesa che Parigi freni un pochino le sue pretese di dividendi e di poltrone.