[Il punto] Ecco la flat tax di Salvini: chi perde e chi guadagna dalla riforma shock

Incassato il successo elettorale il leader della Lega non ha perso tempo per rilanciare un suo vecchio cavallo di battaglia anche se in realtà avrebbe poco in comune con l’idea originaria e creerebbe pericolose ingiustizie per alcune fasce di reddito

[Il punto] Ecco la flat tax di Salvini: chi perde e chi guadagna dalla riforma shock

Matteo Salvini non ha perso tempo. Intascato il successo elettorale alle europee è salito sul tetto del Viminale per fare una lunga diretta Facebook in cui ha annunciato, senza troppi giri di parole, le sue intenzioni da qui in avanti: sfidare apertamente l’Europa sul fronte delle tasse. La proposta sul tappeto è nota da tempo e si chiama flat tax.

Aliquota del 15% fino a 50 mila euro 

“Siamo pronti a portare in Consiglio dei ministri e in Parlamento una proposta di flat tax studiata al dettaglio dagli economisti della Lega che prevede una tassa piatta al 15% sui redditi di famiglie e imprese fino a 50 mila euro e che costa 30 miliardi di euro” ha spiegato Salvini.

Oltre 50 mila restano le vecchie aliquote Irpef 

La riforma sarà dunque cosa diversa rispetto a quanto annunciato in passato. La tassa piatta non riguarderà tutti i redditi (con una o due aliquote) ma solo quelli più bassi. Chi supererà la soglia dei 50 mila euro continuerà a pagare secondo gli attuali scaglioni Irpef che (è importante ricordare) sono cinque: 23% fino a 15 mila euro, 27% da 15 a 28 mila, 38% da 28 a 55 mila, 41% da 55 a 75 mila e 43% oltre 75 mila.

Penalizzato chi sta di poco sopra i 50 mila euro

Salvini non è entrato nel dettaglio della proposta ma è evidente che senza meccanismi correttivi, i nuclei familiari che si trovano appena sopra i 50 mila corrono il rischio di essere notevolmente penalizzati rispetto a quelli che stanno sotto, che pagherebbero molte meno tasse e dunque avrebbero un reddito netto superiore. Un esempio concreto può rendere meglio l’idea. Un reddito lordo da 50 mila euro pagherebbe 7500 euro di tasse e quindi avrebbe un reddito netto di 42500 mila euro. Un reddito lordo di 51 mila euro con i vecchi scaglioni pagherebbe 15700 euro di tasse e avrebbe un reddito netto di 35300 euro.

Cresce ancora complessità del sistema fiscale italiano

Non è difficile prevedere che ci saranno correttivi per evitare effetti distorsivi così gravi, ma resta comunque un dubbio: introdurre una nuova complessità fiscale (doppio regime a seconda del reddito) è davvero il modo migliore di agire? Probabilmente no, come hanno dimostrato gli 80 euro di Renzi (introdotti come detrazione) che nel tempo hanno dato vita ad una serie di effetti perversi, primo fra tutti che un aumento nel tempo del reddito fa perdere il beneficio. Lo stesso si avrebbe con la riforma che ha in mente Salvini. Alchimie fiscali che fanno solo male. Se c’è una cosa che farebbe bene all’Italia è proprio la semplificazione fiscale. 

Non è più una flat tax ma la propaganda ne ha bisogno 

La proposta annunciata dal tetto del Viminale nella sostanza tutto appare tranne che una tassa piatta. Si tratta di una riduzione della pressione fiscale sulla fasce di reddito più basse. Cosa giusta. Ma allora perché non farlo diversamente, per esempio semplicemente ritoccando verso il basso le prime aliquote Irpef e modulando diversamente le detrazioni. Si potrebbe ottenere lo stesso ed identico risultato senza introdurre un doppio regime di prelievo. L’unica differenza sarebbe che a livello mediatico non si potrebbe più parlare di flat tax e di promesse mantenute. Possibile che il futuro del nostro Paese debba essere condizionato in modo così pesante dalle esigenze della propaganda?