[L’intervista] Ecco come funziona l’Airbnb italiana dell’abbigliamento

Tiscali News ha intervistato Caterina Maestro, fondatrice e ceo di DressYouCan

[L’intervista] Ecco come funziona l’Airbnb italiana dell’abbigliamento e degli accessori
di Michael Pontrelli   -   Twitter: @micpontrelli

Anche settori tradizionali come quello del fashion non si sottraggono all’innovazione. In questo caso più che l’adozione di nuove tecnologie digitali a giocare un ruolo importante sono nuovi modelli di business come il renting ovvero il noleggio, che dalla startup milanese DressYouCan è stato applicato al mondo degli abiti, delle scarpe e degli accessori di alta moda. Per capire meglio quanto sta accadendo Tiscali News ha intervistato Caterina Maestro, fondatrice e amministratrice delegata dell’azienda.

“Il focus principale del nostro catalogo – ha spiegato – sono gli abiti e gli accessori da cerimonia ma ci stiamo spostando sempre di più anche verso prodotti di uso quotidiano, adatti anche per un cocktail o per una riunione aziendale e che rappresentano una ‘coccola” che una donna vuole concedersi”.

Il target di riferimento di DressYouCan è infatti l’universo femminile. “Contrariamente a quello che si pensa quello maschile è molto più complesso, nel senso che la vestibilità dipende da molte più misure e richiede una sartoria più impegnativa”.

“Le nostre clienti – ha proseguito l’imprenditrice – hanno una età che va dai 18 ai 45 anni e appartengono a una classe sociale medio alto. Ma l’aspetto economico non è l’unico che conta. Il noleggio è anche una scelta smart di sostenibilità. Si evita di acquistare un capo che si usa solo una o due volte, perché ormai ci si stufa rapidamente dei vestiti”.

Caterina Maestro

Da dove arrivano gli abiti noleggiati? “Il nostro magazzino è composto da tre componenti. La prima sono vestiti e accessori che prendiamo in prestito da privati che vogliono condividere una parte del loro guardaroba in cambio di una fee ovvero di una percentuale sul costo di noleggio da noi praticato. Un’altra parte arriva poi da giovani designer emergenti che sfruttano DressYouCan come leva di marketing per farsi conoscere. Infine una terza componente sono gli acquisti che facciamo noi da brand nazionali e internazionali ancora poco noti”.

Per garantire una elevata qualità del servizio DressYouCan ha imposto un limite al numero massimo di noleggi di uno stesso abito. “Potrebbero essere anche 20 o 30 ma noi ci fermiamo a 5. Arrivati a questo punto proponiamo il riscatto alle persone che lo hanno noleggiato. Opzione che viene esercitata nel 30% dei casi”.

Questo modello di business resterà confinato ai capi alla moda o potrà estendersi anche all’abbigliamento casual di uso quotidiano? “Negli Stati Uniti – ha spiegato l’imprenditrice – è una prospettiva realistica, in Italia meno. Il motivo è culturale. Le donne andrebbero aiutate a capire che non serve una occasione particolare per noleggiare un capo. E’ un processo che richiede tempo”.