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[L'analisi] L'auto elettrica non è un bene per tutti: ecco chi potrebbe perderci

Gli effetti sulla occupazione complessiva del settore potrebbero essere negativi

Michael Pontrellidi Michael Pontrelli   
[L'analisi] L'auto elettrica non è un bene per tutti: ecco chi potrebbe perderci

Il futuro delle automobili sarà elettrico. Ormai ci sono pochi dubbi a riguardo come conferma l’annuncio di Volkswagen che nei prossimi anni investirà ben 44 miliardi di euro nello sviluppo delle sue piattaforme elettriche. Per i produttori e i lavoratori del settore sarà roseo o ci anche rischi che non vanno sottovalutati? Una analisi in merito l’ha fatta sul Fatto Quotidiano Giuseppe Berta, uno dei massimi esperti italiani in materia. E purtroppo i motivi di preoccupazione non mancano.

Il primo riguarda gli attuali livelli occupazionali. Come dimostrato da Volkswagen la conversione tecnologica necessita di risorse ingenti che molti produttori non hanno. E questo sta spingendo verso una razionalizzazione dei costi che tradotto in un linguaggio più semplice significa taglio del personale. General Motors, per esempio, ha annunciato il taglio di 14.700 posti di lavoro in Nord America e la chiusura di 7 stabilimenti.

Ma a rischiare non saranno solamente gli addetti alle attuali catene di montaggio. Secondo Berta “l’auto elettrica avrà bisogno di meno attività rispetto a quella tradizionale ed è ipotizzabile la graduale scomparta di almeno un 25% di specializzazioni che non saranno più richieste dai nuovi veicoli”. La perdita di posti di lavoro potrebbe essere compensata dalla nascita di nuove attività (servizi per il trattamento delle batterie, sostituzione e riciclo) ma nessuno oggi è in grado di quantificare l’impatto in termini occupazionali.

Altra area grigia è il ritardo degli attuali produttori. “In Europa – ha spiegato Berta – la vettura elettrica più venduta è la Nissan Leaf, il cui successo commerciale è comunque limitato a 50 mila pezzi l’anno. Per il momento gode di migliori prospettive la tecnologia ibrida che si candida “a pilotare la transizione”. Su questo versante la casa più avanzata è Toyota “che si è mossa in anticipo rispetto ai concorrenti, assicurandosi un vantaggio competitivo”.

E Fiat, o meglio Fca, come è posizionata? Secondo Berta è in forte ritardo. “Non ha – ha spiegato - né piattaforme ibride né elettriche”. “L’annuncio di una 500 full electric – ha proseguito – è per ora un segnale di cui non si riesce a valutare la consistenza”.

Le conclusioni dell’analisi sono dunque chiare. L’elettrico farà bene all’ambiente ma potrebbe essere un male per i lavoratori. E il nuovo scenario competitivo potrebbe essere molto diverso da quello attuale. I produttori che non si adegueranno alla nuova tecnologia, perché per esempio non hanno i mezzi finanziari per sostenere gli ingenti investimenti, sono destinati a ridimensionarsi.

Michael Pontrellidi Michael Pontrelli   
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