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[La storia] Boom di aziende italiane in Ungheria: ecco da cosa sono attratte

Il paese magiaro applica alle imprese una flat tax del 9% e favorisce l’elusione fiscale. E’ nel mirino della Commissione europea per aggressività fiscale nei confronti degli altri Stati dell’Unione, ma su questo punto Bruxelles continua a rimanere inerme  

Michael Pontrellidi Michael Pontrelli   
[La storia] Boom di aziende italiane in Ungheria: ecco da cosa sono attratte

Tra le mete straniere preferite dagli imprenditori italiani ora c’è anche l’Ungheria. Una inchiesta del Sole 24 Ore ha fatto luce su questo fenomeno praticamente assente dal dibattito pubblico, quasi sempre concentrato sugli scontri politici domestici. I numeri sono però impressionanti, dato che ogni giorno nel paese magiaro nasce almeno una azienda con capitale che arriva dall’Italia. In tutto sono quasi 2900, con un fatturato complessivo superiore ai 3,4 miliardi di euro e oltre 26 mila dipendenti. Un terzo operano nel commercio all’ingrosso e al dettaglio, le restanti principalmente nel settore immobiliare, manifatturiero e dei servizi professionali.

Ogni mese nascono 25-30 imprese italiane 

“Questo Paese – ha spiegato al Sole 24 Ore un imprenditore italiano trasferitosi in Ungheria - ha assistito ad una forte accelerazione di imprese italiane a partire dal 2012. Dalle 10-15 nuove società al mese si è passati alle 25-30 al mese, con un trend che ormai si è stabilizzato. Non tutte sopravvivono. Ogni anno il saldo positivo tra iscritte e cancellate è di un centinaio di società”.

Flat tax per imprese e lavoratori 

Perché l’Ungheria è così attraente per i nostri business man? Il motivo è molto semplice: la bassissima pressione fiscale. Le persone fisiche pagano una flat tax del 15%, le aziende del 9% che scende addirittura al 4,5% se investono in ricerca e sviluppo. Altro vantaggio non secondario per gli uomini di affari è che non ci sono ritenute fiscali su pagamenti di dividenti, interessi e royalty verso residenti di paesi terzi. Regola che consente a queste somme di sfuggire del tutto all’imposizione fiscale se non sono tassate nello Stato di destinazione.

Budapest nella lista dei paradisi fiscali europei 

L’Ungheria è dunque diventata a tutti gli effetti un paradiso fiscale all’interno dell’Unione Europea al pari di Lussemburgo, Irlanda, Malta, Cipro, Olanda e Belgio. E non è un caso che tutti questi Stati siano finiti nel mirino di Bruxelles con l’accusa di aggressività fiscale a scapito degli altri Stati europei.

Boom delle imposte sui consumi 

Regime fiscale che però penalizza non solo i partner europei ma gli stessi ungheresi meno abbienti. Per finanziarie le flat tax su imprese e persone fisiche sono salite alle stelle le imposte sui consumi, che notoriamente penalizzano i redditi bassi. L’Iva con pochissime eccezioni è al 27%.

Lavoratori costretti a lavorare come schiavi 

Altro effetto collaterale negativo per il lavoratore medio ungherese è stata la contestata legge che ha esteso fino a un massimo annuo di 400 le ore di straordinario. Le imprese possono dunque obbligare i propri dipendenti a lavorare 50 sabati su 52, con pagamento degli extra differiti fino a tre anni. Inasprimento delle condizioni di lavoro voluto dalle multinazionali che sono arrivate in Ungheria attratte dalla bassa pressione fiscale e che oggi hanno carenza di manodopera a causa della politica anti immigrazione imposta dall’attuale leader magiaro Viktor Orban.

Le colpe dell'Unione Europea e dei politici italiani

Fino ad ora però Bruxelles ha fatto poco o nulla per contrastare l’aggressività fiscale di alcuni degli Stati membri. E questo è sicuramente uno dei grandi buchi neri dell’attuale Unione Europea assieme alla scarsa solidarietà e collaborazione tra i partner su temi delicati come le crisi finanziarie e l’immigrazione. La lotta contro i paradisi fiscali dovrebbe essere uno dei punti fermi della campagna elettorale per il voto europeo del prossimo 26 maggio. Tema però, fino a questo momento, del tutto assente. E probabilmente lo resterà fino alla fine.

 

 

 

Michael Pontrellidi Michael Pontrelli   

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