Bonifico con Iban sbagliato? Per la Corte Ue paga l'utente. Banca e Poste mai responsabili

Poco importa se non c’è corrispondenza tra il nome del beneficiario e il codice Iban inserito. La sentenza che mette tutti in pericolo

Bonifico con Iban sbagliato? Per la Corte Ue paga l'utente. Banca e Poste mai responsabili
TiscaliNews

Gli istituti di credito, come anche le poste, non hanno l’obbligo di verificare l’esattezza dei dati inseriti su un bonifico da un proprio correntista. Nel caso in cui il codice Iban (International Bank Account Number) risultasse errato la responsabilità sarebbe totalmente del “pagatore distratto”. Lo ha stabilito la Corte di giustizia dell'Unione europea, con sentenza C‑245/18, chiamata a pronunciarsi sul caso di un debitore della ditta TecnoService che, nel 2015, ha ordinato alla propria banca di effettuare un pagamento - tramite bonifico bancario - in favore di tale società mediante accredito su un conto corrente aperto presso Poste Italiane.

L’ordinante aveva inserito un Iban errato ma, il nome del beneficiario della somma, quello era esatto. In un caso del genere, con una discrepanza così evidente, l’operatore chiamato a portare a termine l’operazione avrebbe dovuto bloccare il bonifico, ma così non è stato. Il versamento è stato eseguito senza problemi, anche se a favore di un soggetto diverso da TecnoService, la quale non ha mai ricevuto la somma dovutale.

Ecco di chi è la colpa

La società ha così chiesto al Tribunale di Udine di accertare la responsabilità di Poste Italiane, rea a detta della TecnoService, di non aver verificato se l’Iban indicato dall’ordinante corrispondesse al nome del beneficiario. Davanti ai giudici Poste Italiane si è difesa dicendo di non aver alcuna responsabilità, del resto quei dati li ha inseriti il correntista, e non l’operatore. Inoltre la società ha sostenuto con forza di non esser tenuta a verificare la corrispondenza delle informazioni: il bonifico è stato pertanto eseguito a favore dell’Iban indicato dall’ordinante.

Banche e Poste non tenute a verificare corrispondenze

I giudici del tribunale italiano hanno a questo punto interpellato la Corte di giustizia europea che hanno affermato che , sia un’interpretazione letterale della direttiva, sia un’interpretazione logico-sistematica, conducono ad affermare che Poste - ma questo vale per qualsiasi altro istituto prestatore del pagamento - non ha responsabilità e non è tenuto a verificare la corrispondenza tra Iban e destinatario del pagamento. La direttiva, infatti, mira a garantire il trattamento completamente integrato e automatizzato delle operazioni e a migliorare l’efficienza e la rapidità dei pagamenti.