L’ex direttore dell’Economist: "Nessun governo dovrebbe essere bocciato così velocemente"

L'apertura di credito sull’esecutivo di Giuseppe Conte è stato dato Bill Emmott in un suo commento pubblicato su ‘Project Syndicate’

L'ex direttore dell’Economist, Bill Emmott
L'ex direttore dell’Economist, Bill Emmott

Il governo pentastellato “è stato appena partorito, ha una sua popolarità a livello nazionale, ed è fondamentalmente in una posizione favorevole per fare qualcosa di utile, e sta sfidando le regole fiscali che dovevano essere in ogni modo riformate”. L'apertura di credito sull’esecutivo di Giuseppe Conte è stato dato dall’ex direttore dell’Economist, Bill Emmott, in un suo commento pubblicato su ‘Project Syndicate’. “La coalizione è così così” ma “nessun governo dovrebbe essere valutato troppo rapidamente a meno che le sue azioni (non solo le parole) siano così irresponsabili da mettere in pericolo la Costituzione, la sicurezza o la stabilità del paese. La coalizione guidata da Di Maio e Salvini non l’ha ancora fatto.

"Ha invece proposto un bilancio annuale che comporta un disavanzo del 2,4 per cento del PIL nel 2019 – che sorpassa di circa tre volte il deficit proposto dai governi di Renzi e di Gentiloni - ma che è difficile definire sproporzionato rispetto agli standard internazionali” ha spiegato. Insomma, italiani lasciateli fare, poi si vedrà. Una apertura di credito che neppure il Renzi dei tempi d’oro aveva avuto. Forse il giornalista inglese non ha tenuto conto dello scarso appeal dei Btp Italia, la cui vendita si è rivelata un autentico flop. Sembra quasi che gli italiani preferiscano, lo ha scritto Michael Pontrelli in articolo pubblicato su tiscali.it, tenere i soldi sotto il materasso, il segno di una marcata sfiducia nei confronti di quella manovra che in queste ore sta facendo i conti con l’Europa (la domanda di Btp è debole: le sottoscrizioni solo per 241,3 milioni). “La proposta di bilancio ha attirato l’attenzione della Commissione europea” ma “il governo sta principalmente proponendo un aumento della spesa pubblica e sussidi per un taglio fiscale destinato a mantenere le promesse elettorali dei partiti che lo compongono. Inoltre, a differenza di molti nuovi governi, la popolarità della coalizione di governo è cresciuta da quando sono arrivati al potere. Complessivamente, i due partiti hanno più del 60 per cento dell’appoggio degli elettori italiani. Questo successo potrebbe non durare, ma non può essere ignorato” ha sottolineato l’ex di Economist.

Emmott si è anche soffermato anche su come è maturato e di come si sta consolidando il consenso. “Mentre una parte della popolarità della coalizione è dovuta al sostegno per posizioni politiche poco attraenti – vale a dire, la posizione anti-immigrati dei partiti al governo e lo scontro con l’UE – esso riflette anche il desiderio degli elettori di avere uno Stato sociale modernizzato. Per essere chiari, il ‘reddito di cittadinanza’ proposto dai 5 Stelle sarà decisamente difficile da attivare. Eppure, anche se ci sono buone ragioni per essere sospettosi sul piano, è comunque un passo nella giusta direzione. Il bilancio del governo nel suo insieme dovrebbe essere considerato con lo stesso spirito”. L’ex direttore di Economist dà anche un Consiglio all’Unione Europea. “Ma, piuttosto che rischiare una vera e propria crisi respingendo la manovra italiana del 2019, la Commissione europea farebbe meglio a spingere per riforme strutturali più mirate nel 2020, dopo che le parti della coalizione avranno rispettato le loro promesse elettorali. Mentre tassi di interesse più elevati sul debito pubblico e uno scontro con l’UE potrebbero portare a una recessione e persino a un disastro – se scatenano minacce di un “Italexit” dall’euro – un approccio più conciliante potrebbe evitare il peggio” ha aggiunto il giornalista.

Non è la prima volta che Emmott si lancia in giudizi pro e contro i governi del nostro Paese. Nel 2009 aveva fatto scrivere sulla copertina del suo ex settimanale, l'Economist, che Berlusconi era 'unfit' (inadatto) a condurre l'Italia. A gennaio 2018 ci aveva ripensato e aveva visto in lui il salvatore del Paese di fronte all’ondata populista. Ora sostiene di averlo sopravvalutato e di aver invece sottostimato la forza della Lega.  “Non mi aspettavo – aveva detto all’Agi - che andassero così bene alle elezioni, forse ho sopravvalutato la mitologia di Berlusconi e sottovalutato l’effetto di posizioni anti-migranti. Berlusconi è stato ridimensionato ma non è ancora uscito dai giochi, mantiene ancora molto potere e capacità d’influenza. Mentre penso che Renzi debba fare un passo di lato, perché è una figura che crea troppe divisioni e il rischio è di far sparire il centrosinistra. Sicuramente l’Europa ha una parte di responsabilità nel risultato elettorale perché è stata troppo assente sulla questione dei migranti, mentre dovrebbe fare di più, e aiutare di più gli Stati che stanno in prima linea”. La storia quella volta gli ha dato ragione, chissà se ci azzecca anche questa volta. Intanto ieri chiusura in profondo rosso per Piazza Affari e spread a 327 punti. E giunto il tempo di incrociare le dita.