[Il punto] Arriva la targa portabile ma non è una buona notizia. Ecco perché

Gli automobilisti italiani rischiano di ritrovarsi intrappolati nella giungla della burocrazia a fronte di benefici inesistenti dato che non si tratta della desiderata targa personalizzabile

targa portabile è una cattiva notizia
di Michael Pontrelli   -   Twitter: @micpontrelli

Il governo gialloverde vuole chiudere il percorso della portabilità della targa dell’auto che rimarrà la stessa anche quando si cambia il proprio veicolo. L’annuncio è stato dato nell’Aula del Senato dal ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli. "Una misura importantissima che porterà a breve un risparmio in termini di tempo e denaro per tutti i cittadini" ha spiegato l’esponente cinquestelle sottolineando come questa sia "una cosa normale, ma che non era mai stata fatta. Una di quelle innovazioni che avvicinano” il governo “alla vita di tutti” e di cui “bisogna essere fieri”.

Danilo Toninelli

Un boomerang per i cittadini

Tuttavia, nonostante le buone intenzioni, la novità potrebbe essere un boomerang per i cittadini che rischiano di ritrovarsi intrappolati in uno dei mali storici del nostro Paese: la burocrazia asfissiante. Il caso è stato analizzato con attenzione dal Sole 24 Ore secondo cui la novità è rimasta ferma per quasi un decennio (giuridicamente è stata introdotta dalla riforma del Codice della Strada del 2010) proprio a causa dell’esistenza di varie complicazioni.

Non si tratta della targa personalizzabile 

Prima di passare alle questioni burocratiche, ovvero alle varie casistiche che d’ora in avanti ogni automobilista dovrà conoscere, è importante chiarire subito un concetto: la targa personale è cosa diversa dalla targa personalizzabile esistente in altri Paesi. Quella italiana resterà una sequenza (di numeri e lettere) anonima, assegnata d’ufficio dalla Motorizzazione.

Acquisto di una auto nuova  

Per quanto riguarda invece le varie casistiche (e procedure) introdotte dalla riforma la prima riguarda l’acquisto di un nuovo veicolo. In questo caso l’automobilista dovrà mantenere la stessa targa di quello vecchio. Risparmierà i 41,78 euro necessari per le nuove emissioni ma avrà il fastidio di dover coordinare il passaggio della targa dal vecchio al nuovo mezzo. Cosa che può comportare qualche problema se il vecchio mezzo non viene lasciato dal concessionario ai fini della rottamazione.

Acquisto di una auto usata 

Altra casistica assai frequente sarà il passaggio di proprietà di un usato. In questo caso la targa resta al venditore, mentre l’acquirente deve far montare quella del suo veicolo precedente. Anche in questo caso ai costi dell’operazione va sommata l’esigenza di coordinare le operazioni. Cosa succede invece se chi vende il veicolo non intende acquistarne uno nuovo? L’automobilista deve staccare la targa e restituirla alla Motorizzazione entro un anno di tempo.

Guida di altri veicoli 

Il caso più rognoso dal punto di vista burocratico riguarda però gli automobilisti a cui capita di guidare provvisoriamente altri veicoli. Se lo faranno per oltre 30 giorni avranno l’obbligo di far installare nell’auto la propria targa personale di cui sono intestatari.

Modello poco diffuso in Europa 

Tirando le somme, considerando che non si tratta di una targa personalizzabile (elemento che avrebbe sicuramente fatto felici molti automobilisti) l’unico beneficio tangibile per i cittadini è il risparmio di 41,78 euro quando si acquista una nuova auto. Evento che per gli automobilisti italiani in media si verifica ogni 11 anni. A fronte di un risparmio davvero modesto (se considerato in un arco pluriennale) gli automobilisti andranno incontro ad un aumento della complessità delle norme, che in certi casi può portare a maggiore burocrazia (e dunque a perdite di tempo), e in altri a complicazioni nei passaggi da un veicolo all’altro. La domanda conclusiva è dunque scontata: ne vale davvero la pena? La risposta potrebbe darla la statistica relativa al numero dei paesi europei che hanno adottato un sistema di targatura analogo a quello annunciato dal ministro Toninelli: sono appena quattro (Austria, Belgio, Slovacchia e Svizzera).