[La storia] Anche in Italia è boom della marijuana legale. E' scontro M5s-Lega

Il settore è in forte crescita in tutto il mondo. Nel nostro Paese oltre 1000 negozi di cannabis light nel 2018 e il giro di affari dovrebbe raddoppiare nel corso del 2019

[La storia] Anche in Italia è boom della marijuana legale. E' scontro M5s-Lega
di Michael Pontrelli   -   Twitter: @micpontrelli

Nessuno (o quasi) ne parla ma la marijuana light sta vivendo un vero e proprio boom in tutto il mondo, compreso l’Italia. I numeri parlano chiaro. La spesa globale nella cannabis legalizzata nel 2018 ha superato i 12 miliardi di dollari, con un crescita del 26,3% rispetto all’anno precedente. Secondo le stime dovrebbe arrivare a 31 miliardi entro il 2022. Nel 2018 il fenomeno è dilagato anche in Italia dove sono stati aperti oltre 1000 negozi specializzati per un giro di affari di circa 40 milioni di euro, che secondo le previsioni di Aical (Associazione Italiana Cannabis Light) dovrebbe raddoppiare a fine 2019.

Contenuto limitato di Thc

La caratteristica principale della cannabis light è quella di avere un contenuto limitato di Thc ovvero del più importante principio attivo contenuto nella canapa, responsabile degli effetti psicoptropi. Nel nostro Paese l’azienda pioniera è stata EasyJoint che ha commercializzato un prodotto con un contenuto di Thc inferiore allo 0,6% (il limite di legge consentito). La marjuana legale non serve dunque per “sballare” ma solo per rilassare grazie agli elevati livelli di cannabidiolo (o Cbd), un potente ansiolitico.

Stati Uniti il principale mercato mondiale

La crescita del consumo è stato accompagnato anche da un boom della produzione. Ma il nostro Paese rimane un importatore. Per quella usata a fini terapeutici ci rivolgiamo alla Germania e all’Olanda, per quella a fini ricreativi al Canada, il principale produttore mondiale. I principali consumatori del mondo sono però gli americani. La marjuana medica è legale in 33 Stati, quella ricreativa in 10. Il giro di affari ha superato il miliardo e mezzo di dollari grazie alla notevole diffusione dei cosiddetti pot shops che in alcune aree hanno ormai superato per numero anche i McDonald’s e gli Starbucks.

L'interesse delle multinazionali 

Il settore ha già attirato l’interesse delle grandi multinazionali, in particolare quelle attive nel settore del tabacco e degli alcolici. Il principale produttore canadese, Canopy, ha già raggiunto un valore di mercato di 10 miliardi di dollari e recentemente ha ricevuto fondi pari a 3,8 miliardi da parte di Constellation Brand, il gruppo che produce la nota birra Corona. Heineken e Coca Cola stanno invece lavorando per lanciare sul mercato bevande a base di cannabidiolo. Un altro dei principali operatori canadese del settore, Lgc Capital, è ormai prossimo all’acquisizione del 49% del capitale dell’italiana EasyJoint per 4,7 milioni di euro. Il futuro del settore appare roseo e qualche analista si è addirittura spinto ad affermare che ci troviamo di fronte ad un fenomeno simile a quello accaduto negli anni ’30 del 900, dopo la fine del proibizionismo e la nascita dell’industria degli alcolici.

Prodotti EasyJoint

L'incertezza normativa 

Ma in Italia le cose potrebbero andare diversamente. La principale preoccupazione degli operatori è l’incertezza normativa che con molta probabilità porterà ad un riordino della materia. Nel nostro Paese la vendita della cannabis light è consentita solo per uso ornamentale. In teoria quindi l’erba legale, nonostante il basso contenuto di Thc, non potrebbe essere venduta a chi l’acquista per fumarla.

La proposta di legalizzazione del M5s 

A gennaio l’iniziativa per fare chiarezza l’ha presa il senatore del M5s, Matteo Mantero, che ha presentato una proposta di legge per legalizzare l’uso ricreativo, la produzione e la vendita della cannabis. "Consentire l'autoproduzione di cannabis come pure regolamentare la produzione e la vendita di infiorescenze della cosiddetta "light" e consentirne l'utilizzo a scopo ricreativo – ha spiegato Mantero - costituirebbe un'importante tutela della salute pubblica, in quanto si sposterebbe il consumo di cannabis, dal mercato illegale di prodotti potenzialmente nocivi per la salute, a prodotti invece coltivati con rispetto per la salute dell'utilizzatore”.

L'opposizione della Lega 

La proposta  non è piaciuta alla Lega. “Ci sorprende che vengano presentati disegni di legge che sembrano più provocazioni che altro" ha dichiarato il ministro della Famiglia, Lorenzo Fontana. Anche Matteo Salvini ha liquidato la proposta con poche parole: “Non passerà mai, non è nel contratto di governo”. Il leader del Carroccio ha usato parole inequivocabili anche per commentare il boom dei negozi di cannabis light: “Bordelli cinesi”. La nascita di un governo a guida leghista potrebbe portare ad un rigurgito di proibizionismo anche sull’utilizzo della marjuana legale per fini ricreativi e fermare definitivamente la corsa all’oro verde.