"Anche 60 ore in pronto soccorso prima del ricovero". Ecco perché accade

L’allarme è stato lanciato a Tiscali.it da Chiara Rivetti di Anaoo, il più rappresentativo sindacato dei medici ospedalieri che ha fatto una accurata indagine sullo stato di salute delle strutture di primo intervento italiane.

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di Michael Pontrelli   -   Twitter: @micpontrelli

Prima della grande crisi che da anni ormai colpisce l’Italia qualcuno arrivava a definire la nostra sanità addirittura la migliore del mondo. Ma quel primato, se mai c’è stato, oggi dista anni luce e probabilmente il segno più tangibile è il collasso dei pronto soccorso. Una conferma è arrivata da uno studio di Anaoo, il più rappresentativo sindacato dei medici ospedalieri. Tiscali.it ne ha parlato con Chiara Rivetti, autrice dell’indagine.

Tempi standard non rispettati nel 70% dei casi

“Lo standard - ha raccontato - prevede un tempo massimo di 2 ore per l’invio in reparto dopo la decisione di ricovero. In realtà nel 70% dei casi questo limite non viene rispettato. Venticinque mila pazienti hanno atteso in pronto soccorso un tempo compreso tra le 24 e le 60 ore”. Esistono differenze tra le varie zone del Paese? “No” il disagio è omogeno in tutto il territorio. Le uniche differenze sono tra “le piccole e le grandi strutture”. In quest’ultime “il 40% aspetta più di 2 giorni”.

Sovraffollamento a causa di un effetto imbuto

Dati incredibili che vanno oltre ogni logica attesa. “Il sovraffollamento – ha proseguito Rivetti - si registra praticamente tutto l‘anno a causa di un effetto imbuto. Mancano i posti letto e i malati si accumulano in pronto soccorso”. Ma contrariamente all’opinione comune questo effetto imbuto non si verifica “perché è aumentato il numero di accessi al pronto soccorso”.  Le cause sono altre. “I malati sono diventati più complessi in quanto più anziani ma i fattori determinanti sono il taglio del personale sanitario e dei posti letto avvenuti negli ultimi anni”.

Italia fanalino di coda per posti letto ogni mille abitanti  

“Tra il 2009 e il 2014 – ha spiegato l’autrice dello studio - il numero dei medici ospedalieri è sceso di 7 mila unità. Il taglio dei posti letto è avvenuto più o meno nello stesso periodo. Tra il 2000 e il 2013 si sono ridotti di 71200 unità, il 24% del totale”. A causa di queste misure l’Italia è precipitata nel fondo della classifica del numeri di posti letto ogni 1000 abitanti. “Sono 3,3 contro i 5,2 della media europea, i 6,2 della Francia e il 7,6 della Germania”.

Spending review fatta male 

Tagli pesanti frutto della spending review che ha colpito la sanità in questi anni. La razionalizzazione dei costi si sarebbe potuta fare meglio? “Sì, i posti letto sono stati ridotti senza una parallela riorganizzazione del territorio e dell’assistenza domiciliare” che avrebbe mitigato gli effetti del tagli nei ospedali. “Forse si poteva essere più lungimiranti”  ha concluso Rivetti.