[Il punto] Addio agli 80 euro. Tria: provvedimento sbagliato, saranno riassorbiti

Varati nel 2014 sono stati il simbolo della stagione di governo renziana

[Il punto] Addio agli 80 euro. Tria: provvedimento sbagliato, saranno riassorbiti
Giovanni Tria
di Michael Pontrelli   -   Twitter: @micpontrelli

Gli 80 euro, fiore all’occhiello del governo Renzi, andranno presto in pensione. Ad annunciarlo il ministro dell’Economia, Giovanni Tria. "Nell'ambito di una riforma fiscale  - ha spiegato il titolare del Mef - gli 80 euro vengono riassorbiti. Tecnicamente è stata una decisione sbagliata, risultano come spese e non come un prelievo. Inoltre tecnicamente è stato un provvedimento fatto male".

Trampolino per le elezioni europee  

Arriva dunque al capolinea un provvedimento che ha fatto molto discutere e che è costato ben 10 miliardi di euro l’anno. Annunciato a marzo del 2014, appena un mese dopo l’insediamento di Renzi a Palazzo Chigi, è stato varato il mese successivo, ad Aprile. Mossa che ha permesso al Partito Democratico di trionfare nelle successive elezioni europee di maggio con il 40,8% dei voti.

Matteo Renzi

La rabbia degli esclusi 

In quei giorni pochi in Italia prevedevano una fine rapida del renzismo, travolto successivamente dalla sconfitta nel referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 e poi dalla batosta alle politiche del 4 marzo 2018. Tra le cause anche gli 80 euro che non hanno prodotto i risultati sperati sull’economia ed hanno alimentato la rabbia delle classi sociali più povere, escluse dal provvedimento.

Benefici solo per alcuni lavoratori dipendenti 

Gli 80 euro andavano infatti a beneficio dei lavoratori dipendenti con un reddito  annuo fino a 26.600 euro, equivalenti, più o meno, a uno stipendio netto mensile di 1500 euro. Restavano fuori i redditi più bassi esclusi dal pagamento dell’Irpef e qualsiasi correttivo familiare.

Gli effetti perversi della misura 

La misura, per come è stata realizzata, ha prodotto effetti perversi. Per esempio nel 2017, il bonus è andato a 11,5 milioni di persone. Ma 1,7 milioni se lo sono visto chiedere indietro. Tra questi non solo quelli che sono andati oltre la soglia massima di reddito ma anche i lavoratori che hanno guadagnato troppo poco, finendo tra gli incapienti che non pagano l'Irpef e dunque non hanno diritto alla detrazione.

I motivi del flop del bonus 

Gli 80 euro hanno poi fallito in quello che era l'obiettivo principale del provvedimento: far accelerare la crescita economica italiana, che sostanzialmente è rimasta al palo, come si può evincere dal grafico di sotto. Secondo uno studio condotto da Bankitalia il motivo principale è che in media il bonus è stato speso per il 50/60%. Solamente le famiglie più povere sono arrivare a spendere l'80%. Dati che confermano due cose: (1) la misura non è stata elargita alla parte della popolazione che più ne aveva bisogno e questo in presenza di scarse risorse finanziarie a disposizione è stato un grave errore. (2) Sulla propensione al consumo incide la fiducia sul futuro, e di questa in Italia non c'è più traccia ormai da anni. Probabilmente sarebbe stato meglio investire 10 miliardi l'anno in investimenti strutturali. Dal varo ad oggi sarebbero stati 50 miliardi. 

Crescita economica italiana dal 2014 ad oggi 


source: tradingeconomics.com

Tassi di crescita percentuali del prodotto interno lordo (Pil) trimestrali, calcolati rispetto al trimeste precedente 

Governo gialloverde assetato di risorse 

Dietro la decisione di cancellare il bonus renziano la necessità del governo in carica di far quadrare i conti pubblici. Operazione non semplice visto il rallentamento dell’economia e le clausole di salvaguardia sull’Iva previste a partire dal 1 gennaio 2020.

Tria: no alla creazione di nuovo debito 

Il deficit non è una decisione autonoma dai mercati, perché significa prendere denaro a prestito" e "il problema è che il deficit significa che qualcuno sia disponibile a prestarci del denaro a quel tasso di interesse. Inutile pensare di fare un deficit per 2-3 miliardi in più quando poi per fare questo dobbiamo fare interessi aggiuntivi per 2-3 miliardi" ha spiegato Tria chiarendo dunque che non ci sono più margini per fare nuovo debito. E sull’altare dei sacrificati ci saranno anche gli 80 euro.