[Il caso] Ci sono miliardi da spendere in infrastrutture ma lo Stato non ci riesce

L’eccessiva burocrazia e la mancanza di competenze impediscono alla macchina amministrativa di utilizzare le risorse già stanziate

[Il caso] Ci sono miliardi da spendere in infrastrutture ma lo Stato non ci riesce
di Michael Pontrelli   -   Twitter: @micpontrelli

Le notizie che arrivano dal fronte economico sono ormai più che preoccupanti. L’Italia è caduta tecnicamente in recessione.  Nel quarto trimestre del 2018 il Pil ha segnato un calo dello 0,2% che si è aggiunto al -0,1% del terzo trimestre. Ora più che mai servirebbero investimenti pubblici per rimettere in moto l’economia. Nell’immaginario collettivo i soldi non ci sono. Ma la realtà è diversa. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera nel suo inserto Economia & Politica ci sarebbero addirittura 150 miliardi di euro già stanziati per opere da avviare tra il 2018 e il 2023. Il problema però è che la macchina amministrativa dello Stato non riesce a mettersi in moto per spenderli.

Il caso del dissesto idrogeologico

Contro il dissesto idrogeologico, una delle emergenze del Paese, a fronte di oltre 7 miliardi di euro stanziati ne risulta speso appena il 7%. “La competenza attuativa sul riassetto idrogeologico – ha spiegato il quotidiano milanese – è in capo alle Regioni e queste segnano il passo sia per la carenza di personale capace di predisporre i progetti da finanziarie, sia per la complicazione dell’iter, che coinvolge le Autorità di distretto per i pareri di coerenza. I tempi sono spesso superiori a un anno e forti sono le differenze di capacità e di efficienza tra le diverse autorità”.

Tempi biblici per la realizzazione delle opere 

Ma l’inefficienza burocratica non riguarda solo le Regioni. E’ tutta la macchina dello Stato che funziona male. “Le diverse linee di spesa – si legge ancora nelle colonne del Corriere della Sera – risentono di una carenza diffusa nella capacità di progettazione, valutazione, scrittura dei contratti e monitoraggio. I tempi delle procedure di autorizzazione, di per sé eccessivi, si dilatano per la scarsa qualità dei progetti, con ulteriori blocchi e ritardi per il contenzioso”. Un quadro desolante che si traduce in tempi di realizzazione dei progetti biblici. “Tra stanziamento delle risorse e chiusura dei lavori passano due anni per le opere sotto 100 mila euro e ne occorrono oltre 15 per le opere sopra 100 milioni, con lievitazioni di costo e di costo-opportunità”.

Problema assente dal dibattito pubblico 

Dell’incapacità di spendere le risorse già stanziate si parla raramente. E’ un tema praticamente assente dal dibattito pubblico, che in tema di infrastrutture non va oltre la polemica sulla Tav o quella sulla ricostruzione del ponte Morandi di Genova.  E la mancanza di consapevolezza tra i cittadini è una delle cause principali che impediscono al problema di diventare una delle priorità dell’agenda politica.

Il rischio di un ritorno all'austerity  

Ora più che mai occorrerebbe far partire gli investimenti perché senza una ripresa dell’economia il rischio è quello di tornare al circolo vizioso stagnazione-austerity-stagnazione. Se a causa delle recessione le previsioni sui conti pubblici non si realizzano il governo sarà costretto a varare una Manovra correttiva lacrime e sangue per accontentare le richieste di Bruxelles. Ipotesi che non viene più smentita categoricamente dal governo. Il costo dell’inefficienza della macchina statale potrebbe essere molto salato per i cittadini.