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Rave party, il bianco e il nero. Il fotografo: “Sono creatività e cultura”. Il dirigente di polizia: “Sono pericolosi”

Il Parlamento sta per approvare definitivamente il decreto rave party. Che poi è diventato tante altre cose: con lo stesso provvedimento si riabilitano tutti i medici, anche chi non si è vaccinato, vengono cancellate le multe per i no vax, il “nuovo” ergastolo ostativo. Il primo decreto del governo Meloni ha fatto molto discutere: non c’era l’urgenza; non c’è stata omogeneità. Deve essere convertito entro il 31 dicembre, serve ancora l’approvazione della Camera. Non è escluso che le opposizioni, che sono state molto responsabili con la legge di bilancio per evitare l’esercizio provvisorio, possano invece mettere in campo l’ostruzionismo per tentare di non far convertire il decreto. Sarebbe un problema serio per la maggioranza che si è già divisa nel merito e nel metodo di questo provvedimento.

E’ stato un emendamento dello stesso governo a correggere gli strafalcioni della prima versione. Ed è stata Forza Italia, un secondo dopo l’approvazione del decreto in Consiglio dei ministri a dire: “Così non va”. La capogruppo al Senato Licia Ronzulli non l’ha votato perché antitetico rispetto alle scomode battaglie fatte all’epoca del Covid. Ma quando parliamo di rave party, di cosa in realtà stiamo parlando? E, soprattutto, questo decreto era così necessario? Questa puntata di Duels cerca di trovare le riposte mettendo a confronto il fotografo dei rave party, Mattia Zoppellaro, autore di “Dirty Dancing” e il presidente dei funzionari di polizia, Enzo Letizia. Un confronto civile e ricco di spunti dove alla fine sembra restare una “certezza”: il governo Meloni, in questo suo primo atto, si è mosso in modo goffo e oltre misura.

Quello dei rave è un tema complesso - spiega Zoppellaro - perchè si tratta di un fenomeno sottoculturale dove si fa cultura. I più pensano che siano una specie di girone infernale dove tutti quanti vanno a sballarsi, senza controllo e con molta perdizione. Una festa rave in realtà è l’occasione in cui nuove forme di espressione meno comuni trovano un palcoscenico: c’è il dj che si esprime con i live session, i live tech che si esprimono con le luci, io stesso se non avessi vissuto quindici anni di feste illegali non avrei capito di saper fare fotografie e di essere un fotografo”. Ecco perchè il decreto non serviva. “Una prova di forza inutile, una boutade populista per calamitare consenso nella propria parte politica”.

I rave non sono il bene. Così come non possono essere il male assoluto. Alla visione un po’ romantica di Mattia Zoppellaro si contrappone quella assai più realistica del dottor Letizia. Per le forze dell’ordine il decreto del governo era “necessario” dall’agosto 2021 quando in agosto in provincia di Viterbo, nella tenuta privata di Valentano, si ritrovarono sei mila persone. In quel rave morì un ragazzo, affogato nel lago. “Io - ammette Letizia - non saprei dire se il rave può essere o meno un luogo dove si fa cultura e si esprime arte. So però che lo Stato aveva bisogno di uno strumento per combattere le degenerazioni tipiche delle feste illegali dove viene fatto largo uso di droghe e alcol e spesso la gente finisce al Pronto soccorso. E se non ce la fa, muore. Quindi ben venga una legge chiara che punisce l’invasione di terreni ed edifici, punisce chi organizza e consente il sequestro degli strumenti musicali e di diffusione musicale. Se poi i rave sono luoghi di libera espressione artistica, ben vengano. Allora però si devon svollgere in luoghi attrezzati, tutelati dal punto di vista igienico, tecnico e della sicurezza e con uno o più responsabili”. La polizia quindi non è, secondo Letizia, contro la libertà di espressione e artistica. Ma deve tutelare la sicurezza, fisica e dei luoghi, e la proprietà privata.

Ci si avventura con il fotografo Mattia in quello spazio indefinito attraversato dai concetti di legalità e necessità. E ci si chiede che “sottocultura” possa essere espressa in un luogo occupato abusivamente. Che per Mattia “non è legale ma necessario”. Ad esempio, per inventare una nuova destinazione dei luoghi. “Ci sono - spiega - tesi architettoniche per cui i rave sono il modo per generare nuove funzioni di un luogo attraverso l’uso diverso quel luogo”. A ricordare come fu ridotta la proprietà di Valentano in provincia di Viterbo non pare che sia stato suggerito un diverso uso e vocazione di quel luogo. “Su Valentano è stata fatta una pessima informazione. E vi assicuro che alcune feste estive legali, sagre, manifestazioni, concerti, possono fare molto più danno al territorio di un rave party”.

C’è la versione romantica di un rave (quella di Pellizzaro). E quella realistica di Letizia. “Dopo il rave di Modena, in un edificio pericolante che poteva crollare da un momento all’altro, uno dei partecipanti è stato trovato che camminava sull’autostrada del Sole andando incontro alle macchine. Poco prima si era lanciato dalla sua auto che aveva proseguito la corsa senza altri passeggeri andando a schiantarsi contro un guard rail un chilometro. Quella notte siamo stati tutti fortunati. Ma sarebbero potute morire molte persone”.

Illegalità ed evasione fiscale. Ci si chiede quale possa essere il giro d’affari di un singolo rave che in media dura tre giorni e diventa un luogo chiuso, blindato e autosufficiente in relazione a cibo, bevande e anche droghe. Mattia si stranisce a questa domanda. Rivendica il fatto che il consumo di droghe è ovunque, ad esempio, nella movida milanese: “Non criminalizziamo i rave dove, anzi, chi partecipa ha il tempo di restare lì per ripulirsi. Negli altri posti chiudono alle 2-3 del mattino, ti buttano fuori e le persone vanno in giro non lucide. Quindi alla fine il rave è meno rischioso perchè nella illegalità è maggiormente tutelata la sicurezza delle persone”. Inoltre nelle feste illegali è molto presente l’attività di “limitazione del danno”.  “Esistono - spiega Zoppellaro - associazioni che forniscono assistenza medica ma preferiscono intervenire nelle feste illegali che in quelle legali dove c’è molta burocrazia e troppe domande”. Il giro d’affari alla fine è “minimo, qualche migliaio di euro e mi fa un po’ sorridere che sia questo governo, molto generoso in condoni e che fa grossi favori agli evasori, a sollevare un problema di evasione. E’ un po’ come guardare il dito e non la luna”. Zoppellaro piuttosto rivendica che la tipologia di droghe usate nei rave è di “classe B, quindi nè cocaina nè eroina e per questo non genere denaro alle mafie (poi però le droghe di classe B, quelle sintetiche, sono molto più dannose per il fisico, ndr)”.

Difficile dire se il decreto - sempre che venga convertito visto che le opposizioni potrebbero fare ostruzionismo - disincentiverà l’organizzazione di feste illegali in Italia. “In Francia - spiega Letizia - sono praticamente scomparse con la legge Mariani che prevede l’intervento della forza pubblica per sciogliere un raduno superiore a 250 persone (il nostro decreto in origine fissava il massimo a 50, nella versione finale è stato tolto, ndr) e infatti da 3-4 anni sono stati organizzati per lo più in Italia. Il nostro decreto però non prevede l’uso delle forza pubblica per sciogliere che in contesti con mille e più persone è sempre pericoloso”.Ne faranno le spese solo gli organizzatori e i proprietari, anche noleggiatori, di casse e amplificatori, camino bar e tutto ciò che serve per l’organizzazione di un rave. Vedremo però. Perchè esiste già una sentenza della Cassazione che protegge i rave come riunioni di persone e in quanto tale protette dalla Costituzione.

 

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