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Il filosofo senegalese “Lasciateci sfruttare il nostro greggio”. Il n.1 degli albergatori: “Ma da voi non c’è democrazia”

Organizzi il “duello” tra un senegalese con cittadinanza italiana e il presidente degli albergatori convinto che il primo attacchi a testa bassa il governo e il secondo ne difenda scelte e strumenti. E invece li scopri a parti e ruoli invertite. Con un punto in comune: “Fate presto, il mar Mediterraneo sta diventando un cimitero”.

Il format Duels, organizzato dal portale Tiscali.it torna dopo l’esordio durante la campagna elettorale. E si concentra  sui temi divisivi che impegnano la politica ma prima di tutto noi, i cittadini. L’immigrazione e la gestione dei flussi è certamente uno di questi.

I “duellanti”  sono Cheick Tidyane Gaye, senegalese, ormai cittadino italiano, laureato in filosofia, membro dell’Accademia internazionale di letteratura Contemporanea Lucius Anneus Seneca. Vive ad Arcore e parla un ottimo italiano. La controparte è Giandamiano Lombardo, presidente di Federalberghi nell’arcipelago della isole Pelagie dove insiste anche, soprattutto, Lampedusa, volente o nolente, da dieci anni la nostra Ellis Island, il lembo di terra italiana a due passi dall’Africa che è la principale porta d’ingresso in Europa della rotta dei migranti.

In questi giorni si contano ormai 96 mila sbarchi. Nel 2021 furono 63 mila. Nel 2020, 33 mila ma il mondo era chiuso e nessuno partiva. Il primo atto del governo Meloni è stata la circolare del ministero dell’Interno che impedisce alle navi delle ong per lo più straniere di entrare nei porti italiani se non hanno seguito alla lettera la procedura. Quasi mai, operando in mare aperto con barconi alla deriva, le seguono. Quella scelta ha provocato un incidente diplomatico con la Francia non ancora sanato. E intanto in queste ore tre navi cariche di migranti stanno entrando nei porti del sud Italia. Il governo nega che sauna marcia indietro. Ma lo è.     

Il dato interessante è che nessuno dei duellanti fa l’errore, nell’ intervista, di confondere in prima battuta il tema dell’immigrazione con quello della sicurezza. Rispetto a certa politica, siamo già un pezzo avanti.

Come prima questione si cerca di fissare un giudizio su come si è comportata l’Italia in questi dieci circa il dossier immigrazione. Ultima circolare, rivisitazione più addolcita dei decreti Salvini, compresa.

Cheick Gaye boccia la circolare. “Un paese civile come l’Italia dovrebbe evitare di prendere decisioni del genere - dice  - visto che fermare i flussi con i muri navali non è certo la soluzione”. E’ giusta la divisione tra rifugiato politico e migrante economico “sappiamo bene che non possono venire tutti qua perchè il lavoro non c’è”.

La questione passa in fretta da un tema nazionale, italiano, all’essere quello che dovrebbe realmente essere: un dossier europeo. 

“Visto da Lampedusa - entra in gioco Lombardo -  da questo lembo di terra al confine tra nord e sud del mondo che in questi anni ne ha viste cosi tante,  credo che la prospettiva sia molto diversa. Il problema non è asilo o non asilo. Sono un isolano, un uomo di mare e comprendiamo che il problema va oltre le ong e le dinamiche dell’accoglienza. E’ chiaro che non si può negare il salvataggio e la prima accoglienza. Ma poi? E’ su quello che succede dopo che l’Italia e tutta Europa hanno fallito”.

Gaye “comprende” l’Italia che dice no ai flussi: “La posizione geografica di questo bellissimo paese fa sì che le rotte passino in pratica tutte da qui ma è chiaro che l’Italia non può farsi carico di tutto”. E gioca con i paradossi: “Così come stanno andando le cose non va bene. l’Italia deve tornare in Europa e pretendere di discutere nuovi accordi. Ora le campagne elettorali sono finite e il governo e chi sta all’opposizione non deve sempre creare un ring su questi temi in cerca di vita”.

Il presidente di Federalberghi ne fa anche, curiosamente, una questione di lessico. “Se anche voi giornalisti la smetteste di usare un linguaggio sbagliato e ansiogeno,  sarebbe meglio per tutti”. “Sbarco”, ad esempio è sbagliato: “Quando arrivano le navi cariche di migranti non è mica lo sbarco in Normandia  o qualche altra operazione militare: arrivano persone con il loro carico di vite che hanno appena messo a rischio attraversando il mare”.

Le analisi per lo più coincidono: questione di buon senso, dopo tutto, che spesso fa a cazzotti con la propaganda del momento che finora, in quasi dieci anni non ha risolto molto. Anzi. “Io spero una cosa - è l’auspicio di Gaye - che l’Occidente diminuisca la sua influenza sulla politica interna di questi paesi che molti voi chiamano del terzo mondo e sottosviluppati”. Soprattutto, insiste con piglio da vero capopopolo “dovete smetterla di sfruttare le enormi ricchezze e le materie prima che ci sono nel nostro paese. Lasciateci in pace a sfruttare il nostro greggio e vedrete come cambiano le cose”.  A questo punto il filosofo senegalese lancia la sfida alla premier Meloni: “Ha fatto campagna elettorale denunciando lo sfruttamento in Africa da parte degli ex colonizzatori.  Bene, visto che è diventata premier, adesso avrà la forza e la coerenza di dire a tutta Europa basta con lo sfruttamento del continente africano. Lasciateci fare e vedrete che chi sta bene a casa sua non parte”.

Lombardo rifiuta questa versione semplificata e, dice, “ molto populista” dello stato delle cose. “La gente scappa dall’Africa perchè avete problemi con la democrazia e i diritti civili, altro che sfruttamento”. Aggiungiamo anche fame, carestie, corruzione, sfruttamento della prostituzione. “Se avessero la democrazia - continua il presidente di Federalberghi - il rispetto dei diritti civili e delle libertà, le assicuro che non scapperebbero. E guardi che io conosco bene l’Africa e i suoi popoli”. Lombardo non ci sta a farsi portare a spasso dal filosofo senegalese. E torna al punto: “Ciò di cui ci dobbiamo occupare qui e ora, subito è impedire alle persone di attraversare questo specchio di mare. Noi li accogliamo ma è una continua sfida tra la vita e la morte. E la cosa che voglio testimoniare qui oggi, e che voglio condividere con più persone possibili, destra sinistra, nord e sud Europa, è che non si possono più contare i morti in questo tratto di mare”.

I duellanti convergono almeno su una possibile soluzione: attivare data base con le richiesta di mano d’opera in Italia, dagli infermieri ai medici passando per l’idraulico e il muratore o il pizzaiolo. Condividerli con le ambasciate e i consolati e a quel punto attivare flussi di arrivi. “Abbiamo bisogno di mano d’opera qualificata e magari arrivasse dai paesi africani”. Anche per combattere l’inverno demografico che sta colpendo L’Italia.   

 

 

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