[La polemica] La crociata di Zucca contro la Polizia. I poliziotti aspettano Strasburgo per avere giustizia

Zucca è stato il sostituto procuratore che ha coordinato le indagini sui fatti accaduti a Genova in quel luglio del 2001. Poi ha sostenuto l’accusa in primo grado e si è fatto applicare alla procura generale per il secondo grado nel processo per i fatti della scuola Diaz durante il G8 di Genova

Enrico Zucca
Enrico Zucca

Il dottor Zucca sembra l’ultimo samurai nascosto nella foresta che pensa che la guerra non sia mai finita. Forse, il dottor Zucca andrebbe richiamato dal Consiglio superiore della magistratura che gli dovrebbe ricordare che la funzione di pubblico ministero è impersonale. È l’ufficio che procede, e una volta che il processo si è concluso, il pm dovrebbe disiniteressarsene. E invece il dottor Zucca l’ha presa talmente a cuore, la vicenda, che continua a esternare e a esprimere giudizi che rasentano la diffamazione.

Zucca è stato il sostituto procuratore che ha coordinato le indagini sui fatti accaduti a Genova in quel luglio del 2001. Poi ha sostenuto l’accusa in primo grado e si è fatto applicare alla procura generale per il secondo grado nel processo per i fatti della scuola Diaz durante il G8 di Genova. Sedici anni dopo, e dopo le condanne non per le torture (secondo la Corte europea dei diritti) subite dai quasi cento ragazzi ospiti nella scuola, ma per falso, gli imputati hanno finito di scontare le loro pene (arresti domiciliari per diversi di loro).

Si trattava di quel quadro in formazione che avrebbe potuto diventare il futuro gruppo dirigente della Polizia di Stato. Il fior fiore di investigatori, di funzionari di polizia condannati in secondo grado per aver sottoscritto documenti sui fatti la cui ricostruzione è stata  ritenuta falsa. Ma non è questo l’oggetto del contendere. È mai possibile che il pm che ha fatto il processo, che conosce gli atti, che è consapevole dei capi di imputazione paragoni gli accusati a dei torturatori, o meglio ai complici dei torturatori?  È vero che ne accenna la Corte europea dei diritti in un ricorso, ma proprio perché Zucca è stato il pm del processo, la sua esternazione non fa giustizia della verità processuale. Gli imputati non sono torturatori né complici di torturatori. Che la Procura di Genova non è stata in grado di identificare.

L’obiezione vera è che una parte dell’opinione pubblica continua a non voler chiudere i conti con Genova, 16 anni dopo. Dimenticando che una parte del movimento aveva deciso di accogliere i potenti della terra mettendo Genova a ferro e a fuoco. Ma il punto soprattutto è un altro: gli imputati hanno scontato per intero la pena. Diversi di loro sono stati costretti ad andare in pensione, a cambiare mestiere. Quelli che sono stati esemplari cittadini che hanno accettato il giudizio della magistratura (altri ““galantuomini” al loro posto avrebbero cambiato identità e Paese) ora, sono rientrati in servizio.


Ecco lo scandalo, per alcuni. Ma come si fa a dare ruoli dirigenti a chi si è macchiato di reati così orrendi? Intanto andrebbe ricordato che è pendente alla Corte di Strasburgo un ricorso degli imputati. La decisione della magistratura di Genova è controversa. Diciamo che le condanne hanno molto risentito di un clima nel Paese che chiedeva “giustizia” sommaria. Ma detto questo, andrebbe ricordato ai moderni censori che sono stati gli stessi giudici a fissare il tempo della “interdizione” agli imputati ai pubblici uffici (pena accessoria). Il che significa che una volta superati quei tempi, il cittadino-imputato torna a essere un cittadino che può riprendere il suo lavoro.


Ma proprio la presa di posizione di una famosa blogger che si è schierata a favore del dottor Zucca ha fatto riaffiorare ricordi di un tempo passato. Sulla vicenda di Genova si innescò una sorda guerra di potere per defenestrare l’allora capo della polizia, il prefetto Gianni De Gennaro. E la blogger fu anche indagata per reati gravissimi.
Dopo sedici anni è come se qualcuno non volesse scrivere la parola fine.