Dagli Usa all'Italia, la confessione del serial killer: "Sono io il mostro di Firenze"

Scoop del settimanale Tempi, poi ripreso dal Giornale: un giornalista si sarebbe offerto come biografo dell'imprendibile Zodiac che seminò morte negli Usa a fine anni Sessanta. E che avrebbe poi ammesso di aver ucciso nelle campagne toscane, dove si trasferì in seguito

Da sinistra: Pietro Pacciani, un possibile identikit di Zodiac Killer e la scena di uno dei delitti del mostro di Firenze
Da sinistra: Pietro Pacciani, un possibile identikit di Zodiac Killer e la scena di uno dei delitti del mostro di Firenze
di Cristiano Sanna   -   Facebook: Cr.S. su Fb   Twitter: @Crikkosan

C'è un filo rosso che lega il caso di un assassinio seriale americano che nessuno ha mai preso né indentificato, con i delitti del mostro di Firenze? Di più, pare esserci la confessione del responsabile di tanti omicidi rituali. Lo scoop per l'Italia è del settimanale Tempi e di Francesco Amicone, cronista del Giornale che racconta come la Procura di Firenze stia indagando su uno scritto di poche pagine, in cui il serial killer statunitense non solo ammette i delitti che hanno insanguinato l'Italia dal 1974 al 1985, ma fornisce al giornalista e biografo che quella confessione ha raccolto, le soluzioni di alcuni enigmi cifrati con cui era solito sfidare la polizia americana dopo ogni sua impresa. L'imprendibile Zodiac killer, di cui esiste solo un probabile identikit, dice di essere la stessa persona che dopo aver ucciso sei innocenti nella California di fine anni Sessanta, si spostò per lavoro in Italia. Continuando a colpire, metodico e inafferrabile. 

Le indagini su Vigilanti e i nuovi elementi

Per i delitti del mostro di Firenze non esiste al momento un colpevole. Il caso è stato riaperto di recente e gli inquirenti indagano su Giampiero Vigilanti, anziano ex legionario che conosceva i cosiddetti "compagni di merende" (Pacciani, Lotti, Vanni) e anche il medico Francesco Narducci, trovato morto dentro il lago Trasimeno nel 1985 e che potrebbe essere il collegamento tra gli esecutori materiali degli otto duplici omicidi e il "secondo livello" di insospettabili dell'alta società, legati da rituali di sesso, occultismo, feticismo e morte. Nella casa di Vigilanti sono stati sequestrati proiettili compatibili con quelli usati dal mostro di Firenze. Ma la testimonianza del killer americano, resa ad un giornalista, e riportata in Italia dal settimanale Tempi ora ripreso dal Giornale, ribalta tutte le ipotesi formulate finora e se riscontrata presenterebbe una confessione spettacolare: lo Zodiac killer americano è lo stesso che ha firmato i delitti del mostro in Italia. Addirittura secondo il sito Ostellovolante che analizza il modo in cui sono stati interpretati i messaggi cifrati di Zodiac, il suo nome sarebbe Giuseppe "Joe" Bevilacqua. Ma le altre fonti giornalistiche non si spingono fin lì. Il Giornale tiene il nome riservato. Il Giuseppe "Joe" Bevilacqua di cui si parla era già comparso in un'inchiesta giornalistica degli anni Novanta, e un uomo con quel nome aveva testimoniato nel processo a Pacciani, prima condannato all'ergastolo, sentenza poi annullata che avrebbe dovuto portare a un nuovo processo, se Pacciani non fosse stato stroncato nel mentre da un infarto. Il serial killer secondo le carte in possesso della Procura fiorentina sarebbe un ex agente del Cid, Criminal Investigation Command, divisione dell'esercito americano che si occupa di crimini commessi da militari o ex. Già a metà anni Sessanta si trasferì per lavoro in Italia e ci rimase. 

Il killer che Vanni chiamò "Ulisse"

Se le sue dichiarazioni trovassero riscontro, il killer Zodiac poi arrivato in Italia sarebbe l'uomo chiamato "Ulisse" da uno dei compagni di merende, quel Mario Vanni poi sotto processo con Pacciani e Lotti per i delitti di Firenze. Vanni ne parlò mentre era in carcere, in una telefonata intercettata nel 2003. Stando a quanto trapelato finora, Zodiac-Ulisse ("un americano, nero" disse Vanni) avrebbe ammesso la sua colpevolezza con il giornalista che si è offerto di scriverne la biografia, in una telefonata dell'11 settembre scorso. Da marzo di quest'anno la Procura di Firenze lavora su quanto emerso da quella telefonata, e sul documento di quattro pagine che contiene il resto della confessione e anche le soluzioni per risolvere alcuni enigmi cifrati lasciati alle forze dell'ordine e alla stampa americana dallo Zodiac Killer. Che nell'incontro-confessione con il giornalista di cui per ora non si conosce il nome, prima ammette di aver abitato a Lake Tahoe e Santa Rosa, in California, tra il 1966 e il 1970, dove si consumarono i delitti dell'imprendibile Zodiac, poi dice di essersi spostato a vivere in un paesino toscano dal 1974. Veterano del Vietnam, poi nella polizia militare, infine nell'unità speciale Cid, Ulisse-Zodiac conferma di aver incontrato Pacciani nei boschi, la sua versione combacia con quella di Mario Vanni che a sua volta disse di essere convinto che il mostro di Firenze fosse un americano che aveva incontrato proprio Pacciani. Gli scontrini trovati nell'auto di Jean-Michel Kraveichvili e Nadine Mauriot, vittime del mostro di Firenze, e nel luogo in cui furono trovati i loro corpi, sono stati emessi in locali che l'americano incontrato dal giornalista ha ammesso di frequentare.

Costituirsi: impossibile

Innervosito dalle dichiarazioni di Mario Vanni ("lo uccideranno", disse al giornalista) il serial killer aggiunge che diversi suoi colleghi militari sapevano della sua doppia vita. E di non essersi voluto costituire finora per non mettere nei guai altre persone. Forse proprio quelle che conoscevano la sua deviazione criminale? Alla fine della serie di conversazioni, il giornalista-biografo dice di aver suggerito al Zodiac-Ulisse di consegnarsi alla giustizia italiana, ammettendo di essere il serial killer ricercato negli Usa che poi continuò a uccidere nei dintorni di Firenze. Dal settembre scorso i contatti fra i due si sono interrotti, ma la confessione è arrivata alla Procura di Firenze.