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"Subito una moratoria sui vaccini anti Covid: i farmaci siano bene comune". L'appello all'Ue

Un comitato che solo in Italia comprende 43 tra associazioni e sindacati chiede che si applichi la clausola di salvaguardia. Agnoletto: "Scavalcare i brevetti e garantire i farmaci a tutti"

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'Subito una moratoria sui vaccini anti Covid: i farmaci siano bene comune'. L'appello all'Ue

Una della poche voci ad esprimersi con forza perché il vaccino contro il Covid 19 fosse garantito a tutti è stato papa Francesco che ha voluto così indicare il diritto al trattamento come "inalienabile" per tutti i popoli. Ma sono le cronache di queste settimane a dirci che le pari opportunità, in questo frangente, sono tutt'altro che garantite: a regolare la sua distribuzione sono inesorabilmente le leggi di mercato. "Adesso basta con il vergognoso balletto dei vaccini, giocato sulla pelle e sulla salute dei cittadini del mondo, con numeri che vanno e vengono, come in un pallottoliere  impazzito, che tiene tutti con il fiato sospeso!", è la critica piena di Vittorio Agnoletto, medico, esponente di Medicina Democratica, rappresentante del Comitato europeo e di quello italiano dell'ICE, Iniziativa Cittadini Europei. Il suo è un dito puntato contro l'arroganza e lo strapotere delle industrie farmaceutiche, padrone dei brevetti per 20 anni come dei guadagni miliardari ad essi collegati. Alla base un sistema di contratti commerciali che rischiano di tagliare fuori dalle vaccinazioni interi paesi “poveri e incapienti”, con un rischio gravissimo per la salute mondiale.

Vaccini bene comune

Costituito solo pochi giorni fa, al comitato italiano hanno già aderito 43 organzzazioni, fra associazioni e sindacati, tra cui Cgil, Uil, Arci, Gruppo Abele, Un ponte per e Acli, giusto per citarne alcune. "Occorre spezzare il pesante ricatto di Big Pharma sulla salute di 446 milioni di cittadini europei e di 7,8 miliardi di esseri viventi - ha detto Agnoletto, docente di Globalizzazione e Politiche della Salute all'Università degli Studi di Milano - con misure immediate e precise, a livello europeo e mondiale". Tra quelle richieste le licenze obbligatorie, una immediata moratoria sui brevetti e la messa a disposizione di tutti di vaccini quale bene comune

Da qui una petizione europea (ICE www.noprofitonpandemic.eu\it ) con l'obiettivo di raccogliere un milione di firme nell'Unione europea e 180 mila in Italia, si legge in una nota diffusa dalla campagna sostenuta dai 43. 

Obiettivo: produrre in casa i vaccini

Ma come si può uscire da quella che il comitato chiama "trappola"? Intanto l'Italia e l'Unione europea dovrebbero ricorrere alle licenze obbligatorie, ovvero una clausola di salvaguardia prevista dagli accordi sulla proprietà intellettuale dell'Organizzazione mondiale del commercio (gli accordi Trips) che autorizza gli Stati, in una situazione di pandemia e di difficoltà economica, a produrre direttamente i farmaci salva-vita come i farmaci generici, scavalcando il brevetto. Ma un altro importante passo da compiere è quello di appoggiare le richieste di India e Sudafrica di un’immediata moratoria sui brevetti per i vaccini e i farmaci anti-Coronavirus e rivendicare che "i brevetti finanziati coi soldi dei cittadini siano pubblici e quindi i vaccini vengano considerati un bene comune".

Nelle mani delle grandi aziende farmaceutiche "c'è una concentrazione di potere mai vista, che riduce a carta straccia ogni accordo commerciale e che si fa beffe delle multe". Le associazioni ricordano infatti che Big Pharma in due anni, nel 2016 e 2017, è stata multata per 2,9 miliardi di dollari, ma in quegli stessi anni i ricavi sono stati rispettivamente di 524 e di 551 miliardi. E’ evidente, quindi, come la minaccia, più che giustificata, di ricorrere alle vie legali non sortisca alcun effetto. Basti pensare che, secondo Bloomberg Intelligence, le case farmaceutiche incasseranno complessivamente, 20 miliardi di dollari di soldi pubblici, tra il 2020 e il  2021. A ciò si aggiunga che  l’industria farmaceutica è tra i settori che riesce maggiormente ad aggirare i sistemi fiscali nazionali, spostando i ricavi nei Paesi nei quali la tassazione è minore.

"E' intollerabile - ha aggiunto Agnoletto - che a noi cittadini finanziatori sia precluso persino il diritto  di conoscere le condizioni contrattuali attraverso cui abbiamo distribuito i nostri soldi: infatti, i contratti sono secretati e pare contengano una clausola che solleva le aziende da risarcimenti per eventuali gravi eventi negativi conseguenti alla vaccinazione, che ricadrebbero sulle istituzioni, e quindi sulle  nostre tasche". 

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