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Il pranzo in mensa, il pomeriggio con gli amici, i film e un'estate senza ferie. Vi racconto la vita semplice di Francesco

Ecco come trascorre le sue giornate. Per Bergoglio regnare è servire non farsi servire, secondo il vademecum di comportamento lasciato da Gesù agli apostoli

Carlo Di Ciccodi Carlo Di Cicco   
Il pranzo in mensa, il pomeriggio con gli amici, i film e un'estate senza ferie. Vi racconto la vita semplice di Francesco

A caccia di segreti della vita quotidiana  di persone celebri? E perché no? E perché non tentare di intrufolarsi anche nelle ore giornaliere di un papa diventato così popolari come è Francesco?

D’estate, poi, la tentazione  di gossip può diventare irrefrenabile,mettendo in giro perfino belle cose di pura invenzione. E mi capita che quando mi chiedono di scrivere o raccontare la quotidianità di un papa mi sorga il dubbio e a mia volta mi domando se valga la pena ripetere cose generiche che non cambiano in nulla la vita quotidiana di miliardi di persone. Per un papa poi si mettono insieme le cose più disparate e incontrollate. Esiste una sorta di licenza di racconto dove tutto va bene purché aiuti a mitizzarne la figura. Ossia tutto il rovescio di quanto si sforza di fare Francesco, impegnato fin dalla sera dell’elezione a comunicare un messaggio preciso: la Chiesa è una realtà che vuole stare vicina alla gente per imitare Dio che in Gesù si è reso vicino alla vita delle persone. E quando non vive accanto alla gente, ascoltandone il grido di aiuto, non è fedele al Vangelo e deve esaminare come convertirsi.

Papa Francesco sta in questo: semplificare un ruolo importantissimo, spogliandolo il più possibile di regalità e presentandolo come un servizio. Regnare è servire non farsi servire, secondo il vademecum di comportamento lasciato da Gesù agli apostoli. E allora ci si può chiedere la rilevanza di occuparsi del colore dei calzini di Bergoglio, di quale stoffa è fatta la sua talare bianca, di chi sia il suo barbiere, il suo calzolaio, rispetto alla rilevanza di capire il messaggio che vuole comunicare: la vita di ciascuno – non solo di un papa – vale nella misura in cui si incarna in mezzo alla condizione di vita della gente per renderla più vivibile e serena. Fare l’ospedale da campo, ripetuta da Francesco come modello di come essere Chiesa, vuol dire questo: ricordarsi che Dio si è incarnato per rovesciare la scala di importanza che si annette alle cose. A Francesco non interessa nulla se la gente si ferma a guardare il suo indice e non guarda invece chi e che cosa l’indice indica.

Francesco pensa che essere cristiani sia una cosa seria perché aiuta a vivere nella gioia entro un quotidiano faticoso, serve a ridurre il dolore causato dalla miseria, dalla malattia, dalla violenza, dalla discriminazione, dalla prepotenza, dall’egoismo, dall’uso improprio del denaro e del potere della politica. Un gossip vaticano riferisce quanta ilarità causa al papa quanto gli riferiscono delle attenzioni alla sua vita senza alcuna verifica dove l’invenzione predomina. 

La sua vita quotidiana è organizzata in una disciplina interiore appresa negli anni di formazione alla vita gesuita. Lui resta un’anima gesuita che opera con l’obiettivo della gloria di Dio e tutto il resto ha un valore relativo. Anche da papa; le sue abitudini le mantiene compatibilmente con il ruolo. Non ha l’abitudine di fare le ferie, di andarsene in villeggiatura. Resta nel luogo di vita quotidiana sebbene faccia cose diverse dal resto dell’anno perché cambiare lavoro e già un riposo. Lo diceva anche don Bosco che voleva dai suoi seguaci che lavorassero senza stancarsi. Ci riposeremo in paradiso, usava dire mentre suggeriva di intercambiare lavoro per riprendere fiato. Bergoglio ex allievo salesiano ha spiccata questa abitudine di laboriosità costante svolta con naturalezza tale che incanta e sembra eroica a gente abituata a scansare fatica piuttosto che a lavorare.

Bergoglio è un ecclesiastico dal volto umano, ma ecclesiastico e quindi con uno stile austero verso se stesso come in genere hanno gli ecclesiastici che vivono con gioia la loro vocazione. Una domanda da farsi ora è la seguente: è cambiato e in che misura lo stile di vita di Francesco rispetto ai primi mesi di pontificato? No, non è cambiato nella sostanza e quello che le cronache hanno raccontato nel 2014 vale ancora oggi. Salvo avvicendamenti di nomi tra i collaboratori papali.

Prima di Francesco non era mai accaduto di vedere un papa che si muove nei locali della curia, nei corridoi immensi e luminosi del Palazzo apostolico accompagnato da un semplice usciere con il quale scambia una felice conversazione. Ora non solo capita, ma è stile abituale. Il Papa gira in Vaticano senza il codazzo di dignitari di rappresentanza perché indica concretamente la possibilità di semplificare la tradizione. Anche la sicurezza ormai è garantita in forma discreta e a distanza grazie alle nuove tecnologie. Apparentemente sembra che non ci sia copertura, in realtà è monitorato dalla gendarmeria e dalle guardie svizzere con estrema discrezione in ogni movimento.

Una caratteristica rimane anche l’aspetto prevalentemente religioso che il papa intrattiene con l’ambiente vaticano: egli intende essere visto e considerato come un pastore, per cui pregare e celebrare con la gente resta una priorità. La messa mattutina a Santa Marta, nei giorni che non prevedono impegni di celebrazioni ufficiali e pubbliche, resta un gioiello di servizio in cui il papa affida ai partecipanti riflessioni sul Vangelo che schiudono orizzonti incoraggianti di vita cristiana.

La mattina lavorativa del papa viene occupata dagli impegni  ufficiali, propri di un papa che usa pranzare nella mensa comune di Santa Marta. Lui ama stare con la gente, non la separatezza. Il suo ruolo lo vede come persona “con” gli altri. Tutto cambia nel pomeriggio dove l’agenda se la tiene lo stesso papa che dedica il tempo a curare gli aspetti umani della persona e le relazioni che gli stanno a cuore, con telefonate, lettere, incontri privati. Solo dopo si vengono a sapere certi incontri singolari con i poveri o per trattare aspetti culturali mescolati con l’amicizia, come i dialoghi con Scalfari o con il direttore di Civiltà Cattolica, vecchi amici argentini e non o la visione di qualche pellicola straordinaria, come è stato per l’ultimo film di Scorzese sui martiri gesuiti in Giappone uscito con il titolo Silence. Dalle 4.45 del mattino alla cena delle 20 e al riposo notturno sempre prima di mezza notte non ci sono segreti particolari. Di eccezionale resta papa Francesco stesso nella sua capacità di rendere ordinario quanto invece è straordinario. 

Carlo Di Ciccodi Carlo Di Cicco   

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