Violenze sui detenuti nel carcere di Santa Maria Capua Vetere: le immagini terribili di pestaggi e torture

Il video è stato pubblicato dal quotidiano Domani. In esso si vedono gli agenti in tenuta anti sommossa che picchiano e manganellano i detenuti

di An. L.

Con una ridda di distinguo e prese di posizione anche politiche è il video dei pestaggi nel carcere di Santa Maria Capua Vetere a spiegare cosa succedeva all'interno del penitenziario. Calci, schiaffi, manganellate e botte di ogni tipo erano riservate ai detenuti della struttura campana nel corso di quelle che dalle immagini riprese dalle telecamere a circuito chiuso sembrano vere e proprie spedizioni punitive: sei minuti di violenze inaudite riprese in un video pubblicato in esclusiva dal quotidiano Domani. Lo scoop di Nello Trocchia mette la parola fine sulle polemiche che hanno accompagnato l'inchiesta della procura di Santa Maria Capua Vetere che ha portato a indagare 52 tra agenti di Polizia Penitenziaria e funzionari accusati a vario titolo di tortura, lesioni aggravate, maltrattamenti aggravati, falso, calunnia, favoreggiamento, frode processuale e depistaggio. In tutto, nelle 2349 pagine che compongono il faldone, sono 110 le persone indagate. 

L'inchiesta

Le presunte violenze risalgono al 2020 quando, dopo un caso di Covid 19 all'interno del carcere, scoppiarono le proteste dei detenuti, scontenti anche per via dell'interruzione dei colloqui con i familiari. In 150 si richiusero nelle celle e diedero vita a una serie di azioni di dissenso. La rivolta rientrò dopo che l'amministrazione carceraria promise i test anti Coronavirus a tutti i detenuti. Ma nelle giornate successive quello che venne messo in atto fu ben altro. 

Una serie di perquisizioni punitive e ritorsioni contro i detenuti vennero messe in atto, mentre un numero di 283 agenti di polizia penitenziaria entrò in azione il 6 aprile 2020. Quelle che vennero definite perquisizioni erano di fatto delle spedizioni punitive, dice la Procura, contro 292 detenuti del "Reparto Nilo". A sporgere denuncia contro questi accadimenti sono stati il Garante dei detenuti campano e l'associazione Antigone sulla base di testimonianze arrivate da familiari e dagli stessi detenuti, vittime del pestaggio. Tra di loro, lo testimoniano le immaigni, anche una persona in sedia a rotelle. 

Il Sape: inaccettabile gogna mediatica

Pronto a inoltrare un ricorso è il Sappe, il Sindacato autonomo di polizia penitenziaria, che si rivolgerà al Garante della riservatezza e all'Ordine dei giornalisti contro quella che definisce una "inaccettabile gogna mediatica per gli indagati a Santa Maria Capua Vetere". 

Scrive il capo del sindacato, Donato Capece: "Non capisco e non comprendo perché le tanto invocate esigenze di garanzia, tutela e riservatezza che spesso vengono richiamate per coloro i quali, in un procedimento penale, assumono la veste di indagati non debba valere anche per il personale penitenziario e di Polizia coinvolto nelle presunte violenze nell'Istituto di Santa Maria Capua Vetere ieri ed oggi abbiamo assistito alla pubblicazione, in prima pagina, di alcuni quotidiani delle fotografie di decine e decine di loro, con tanto di diffusione di dati sensibili come nome cognome data di nascita e sede di servizio, come forse mai è accaduto nel raccontare un fatto di cronaca. Un fatto grave, che rischia di mettere in serio pericolo le persone coinvolte che allo stato sono, è utile ricordarlo, indagati".

Sospesi tutti gli indagati

Il  ministero della Giustizia ha annunciato che una volta ricevuta formale trasmissione da parte dell'Autorità Giudiziaria di Santa Maria Capua Vetere dell'ordinanza di custodia cautelare, sono state immediatamente disposte le sospensioni di tutti i 52 indagati raggiunti da misure di vario tipo. Il Dap sta valutando ulteriori provvedimenti anche nei confronti di altri indagati, non destinatari di iniziative cautelari, e ha disposto altresì un'ispezione straordinaria nell'Istituto del casertano, confidando nel pronto nulla osta dell'Autorità Giudiziaria.