[La storia] "Vietato dare meno di 5 a scuola, se no se ne vanno". La circolare salva-studenti

Al Viscontino di Roma la preside, preoccupata per l'abbandono scolastico e di non rattristare troppo i ragazzi, impone una sorta di 5 politico. Perplessità di docenti e ministro

Studenti di fronte al Visconti
Studenti di fronte al Visconti
di Cristiano Sanna   -   Facebook: Cr.S. su Fb   Twitter: @Crikkosan

C'era una volta il 6 politico. Durò pochissimo nella stagione agitata del Sessantotto, quando gli studenti di vari ordini decisero di sfidare il potere dei "baroni" autogestendo esami e ottenendo l'assegnazione della sufficienza "paritaria". Quell'esperienza è diventata per molti l'emblema della democratizzazione dell'Istruzione, per altri l'inizio della morte della meritocrazia, a danno di chi studia e si impegna. Il 6 politico è stato evocato l'anno scorso, con la proposta di ammettere alla maturità anche chi non abbia la sufficienza in tutte le materie, con ovvie polemiche a seguire. Poco prima l'ombra del voto salva-furbi era tornata a manifestarsi con l'idea dell'allora ministra dell'Istruzione, Maria Stella Gelmini, di introdurre il 6 rosso. Una sorta di incoraggiamento con ammonimento allo studente in deficit. Ora è il "Viscontino", cioè le medie del prestigioso liceo classico Visconti di Roma (il più antico della Capitale nel cui complesso stanno anche le elementari) a introdurre il 5 obbligatorio. 

"Se no si offendono e se ne vanno"

Preoccupata dall'abbandono scolastico, la preside del Viscontino, Rossana Piera Guglielmi, ha diramato una circolare in cui stabilisce che i colleghi non possano dare voti eccessivamente bassi. Come ha ricostruito in dettaglio La Repubblica, nella comunicazione al corpo docente si legge: "Non si può attribuire il voto corrispondente al 4/10 (o inferiore a questo) agli alunni di prima media". La motivazione è che sono stati visti "troppi studenti abbandonare la scuola per un 4 in pagella e che un alunno valutato con un 2 o un 3 non ce la farà a recuperare, è provato". Voto basso vessatorio, dunque, e che manderebbe in crisi l'autostima dei ragazzini. Nel dubbio, 5 per tutti, nonostante ci siano docenti che hanno fato notare che in questo modo si dà una mazzata al valore della preparazione di chi ha davvero studiato. In precedenza il Visconti er stato oggetto di polemiche per il suo Rapporto di autovalutazione in cui si leggeva che "tutti, tranne un paio, gli studenti sono di nazionalità italiana e nessuno è diversamente abile". 

La perplessità del ministro

Circa la comunicazione della preside del Viscontino si è espresso il perplesso ministro dell'Istruzione, Marco Bussetti. Ricordando che "per legge i voti vanno dall'1 al 10, ma comprendo che non è mai una cosa semplice ricevere una brutta valutazione". Il titolare del Miur si è sentito obbligato a specificare che "il voto non è un giudizio sulla persona". Ma la preparazione è una questione personale. A chi dare la responsabilità dei cattivi voti, se no? Forse ai professori, che già faticano a tenere a bada le classi e nel loro ruolo di educatori, di fronte a ragazzini molto spesso spalleggiati dagli stessi genitori? E' sbagliato far capire ai ragazzi che studiare e prepararsi come si deve fa parte del diventare una persona migliore, un cittadino migliore che un domani dovrà prendersi anche più responsabilità rispetto a quando la preoccupazione è sostenere un compito in classe, un test o un'interrogazione? Domande. In una Scuola in cui ci si accapiglia a intervalli regolari sul togliere o meno l'uso del cellulare in classe ai ragazzi. Roba che per molti è un diritto acquisito. Guai a scalfirlo.