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Il video inaspettatamente virale del crollo del ponte di Genova a 5 anni anni dalla strage del Morandi

Fra i partecipanti ci sono due campioni del mondo, attori e cantanti. Salvini rompe il protocollo e parla col cuore

Massimiliano Lussanadi Massimiliano Lussana   

Ci sono due momenti di storia recente che ciascuno di noi difficilmente dimentica. Il primo è dov’era nel momento in cui sono crollate le torri gemelle, l’11 settembre 2001; nel mio caso ero andato a trovare un amico che lavorava al Senato della Repubblica. Il secondo è dov’era quando è crollato il ponte Morandi, il 14 agosto 2018 e nel mio caso ero nel piccolo cimitero di San Vigilio di Marebbe in Val Badia.

E perché ci ricordiamo queste due date e non altre, chessò quelle di terremoti e inondazioni, anche più gravi per il bilancio tragico di vite umane?
Perché, per drammatiche che siano le calamità naturali, sono imprevedibili per definizione, poi si può discutere delle responsabilità umane, ma insomma il concetto è chiaro.

Invece, un attentato di quel tipo era qualcosa di mai visto prima, che ha sconvolto le nostre vite. E, soprattutto, può succedere un terremoto o un’alluvione, ma un ponte non può e non deve cadere. Ecco perché tutti ci ricordiamo dov’eravamo il 14 agosto 2018 alle 11,36. E poi fa impressione quell’anno, 2018, che significa che ne sono passati già cinque e sembra ieri.

Proprio per questo il vizio della memoria per ricordare quei 43 morti, “vittime dell’avidità”, va sempre esercitato e ho trovato splendido il modo di farlo ideato quest’anno dal direttore di Telenord Giampiero Timossi che ha deciso di ricordare le 43 vittime con un filmato assolutamente minimalista, ma proprio per questo fortissimo, definitivo.

Prima le testimonianze e le frasi choc del processo per il crollo del Ponte in corso a Genova, che danno già la verità storica, seppur non ancora quella processuale su ciò che è successo. E poi, semplicemente, le voci di 43 persone - i giornalisti dell’emittente, gli opinionisti, personaggi della società civile, della politica, delle istituzioni, del mondo dello sport e dello spettacolo - che dicono semplicemente un nome e un’età di una vita spezzata quel drammatico giorno sotto il diluvio e con un ponte che crollò semplicemente per incuria.

E così insieme al direttore, a tutti i suoi giornalisti, agli opinionisti, all’editore di Telenord Massimiliano Monti, ci sono due campioni del mondo del 2006, oggi allenatori di Genoa e Sampdoria, come Alberto Gilardino e Andrea Pirlo, e poi due fra i giocatori più rappresentativi delle rispettive squadre, Fabio Borini e Mattia Bani, due ex capitani di Genoa e Sampdoria sempre pronti quando il cuore chiama, Claudio Onofri e Enrico Nicolini, un campione indimenticato e indimenticabile come Thomas Skuravy, l’ex portiere Gigi Turci.

E ancora due giovani rapper amatissimi dai giovani, Alfa e Olly, la vicepresidente vicaria del CONI, olimpionica di lancio del martello in più edizioni dei Giochi, Silvia Salis, Valerio Lundini, che è inconfondibile e riconoscibilissimo. E grandi firme del giornalismo come Franco Ordine e Marco Ansaldo, numero uno degli analisti di Turchia in Italia.

E poi c’è pure un po’ di politica, purché legata in qualche modo al Ponte: il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti del governo di Giorgia Meloni Edoardo Rixi, che ricopri lo stesso ruolo nel primo esecutivo di Giuseppe Conte, quello gialloverde, ed è stato colui che ha materialmente scritto il “decreto Genova” che permise di ricostruire il ponte a tempo di record. E poi il presidente di Regione Liguria Giovanni Toti, che fu commissario per l’emergenza, e il sindaco di Genova Marco Bucci che lo è stato per la ricostruzione del nuovo viadotto San Giorgio.

Ma anche la politica qui è bipartisan e quasi polipartisan, perché di fronte al più grande scandalo dell’Italia repubblicana, un ponte che cade per incuria, non c’è colore: e allora ecco il senatore del MoVimento Cinque Stelle, fedelissimo contiano, Luca Pirondini e i segretari provinciale e regionale del Pd Simone D’Angelo, che ha una voce baritonale incubo della maggioranza in consiglio comunale a Genova, impossibile da non ricordare e riconoscere, e Davide Natale.
E, ancora, cantanti come Sergio Caputo, il primario della clinica universitaria di Malattie Infettive del Policlinico San Martino Matteo Bassetti, il cabarettista Andrea Di Marco che, quando si chiede cuore, c’è sempre, Maurizio Lastrico che anche da celebrità televisiva non ha mai dimenticato le sue origini. E tantissimi altri, fra cui chi scrive.
Ma l’emozione più forte arriva quando a ricordare Possetti è sua sorella Egle, presidente del comitato dei parenti delle vittime.

Che è la stessa signora, uno scricciolo pieno di forza, che alla commemorazione ufficiale dell’altro giorno ha lanciato il suo j’accuse contro tutti i colpevoli, sottolineando come ci sia il rischio di oblio e nebbia sul processo per il crollo e la ricerca dei responsabili. E confessa -  a nome dei parenti delle vittime - che, finchè non sarà finito il processo, fino all’ultimo giorno, non si sentirà tranquilla. Per sé, ma per l’Italia.

Parole che sono state anche il preludio al discorso più forte di sempre di Matteo Salvini: “Noi piangiamo 43 vittime non della sfortuna, non del caso o del cambiamento climatico, ma della avidità dell'uomo e spero che qualcuno paghi il conto". E’ come se il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti per qualche minuto stracciasse il cerimoniale e tornasse per un po’ in un tempo sospeso un semplice cittadino che può lanciarsi alle spalle i discorsi ufficiali un po’ formali preparati dagli uffici e invece lasciar parlare la sua coscienza e le sue passioni. Parla sotto il ponte nuovo, Salvini: "Questo ponte è rinascita, ha dimostrato unità ed efficienza. Conto di tornare l'anno prossimo con un disegno legge che equipari i cittadini vittime dell'incuria alle vittime del terrorismo. Ci sono stati miliardi di profitto, da investire in manutenzione ma non è stato fatto". Salvini esprime anche il suo ricordo indelebile di quando partecipò ai funerali delle vittime del Morandi: “Entrammo davanti alle bare, io e Luigi Di Maio, che eravamo i due vicepresidenti del Consiglio, e provai un’emozione talmente forte che non avevo mai provato”.

Ecco, personalmente, fare parte di questo video – che sta diventando virale - mi dà la stessa emozione.
La stessa ricerca della verità. E non della vendetta, ma della giustizia. Che è qualcosa di molto più forte.
E, spero, devastante, anche nella coscienza, per i colpevoli di tutto questo.

Massimiliano Lussanadi Massimiliano Lussana   
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