Bruno Vespa travolto dalle polemiche: "Ha dato in pasto al pubblico la sopravvissuta di femminicidio"

Social scatenati contro le domande fatte dal giornalista a Lucia Panigalli durante la puntata di Porta a porta. La denuncia di Giulia Giornaliste

Bruno Vespa travolto dalle polemiche: 'Ha dato in pasto al pubblico la sopravvissuta di femminicidio'
di A. L.

Monta la polemica intorno alla puntata di Porta a Porta di martedì sera durante la quale il conduttore Bruno Vespa ha intervistato una donna sfuggita a un tentativo di femminicidio da parte dell'ex compagno. I social si scatenano contro la sequela di "domande incalzanti" definita da più parti "vergognosa" e "indegna del servizio pubblico". L'associazione "Giulia - Giornaliste" attacca il noto collega, reo di aver "dato in pasto al pubblico la sopravvissuta di femminicidio". Lucia Panigalli vive sotto scorta da quando Mauro Fabbri, con il quale aveva avuto una relazione durata pochi mesi a cui lei aveva messo fine, aveva tentato di ucciderla a coltellate e per questo era finito in carcere. Senza però sollevarla dal pericolo. Durante la detenzione infatti, l'uomo aveva assoldato il compagno di cella, un bulgaro, per finire il lavoro lasciato in sospeso: l'omicidio della donna che aveva osato lasciarlo.

Tornato libero però l'uomo non assolve al compito e anzi denuncia Fabbri (dopo aver intascato i 75 mila euro pagati per l'omidicio ndr) che viene processato ma assolto: il "mandato per l'omicidio" poi non consumato non costituisce reato. Quanto accaduto è gravissimo ma, nonostante ciò, Fabbri ottiene uno sconto di pena per buona condotta. Oggi vive a 4 chilometri dalla casa di Lucia.

"Mi sento come se fossi una malata terminale", confessa la donna nello studio di Porta a porta, descrivendo il sentimento di chi vive sotto costante minaccia di morte. Nonostante questo, accusa Paola Rizzi sul sito di Giulia, il giornalista conduttore dello storico programma serale di Raiuno, mette in scena "un’inaccettabile intervista, che vittimizza la vittima". 

"Signora, se avesse voluto ucciderla l’avrebbe fatto", è una delle frasi pronunciate da Vespa accompagnata da un'espressione sorniona. Scrive Rizzi: 

Vespa "perde l’aria grave e rispettosa che aveva poco prima intervistando il potente di turno, Matteo Renzi, e assume un’aria scanzonata e rilassata. Se ne frega che ci sia una sentenza che ha mandato in galera Fabbri per il primo tentato omicidio. Per lui non voleva ucciderla e lo dice interrompendo la donna mentre racconta il primo agguato: l’uomo con il passamontagna che l’aspetta sotto casa e la prende a coltellate, il coltello si spezza e quindi passa ai calci, lei che si divincola e riesce a vederlo in faccia e miracolosamente a scappare. Guardando la foto del volto tumefatto  Vespa commenta: 'In effetti l’aveva ridotta piuttosto male'".
E continua nella descrizione di quanto accaduto ieri: "La interrompe spesso con domande del tipo 'Posso chiederle di che cosa si era innamorata?', che di solito sottintende che è anche un po' colpa sua se si è scelta un tipo così. E insiste: '18 mesi sono un bel flirtino però...'. Vespa in tutti i modi prova a minimizzare tra sogghigni e battutine. 'A differenza di tante altre donne è protetta. Non corre rischi'. Il clou nella frase incredibile: 'Quindi lui era così follemente innamorato di lei da non volerla dividere se non con la morte, finché morte non vi separi come si dice'. Risata mentre Lucia rabbrividisce e gli risponde che non si può associare la parola amore a quello che le è successo"
 
Per l'associazione, Vespa ha violato su tutta la linea la deontologia in particolare il Manifesto di Venezia che, firmato dalla Commissione pari opportunità della Federazione nazionale della stampa, dell'Usigrai e da Giulia Giornaliste, descrive con chiarezza come vanno raccontati i casi femminicidio consumato o tentato sui media, evitando l'empatia con gli assassini e nel rispetto delle vittime, non sottoponendole a un doloroso processo magari per far salire gli ascolti o vendere più giornali. 
 
Quello che potremmo qui considerare un paradosso è che la donna ha accettato di raccontare la sua storia a Porta a porta con il fine di promuovere una proposta di legge scritta insieme alla senatrice di Leu, Laura Boldrini, che determina la modifica dell'art. 115 del Codice penale per punire il mandante di un tentato omicidio. E' evidente che a mancare, in quello studio, è stata la necessaria sensibilità umana, ma soprattutto professionale, necessaria per tenere alta l'attenzione dell'ascoltatore sulla necessità di proteggere le donne vittime di uomini possessivi e prevaricanti. Cioè, come dice il Manifesto di Venezia, "il diritto di cronaca non può trasformarsi in un abuso. Ogni giornalista è tenuto al rispetto della verità sostanziale dei fatti e non deve cadere in morbose descrizioni o indulgere in dettagli superflui, violando norme deontologiche e trasformando l’informazione in sensazionalismo".