[Il reportage] “I vertici di Autostrade colpevoli della strage per avidità e assurda negligenza. Ma questo dolore non si può comprare"

La dura requisitoria del procuratore Rosario Cantelmo durante il processo per il bus precipitato dal viadotto dell’autostrada A16, con 40 morti. “Sapevano che le barriere erano fuori norma. Se ci fosse stata la minima manutenzione la carneficina non sarebbe avvenuta”. Sotto accusa un verbale di consiglio di amministrazione che negò i fondi per avviare la ristrutturazione delle barriere di protezione. “Troppe reticenze e silenzi durante il processo”. Sul ruolo dell’amministratore delegato: “ha un potere immenso ma la difesa vuole farci credere che Castellucci è un corpo senz’anima. Un portavoce che mette a verbale le richieste dei tecnici”. Ora la procura avvia una nuova indagine sulle barriere a rischio su tutta la rete autostradale

[Il reportage] “I vertici di Autostrade colpevoli della strage per avidità e assurda negligenza. Ma questo dolore non si può comprare'

Avidità, profitti d’oro, verità nascoste e assurda negligenza. Con bulloni lasciati marcire per 25 anni pur di far ottenere i più alti dividendi possibili da destinare ai vertici di Autostrade per l’Italia. Con la consapevolezza di avere su 850 chilometri di rete autostradale barriere di protezione logore, lasciate alla lotteria della fortuna degli automobilisti paganti. E guai a chi ci finisce contro. “Ma non tutto è in vendita, non tutto si può comprare. Questo dolore non lo potete comprare...”. Quando dentro la piccola aula di Corte d’Assise di Avellino il procuratore Rosario Cantelmo inizia la requisitoria le sue parole quasi rimbombano, seppure la voce al microfono si sente appena. Non ci sono posti a sedere per i parenti delle vittime, le poche sedie disponibili sono tutte occupate dallo stuolo di avvocati venuti da ogni parte d’Italia per difendere gli 11 manager della società Autostrade per l’Italia, che è la gallina dalle uova d’oro del gruppo Atlantia (tale da consentire utili miliardari ogni anno).

La carneficina e la bimba invalida

Ma i parenti dei 40 morti precipitati cinque anni fa con un bus dal viadotto Acqualonga rimangono ad ascoltare anche in piedi per quattro ore. C’è chi piange e chi sviene quando il magistrato ricorda la dinamica dell’incidente, i corpi dilaniati, le bare che non bastano. I ragazzini morti, gli orfani. E la bimba di cinque anni rimasta invalida al 100 per cento, che tutte le notti piange perché vorrebbe anche lei camminare come gli altri bambini. Ma non può. Ed è già un miracolo che sia sopravvissuta a otto interventi chirurgici alla testa. “Si è cercato di far uscire da questo processo il dramma, i morti” ha detto all’inizio della sua requisitoria Cantelmo “tutte le parti civili si sono ritirate durante il processo dopo essere state liquidate e risarcite dalla società. Si è cercato di trasformare questo dibattimento in un aspetto tecnico o burocratico. Ma la verità è che c’è stata una carneficina, il più grande disastro autostradale della storia di questo Paese, ahinoi appena superato recentemente dalla tragedia del ponte Morandi” (dove sotto accusa c’è sempre Autostrade per l’Italia).

I bulloni marci

Il procuratore mostra le impietose foto dei bulloni corrosi mai sostituiti per 25 anni e li mette a confronto con quelli sani. “Questa è l’immagine più eclatante dell’imperizia, della negligenza e della sciatteria di questa società che ha in gestione il 50 per cento della rete autostradale italiana. Con quali criteri si occupano della sicurezza delle nostre strade? In questo modo? Quanti bulloni marci come quelli del viadotto Acqualonga sono presenti sulle autostrade italiane? Quanti?”. E passa in rassegna i sopralluoghi svolti dai tecnici della società passando per quella strada in auto a 80 chilometri l’ora. “Relazioni scritte? Nessuna”.

Castellucci “corpo senz’anima”

In questa udienza non c’è spazio per le responsabilità del bus che non era a norma e che ha provocato di fatto l’incidente. La procura ha già chiesto 12 anni di carcere per il proprietario del pullman che aveva organizzato la gita pellegrinaggio delle vittime - che erano andate a far visita al paese natale di Padre Pio - e che aveva messo la comitiva a bordo di un mezzo che non era idoneo. Nella requisitoria del procuratore si snocciolano solo le accuse contro i vertici della società Autostrade e il principale imputato è Giovanni Castellucci, l’amministratore delegato della concessionaria autostradale e anche del gruppo Atlantia (al momento indagato anche per il crollo del ponte Morandi).

La pistola fumante - secondo la procura - è un verbale di consiglio di amministrazione del 2008 che negò i fondi per avviare la ristrutturazione delle barriere di protezione su 850 chilometri tra cui il tratto di Acqualonga. “Troppe reticenze e silenzi durante il processo”. E Cantelmo riserva parole dure verso Castellucci: “Avremmo voluto interrogarlo, ma lui si è sottratto. Prima durante le indagini preliminari e poi durante il processo, ma si è sempre rifiutato. E’ un suo diritto, così come è un nostro diritto dare una valutazione di questo silenzio. Eppure il suo ruolo è centrale in questa vicenda - prosegue Cantelmo - perché al centro di tutto c’è la politica aziendale della società, volta al profitto. Ai tanti profitti. Come sono stati spesi? C’è stata una gestione avida?”.

“Castellucci - prosegue Cantelmo nella requisitoria - ha un potere immenso, ma la difesa vuole farci credere che l’amministratore delegato è un corpo senz’anima. Un portavoce che mette a verbale le richieste dei tecnici. E quindi l’esclusione dei lavori di ristrutturazione sul tratto della tragedia li ha decisi lui, eppure la colpa non è sua. Ma dei tecnici che lo hanno consigliato”.

Sapevano che le barriere erano pericolose

Secondo la procura di Avellino la società negò la ristrutturazione su barriere new jersey “a basso potenziale, ovvero scadenti” presenti su 850 chilometri di autostrada pur sapendo che non erano a norma. “Così è scritto nelle relazioni tecniche e così ribadisce il Consiglio di amministrazione di Autostrade”. La società scelse di non spendere altri fondi pur consapevole della grave disfunzione perché “al momento non erano obbligati a sostituirli”. “Ma è falso” sostiene il procuratore “la convezione specificava che dovevano sostituire tutte le barriere”. E ora la procura dopo aver chiesto al giudice monocratico 10 anni di carcere per Castellucci e altri dieci indagati (la sentenza è attesa per la fine del mese di dicembre) vuole verificare dove sono situati gli altri 850 chilometri di barriere “a basso potenziale”. Per evitare altre stragi e altri morti.

La replica della società: “Sconcertati”

In serata è poi arrivata la replica della società Autostrade attraverso una nota ufficiale dell’azienda: “In relazione alle richieste avanzate dal Procuratore di Avellino nei confronti degli imputati di Autostrade per l’Italia nel processo per l’incidente del bus precipitato dal viadotto Acqualonga, l’avvocato difensore della società Giorgio Perroni dichiara: Le richieste di condanna appaiono a dir poco sconcertanti, perché non fondate su alcun dato scientifico oggettivo ed in contrasto con quanto emerso in dibattimento. Si contesta ad esempio alle strutture tecniche della società di aver mantenuto sul ponte Acqualonga barriere che pure rispondono ai più elevati standard di contenimento a livello internazionale, verificati non più tardi del 2015 e confermati dagli stessi periti dell’accusa, sulla base di vizi solo di tipo amministrativo. La decisione contestata si inserisce peraltro all’interno di un progetto di riqualifica delle barriere stesse, deciso su base volontaria da Autostrade per l’Italia, per il quale la società aveva messo a disposizione dei progettisti ben 150 milioni di euro. Siamo convinti del fatto che nelle prossime udienze, nel corso delle quali verranno smentite in toto le considerazioni svolte dall’accusa, sarà possibile per il Giudice cogliere a pieno la differenza intercorrente fra la genericità dell’intervento della Procura e la puntualità del rigore scientifico e probatorio che caratterizzerà invece i singoli interventi difensivi, basati sulle solide argomentazioni tecniche proposte dal Collegio dei loro Consulenti che non sono state minimamente scalfite dalle conclusioni dei Consulenti della Procura e dello stesso Perito nominato dal Tribunale".