[La polemica] I vertici di Banca Etruria sono poveri e non pagano i danni: la beffa delle banche fallite e dei correntisti bidonati

Quando la sanzione delle multe è diventata operativa si è scoperto che questi manager, tutti dirigenti di Banca con una carriera di stipendi da capogiro sono diventati non pignorabili, alcuni di loro addirittura incapienti

La protesta dei correntisti di Banca Etruria
La protesta dei correntisti di Banca Etruria

Bisogna tornare sulla vicenda della signora Giovanna Mazzoni, ex correntista e leader dei tanti cittadini travolto dal crisi delle banche di credito Popolare. E bisogna incrociarla con la storia altrettanto incredibile degli amministratori di Banca Etruria, sanzionati dalle multe per gli errori e le omissioni accertati nella vicenda del fallimento della loro banca. La prima, la signora Mazzoni, al pari dei suoi compagni di sventura avrebbe avuto diritto ad un rimborso m non lo ha ottenuto: i secondo avrebbero dovuto pagare 2,7 milioni di euro, ma non possiedono un soldo di patrimonio. Possibile, direte voi? Purtroppo pare proprio di sì: nel primo caso perché le maglie e le condizioni a cui i cittadini ottengono il rimborso, anche quando viene riconosciuto il dolo della banca, sono molto strette. Nel secondo caso, quello degli amministratori di Etruria, perché quando la sanzione delle multe è diventata operativa si è scoperto che questi manager, tutti dirigenti di Banca con una carriera di stipendi da capogiro sono diventati non pignorabili, alcuni di loro addirittura incapienti.

Hai perso i soldi? Le forze dell'ordine bloccano te

Le due notizie hanno prodotto interessanti sviluppi giornalistici: su La Verità Giacomo Amadori ha raccontato che gli ex correntisti organizzati sono stati - nel corso dei mesi - fermati, schedati, sorvegliati dalle forze dell'ordine perché desistessero dal loro proposito di contestare i politici che avevano predisposto il decreto salva-banche. In alcuni casi questi ex correntisti vengono addirittura seguiti, se escono di casa o se abbandonano la città nei giorni delle feste de L'Unità o dei comizi in cui si immagina che possano intervenire con i loro striscioni, le loro bandiere, le loro proteste dimostrative, come è accaduto alla signora a Giovanna che si è intrufolata in un comizio di Matteo Renzi (mentre i suoi compagni erano stati fermati all'ingresso). Dei condannati di Banca Etruria - invece - ha scritto Enrico Paoli su Libero. Il cronista del quotidiano milanese ha ricordato il caso dei 33 ex consiglieri, sindaci e dirigenti della Popolare dell'Etruria e del Lazio, a cui la Consob ha inflitto ingenti multe (oltre ad aver sanzionato la stessa banca in liquidazione), per violazioni commesse tra il 2012 e il 2014.

Ci spiace, siamo nullatenenti

Gli addebiti più gravi sono quelli relativi alla mancata comunicazione tempestiva di informazioni privilegiate e all'insufficienza delle informazioni fornite in vari prospetti, incluso quello sull'aumento di capitale del 2013. In sostanza: secondo la Consob gli obbligazionisti chiamati a sottoscrivere titoli o impegni - tanti con vicende simili a quelle della signora Giovanna - non erano informati correttamente (a norma di legge) sul rischio delle operazioni in cui erano chiamati a impegnare i propri risparmi. Il totale delle sanzioni per gli amministratori di Etruria, dunque, ammonta 2,7 milioni di euro. Ma buona parte della multa, stiamo parlando di 1,12 milioni di euro, riguarda le violazioni di ex consiglieri e sindaci sulla «valutazione di adeguatezza degli investimenti». Aggiunge Paoli: "Tra i molti multati, oltre all' ex presidente dell'Etruria Giuseppe Fornasari, figura anche Pier Luigi Boschi, ex consigliere e vice presidente della Popolare e padre del sottosegretario alla presidenza del consiglio, Maria Elena, che ha ricevuto nel complesso - ricorda il cronista di Libero - sanzioni per 120 mila euro". Quindi un particolare che sembra inventato o grottesco: «Come farà il signor Boschi - si chiede un deputato della Lega, Paolo Grimaldi - a pagare 120 mila euro se risulterebbe possedere solo un orto?». Infatti - aggiunge Paoli - le visure camerali e catastali fatte dai correntisti delle associazioni sui patrimoni dirigenti condannati, tra cui anche il padre di Maria Elena, avevano certificato che gli ex vertici della banca «sono dei nullatenenti. Non hanno niente». Possibile? Vi confesso che per tre giorni, prima di scrivere questo articolo ho sfogliato le pagine di Libero chiedendomi se ci sarebbe stata una smentita degli interessati, anche solo parziale, a quanto scritto dal quotidiano diretto da Pietro Senaldi. Macché, nulla, nemmeno una riga. Quindi queste due storie italiane finiscono legate da un unico filo, con un beffardo spirito di ribaltamento. Cornuti e mazziati i risparmiatori, relativamente sereni i dirigenti che li hanno convinti a investire i loro risparmi in banche che - secondo la Banca d'Italia - erano già con un piede nella fossa.