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Scandalo finanziario in Vaticano: papa Francesco non molla l'obiettivo di una Chiesa povera

L’affaire del palazzo di lusso londinese registra una sottile polemica tra il segretario di Stato e il cardinale Becciu, che porta alla luce le contraddizioni tra la gestione finanziaria e a una Chiesa dei poveri indicata dal Papa

Carlo Di Ciccodi Carlo Di Cicco   
Scandalo finanziario in Vaticano: papa Francesco non molla l'obiettivo di una Chiesa povera

Con i soldi dei poveri non si possono fare speculazioni finanziarie. Ora anche in Vaticano con la schermaglia pubblica tra due importanti cardinali viene a galla la vera posta in gioco: come realizzare davvero la Chiesa povera e dei poveri. La scelta di Francesco di una Chiesa povera dei poveri che si pensava fosse un desiderio nobile, ma spirituale e astratto come era stato per tanto tempo anche nel passato, produce nel tempo una contraddizione insanabile che richiede scelte drastiche e condivise sulla gestione finanziaria.

La schermaglia tra porporati

A due settimane dalla celebrazione della terza giornata mondiale dei poveri voluta con forza da Francesco, dopo i primi sussurri, si registrano le prime pubbliche ammissioni su cosa accade oltre il portone di bronzo sui soldi donati alla Chiesa a fin di bene. E se da un lato assistere a scambi di vedute alternative tra due porporati di rango su un’affaire finanziario che sta di nuovo terremotando la Santa Sede può suscitare sorpresa e anche un certo disagio, dall’altra si comincia a pensare che non tutti i mali vengono per nuocere.

L’acquisto del palazzo di lusso a Londra

Forse questo scandalo finanziario ancora da venire alla luce in ogni suo risvolto, potrà rivelarsi accelerare l’inizio di una maniera più competente ed evangelica di amministrare il denaro, che resta pur sempre la forza più potente alternativa a Dio. Accade anche in questa vicenda il paradosso che coloro che –dentro e fuori il Vaticano - sono più furbi e corrotti riversano con abilità l’attenzione sui pesci piccoli per distrarre dalle travi che l’intero sistema finanziario mondiale produce e tollera nei più potenti. L’acquisto di un palazzo di lusso a Londra per ricavarci dalla vendita un bel gruzzolo, da affare è diventato senza volerlo la pietra di inciampo per coloro che vi hanno contribuito, nonostante Francesco avesse chiesto di non investire più su fondi speculativi perché non consoni alla natura e ai fini della Chiesa.

Lo scandalo finanziario

La giornata clou per capire cosa stia veramente accadendo si è vissuta ieri, quando il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato ha usato l’aggettivo “opaco” per definire l’investimento di Londra che si sta cercando di chiarire in ogni suo risvolto. Gli ha risposto il cardinale Becciu prefetto del dicastero per le cause dei santi, che al tempo dell’investimento era sostituto alla segreteria di Stato e in tale veste – pare – consentiva e forse sollecitava l’investimento ritenendolo vantaggioso. Perché opaco? Non c’è nulla di opaco, è stata la sua replica alla dichiarazione del cardinale Parolin. Lo scambio di battute tra le due eminenze veniva poche ore dopo la tirata in ballo nel caso della compravendita di Londra addirittura del presidente del consiglio Giuseppe Conte.

Il parere di Giuseppe Conte

Un giornale londinese, rivelava che Conte, pochi giorni prima di diventare presidente del consiglio, nella sua qualità di avvocato, dietro richiesta, aveva formulato un suo parere all’operazione finanziaria, percependone una lauta parcella. Certamente al fine di intorbidare le acque del caso agli atti dei magistrati vaticani. Non poteva mancare qualche nota di misteriosa commistione tra politica e Vaticano, spifferi di misteriose manovre, segreti inconfessabili che hanno sempre circondato la storia dei soldi vaticani. Un aura di mistero che Francesco sta cercando di scardinare in maniera definitiva favorendo in ogni modo la trasparenza finanziaria. Per avere una certezza giuridica sulla vicenda che i cronisti cercano di ricostruire pezzo per pezzo dallo scorso mese di agosto, servirà attendere la fine del processo che si sta istruendo per le cinque persone di dipendenti vaticani individuati e indagati per l’operazione londinese .Riferiamo, intanto, delle inattese dichiarazioni ultime dei due cardinali, ma della speranza che chiarezza si stia facendo.

Un’operazione opaca

È giusto – è la domanda - che il Vaticano, con i soldi delle elemosine, acquisti palazzi di lusso a Londra? “L’obolo di San Pietro secondo me è gestito bene” ma l’investimento finanziario immobiliare al centro della nuovo inchiesta giudiziaria in Vaticano, “è opaco”. “Questa operazione - ha risposto Parolin ai giornalisti a margine di un evento all’ambasciata di Italia presso la Santa Sede - era un’operazione piuttosto opaca. Che cosa era opaco? Ora non entriamo nei dettagli, ora si sta cercando di chiarire”.

La replica del cardinale Angelo Becciu

Tempestiva la replica del cardinale Angelo Becciu affidata all’Ansa: “Perchè dovrebbero essere opache? Anzitutto è prassi che la Santa Sede investa nel mattone, l’ha fatto sempre: a Roma, a Parigi, in Svizzera e anche a Londra. Pio XII fu il primo ad acquistare degli immobili a Londra. Ci è stata avanzata la proposta di questo storico ed artistico palazzo e quando fu fatta e realizzata non c’era niente di opaco. L’investimento era regolare e registrato a norma di legge”. Becciu, che definito «infanganti» le accuse mosse nei suoi confronti da più parti, ha detto di non aver «mai manomesso» i soldi dei poveri, e che le «difficoltà dell’investimento immobiliare londinese sono nate con il socio di maggioranza”, ossia Raffaele Mincione che il cardinale non nomina.

Il fondo intitolato: "soldi dei poveri"

L'accusa che brucia di più e che il cardinale Becciu respinge con sdegno è quella di "avermi dipinto come uno che ha giocato e manomesso i soldi dei poveri” e spiega un po’ di più su soldi e poveri. “In Segreteria di Stato avevamo un fondo intitolato: 'soldi dei poveri'. E ai poveri venivano destinati. Se invece per soldi dei poveri ci si vuole riferire all'Obolo di San Pietro, dobbiamo chiarirci. L'Obolo non è soltanto per la carità del Papa ma anche il sostentamento del suo ministero Pastorale". In ogni caso, aggiunge, si tratta di "accuse infanganti che respingo in modo fermo e sdegnoso. Ho la coscienza a posto e so di aver agito sempre nell'interesse della Santa Sede e mai mio personale. Chi mi conosce da vicino lo può attestare".

Il nuovo segretario di Stato

Le investigazioni sul caso, intanto, proseguono in armonia con il desiderio di Francesco di voler una Chiesa trasparente. In questo vortice figura anche il successore di Becciu alla segreteria di Stato, il venezuelano Edgar Peña Parra che – a quanto pare - ha voluto porre rimedio alla compra vendita. Lo stesso cardinale segretario di Stato, mentre ha espresso un parere sobrio sulla vicenda ha spostato l’attenzione della stampa su problemi ben più gravi per il futuro del mondo. Premono altri eventi come il viaggio apostolico di Francesco in Giappone e in Thailandia del Papa dal 19 al 26 novembre prossimi.

I prossimi viaggi del papa

Secondo il Segretario di Stato sarà una visita importante in quanto occasione per il Papa per lanciare «un appello a prendere sul serio il disarmo, in riferimento alle principali località che visiterà, cioè Hiroshima e Nagasaki». “Oggi – ha precisato il cardinale - siamo davvero in grande pericolo”, “la tendenza è a riarmarsi e ad aumentare gli arsenali anziché diminuirli, senza tenere conto che questo non produce maggiore sicurezza ma sottrae risorse a uno sviluppo sostenibile di tutti gli uomini e di tutte le donne”. Altrettanto grave e costante la preoccupazione per la Siria. “La situazione – ha ribadito Parolin - ci preoccupa, continua a farlo e sembra non avere molte prospettive di soluzione. La Santa Sede ha davvero sempre insistito su questa importanza del dialogo e del negoziato per risolvere questi problemi che però sembrano segnare un po’ il passo e continuano a provocare grandi sofferenze soprattutto a livello di popolazione”.

Il patrimonio della Santa Sede

Sempre a proposito di operazioni immobiliari in Vaticano, su un versante diverso da quello dell’inchiesta, c’è da registrare un’intervista al quotidiano Avvenire rilasciata dal vescovo Nunzio Galantino attuale presidente dell’Apsa ossia il dicastero che amministra il patrimonio della Santa Sede ritenuto nell’opinione pubblica favoloso. “Si tratta – ha certificato Galantino - di 2.400 appartamenti per lo più a Roma e a Castel Gandolfo. E di 600 tra negozi e uffici. Quelli non a reddito sono o gli appartamenti di servizio o gli uffici della Curia. Quanto al loro valore di mercato, è impossibile fare una stima. Prendiamo i palazzi di piazza Pio XII: quanto valgono in concreto? Se ci fai un albergo extralusso è un discorso, se ci metti gli uffici della Curia romana, come ora, non valgono niente. Inoltre circa il 60% degli appartamenti è affittato ai dipendenti che hanno necessità, ai quali viene riconosciuto un canone di affitto ridotto. Questa è una forma di housing sociale: se lo fanno le grandi aziende private, sono realtà benemerite che si prendono cura del personale; se lo fa il Vaticano, siamo degli incompetenti o peggio, che non sappiamo amministrare il patrimonio”.

 

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