Il cardinale Becciu torna in Sardegna per feste Natale e celebra messa nella sua Pattada

Nel corso della predica il monsignore ha parlato delle difficoltà di questo anno flagellato dal Covid, e dell'importanza ancora più grande di trovarsi quest'anno circondati dai propri cari riscoprendo la fede e gli affetti più veri e sinceri

Il cardinale Angelo Becciu
Il cardinale Angelo Becciu
TiscaliNews

Il cardinale Angelo Becciu, finito al centro dell’inchiesta sull’utilizzo improprio dei fondi della Chiesa che ha portato al suo ‘licenziamento’ da prefetto delle Cause dei Santi con la rinuncia dei diritti da cardinale, è tornato a Pattada, in Sardegna, a trascorre le feste in famiglia. “E’ molto sereno, tranquillo e fiducioso - ha detto don Gianfranco Pala, il parroco di Pattada -. La comunità lo ha accolto a braccia aperte. Il paese è con lui. Ci ringrazia per le preghiere che diciamo per lui”. 

L'omelia di Becciu

Il cardinale, come racconta l’amico parroco che lo ha sempre difeso, convinto della estraneità ad ogni addebito, ogni giorno concelebra la messa in parrocchia a Pattada. Nessun riferimento all’inchiesta o al suo ‘licenziamento’, il cardinale Becciu nelle omelie si è soffermato solo sulla liturgia del giorno e sull’emergenza sanitaria. “La sera della Vigilia ha celebrato in cattedrale col vescovo. A Natale in parrocchia insieme a me come ogni altro giorno. Starà dai suoi famigliari per tutto il tempo natalizio. Il paese - ribadisce don Pala - è con lui. Siamo tutti certi che la verità alla fine trionferà”.

Una breve biografia

Giovanni Angelo Becciu è il settimo cardinale nato in Sardegna. Nel quinto Concistoro, dinanzi a 12 delegazioni nazionali, il Papa gli aveva conferito la "berretta" rossa - segno della disponibilità a comportarsi "con fortezza fino all'effusione del sangue" - e l'anello a 14 nuovi cardinali, di cui 11 'elettori' e tre ultraottantenni. Tra gli 11 votanti anche Becciu, originario di Pattada e che sino ad allora aveva ricoperto l'incarico di sostituto della Segreteria di stato Vaticano.

Al neo cardinale e neo-prefetto per le Cause dei santi era stata anche assegnata la diaconia di San Lino, tra le parrocchie romane. Durante il concistoro il Papa Francesco aveva messo in guardia i nuovi cardinali da "ricerca dei primi posti, gelosie, invidie, intrighi, aggiustamenti e accordi, una logica che non solo logora e corrode da dentro i rapporti", ma che "chiude e avvolge in discussioni inutili e di poco conto". "Chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore", aveva avvertito Francesco nell'omelia, non permettendo "che le discussioni sterili e autoreferenziali trovino spazio in seno alla comunità", ed evitando accuratamente "gli intrighi di palazzo, anche nelle curie ecclesiastiche". Parole vane? Si vedrà.