Omicidio Vannini, le rivelazioni dei soccorritori che arrivarono in casa Ciontoli: “Siamo stati ingannati per Marco avremmo potuto fare di più”

Nell’ultimo servizio di le Iene sono state mandate in onda le dichiarazioni di Ilaria e Christian, i due soccorritori arrivati a casa Ciontoli il giorno dell’omicidio

fonte: Mediaset

Nuove rivelazioni sul caso di Marco Vannini, il ventenne morto a Ladispoli, in provincia di Roma, il 18 maggio 2015, dopo esser stato raggiunto da un colpo di arma da fuoco mentre si trovava a casa della fidanzata. A parlare ai microfoni de Le Iene ora sono i soccorritori che arrivarono in casa Ciontoli la notte in cui è ha peso la vita il 20enne.

Parlano i soccorritori

Nell’ultimo servizio del programma di Mediaset sono state mandate in onda le dichiarazioni di Ilaria e Christian, i due soccorritori che a causa delle bugie raccontate nelle telefonate al 118 sono giunti sull’ambulanza, oltre un’ora dopo lo sparo che ha ucciso il ragazzo. I due credendo alle parole dei Ciontoli i avevano attivato una normale procedura da codice verde. Anche perché mai, né Antonio né il resto della famiglia avevano mai parlato di un colpo d’arma da fuoco. “Ci hanno detto che il ragazzo aveva un attacco di panico. L’abbiamo trovato sdraiato a terra, in stato di incoscienza. Io l’ho chiamato più volte – dice ancora Ilaria – Gli ho chiesto di tirare fuori la lingua se mi sentisse, lui l’ha fatto ma non riusciva a dire niente”.

Una montagna di bugie

Non solo la famiglia della fidanzata di Marco ha mentito al 118 sulla vere condizioni del ragazzo ma nelle deposizioni i Ciontoli hanno riferito che, in quel momento, con i soccorritori ci fosse solo Antonio, loro sostengono una cosa ben diversa: “Ricordo perfettamente che erano tutti lì”, dice Christian. E poi Ilaria aggiunge: “A quel punto abbiamo capito che c’era qualcosa che non andava, le condizioni di Marco non coincidevano affatto con un attacco di panico. Abbiamo cambiato il codice da verde a rosso”. Purtroppo, poco dopo le 3, Marco Vannini morirà in pronto soccorso. A ucciderlo, oltre al colpo d’arma da fuoco che gli ha trafitto il cuore, anche e soprattutto la montagna di bugie che è stata messa in piedi..

"Così inguaio mio figlio…”

L’ex comandante della stazione dei Carabinieri, Roberto Izzo, parla per la prima volta della storia. Chiamato dallo stesso Ciontoli, arriva al Pronto Soccorso. E si torna a parlare di una strana frase. Il brigadiere Manlio Amadori ha dichiarato in aula che in caserma Ciontoli avrebbe detto: “Così inguaio mio figlio…”.

Il processo

La storia del 20enne di Ladispoli è tornata alla ribalta qualche settimana fa. Quando, con la sentenza d’Appello, l’omicidio è stato derubricato da volontario a colposo. Secondo l’ultima sentenza, Antonio Ciontoli, sottufficiale della Marina distaccato ai servizi segreti, avrebbe sparato senza volerlo a Marco Vannini mentre mostrava le sue pistole al ragazzo che si faceva il bagno nella vasca dell’appartamento della fidanzata. Quindi, 5 anni rispetto ai 14 della sentenza di primo grado, 3 anni per Maria Pezzillo (moglie di Ciontoli), Federico Ciontoli (il figlio) e Viola Giorgini, fidanzata di Federico. Assolta, invece, Martina Ciontoli, fidanzata di Marco. Tanti aspetti legati alle indagini su quella maledetta sera del 17 maggio 2015 non tornano ai familiari del giovane. La mamma di Marco Marina Conte ha rivelato: 2Se in Cassazione non dovesse essere ribaltata la vergognosa sentenza d'appello, siamo pronti a ricorrere alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo”.