Una “rivoluzione della cura” per la casa comune, il vaccino ecologico di Francesco

Abusare del creato è peccato grave, custodirlo insegna a rispettare le persone afferma il papa che ricorda don Roberto Malgesini martire della carità.

Una “rivoluzione della cura” per la casa comune, il vaccino ecologico di Francesco

Papa Francesco propone la contemplazione come unico vaccino possibile per garantire la cura della casa comune. Nella settima catechesi, dedicata a riflettere sulle vie per guarire il mondo fortemente provato dalla pandemia, il papa ha sottolineato la necessità ormai indifferibile di cessare  lo sfruttamento da rapina delle risorse della Terra se si vuole lasciare un ambiente vivibile alle future generazioni. Passare da subito dall’abuso alla cura poiché senza una vera “rivoluzione della cura” per l’ambiente non c’è futuro. Ai partecipanti all’udienza, ancora un forma ridotta nel Cortile di san Damaso protetti dalle mascherine, Francesco ha evocato la minaccia distruttiva che lascia prevedere lo scioglimento di due grandi ghiacciai dell’Antartide. Insomma è tempo di cambiare registro nel comportamento umano verso la natura, abbandonando anche la cattiva interpretazione della Bibbia che ha portato l’uomo a giustificare lo sfruttamento della terra anziché a spingerlo verso una custodia amorevole per il creato.

“Per uscire da una pandemia, - ha chiarito il papa - occorre curarsi e curarci a vicenda. E bisogna sostenere chi si prende cura dei più deboli, dei malati e degli anziani. C’è l’abitudine di lasciare da parte gli anziani, di abbandonarli: è brutto, questo. Queste persone – ben definite dal termine spagnolo “cuidadores”, coloro che si prendono cura degli ammalati – svolgono un ruolo essenziale nella società di oggi, anche se spesso non ricevono il riconoscimento e la rimunerazione che meritano”. Ma una cura analoga occorre avere verso la terra e ogni creatura. “Abusarne, invece, è un peccato grave che danneggia, che fa male e che fa ammalare. Il migliore antidoto contro questo uso improprio della nostra casa comune è la contemplazione. Ma come mai? Non c’è un vaccino per questo, per la cura della casa comune, per non lasciarla da parte? Qual è l’antidoto contro la malattia di non prendersi cura della casa comune? È la contemplazione”.

La contemplazione guarisce l’anima e senza contemplazione, “è facile cadere in un antropocentrismo squilibrato e superbo, l’“io” al centro di tutto, che sovradimensiona il nostro ruolo di esseri umani, posizionandoci come dominatori assoluti di tutte le altre creature. Una interpretazione distorta dei testi biblici sulla creazione – secondo Francesco - ha contribuito a questo sguardo sbagliato, che porta a sfruttare la terra fino a soffocarla. Sfruttare il creato: questo è il peccato. Crediamo di essere al centro, pretendendo di occupare il posto di Dio e così roviniamo l’armonia del creato, l’armonia del disegno di Dio. Diventiamo predatori, dimenticando la nostra vocazione di custodi della vita”.

Pertanto non possiamo pretendere “di continuare a crescere a livello materiale, senza prenderci cura della casa comune che ci accoglie. I nostri fratelli più poveri e la nostra madre terra gemono per il danno e l’ingiustizia che abbiamo provocato e reclamano un’altra rotta. Reclamano da noi una conversione, un cambio di strada: prendersi cura anche della terra, del creato”.

Importante è cogliere il “nocciolo del problema: contemplare è andare oltre l’utilità di una cosa. Contemplare il bello non vuol dire sfruttarlo: contemplare è gratuità”. Infatti “chi vive per sfruttare la natura, finisce per sfruttare le persone e trattarle come schiavi”.  Non basta se e come ce la caviamo oggi. Ma come diceva “un teologo tedesco, protestante, bravo: Bonhoeffer – il problema non è come te la cavi tu, oggi; il problema è: quale sarà l’eredità, la vita della generazione futura?”. E nell’ottica del futuro Francesco ha avuto un pensiero speciale  per i popoli indigeni “verso i quali abbiamo tutti un debito di riconoscenza – anche di penitenza, per riparare il male che abbiamo fatto loro. Ma penso anche a quei movimenti, associazioni, gruppi popolari, che si impegnano per tutelare il proprio territorio con i suoi valori naturali e culturali”.

L’udienza generale si è conclusa con un ricordo vibrante di don Roberto Malgesini, “il sacerdote della diocesi di Como – ha detto Francesco - che ieri mattina è stato ucciso da una persona bisognosa che lui stesso aiutava, una persona malata di testa. Mi unisco al dolore e alla preghiera dei suoi familiari e della comunità comasca e, come ha detto il suo vescovo, rendo lode a Dio per la testimonianza, cioè per il martirio, di questo testimone della carità verso i più poveri. Preghiamo in silenzio per don Roberto Malgesini e per tutti i preti, suore, laici, laiche che lavorano con le persone bisognose e scartate dalla società”.