Il generale Tricarico: "Su Ustica la magistratura segua le piste che portano al terrorismo di Stato"

Domani l'anniversario di Ustica, 42 anni dopo. Ieri mattina il generale, più volte consigliere militare a palazzo Chigi, ha presentato un esposto alla procura di Bologna. "Esistono due ipotesi investigative di grande attenzione che portano a terroristi di Stato o ad un gruppo organizzato". Finora nessun colpevole e due ipotesi: la bomba o la guerra nei cieli italiani

(Ansa)
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Domani, 42 anni fa, il DC9 Italia, Marche I-Tigi in volo tra Bologna e Palermo precipitò in mare nei pressi di Ustica. Mancavano pochi secondi alle 21. Tutte le 81 persone a bordo di quell’areo sono morte. Schiantate in mare. I parenti, gli amici, li aspettavano agli arrivi dell’aeroporto Palermo-Punta Raisi. Occhi puntati sui tabelloni muti finchè non furono tutti convocati.
Ora, nonostante il tempo possa curare, ammorbidire, stondare gli spigoli, questo di Ustica è uno dei misteri più incredibili della nostra Repubblica. Basta pensare agli anni di processi (l’ultimo in Cassazione si è chiuso nel 2007 con l’assoluzione dei generali dell’Areonautica),  i depistaggi, le mezze verità, l’ipotesi del missile ma anche quella della bomba, la "guerra nei cieli italiani" ma anche l'attentato, e  monta dentro una rabbia che non si ferma. Quell’aereo infatti è caduto ma le cause sono ancora ambigue e i colpevoli non si conoscono. Ci sarebbero anche decine di segreti di stato da rimuovere, decine e decine di atti utili a capire e ricostruire cosa è successo quella notte sui cieli di Ustica. Ogni anno si rinnovano promesse in coincidenza con l’anniversario. Poi se ne riparla l’anno dopo. Così facendo, 42 anni dopo, siamo come sempre a ricordare uno dei più clamorosi  misteri della Repubblica. E ha ragione da vendere la presidente dell’Associazione Parenti delle vittime  Daria Bonfietti quando, proprio in un colloquio con Tiscalinews, dice con infinita amarezza: “Il Dc9 dell’Itavia? 81 morti… saranno stati gli alieni”. Di sicuro non sono stati alieni. E siccome i misteri devono prima o poi trovare una soluzione, adesso ci riprova il generale Leonardo Tricarico, capo di stato maggiore dell' aeronautica tra il 2004 e il 2006, consigliere militare a palazzo Chigi in ben tre governi tra cui D'Alema, ora presidente del thank tank "Fondazione Icsa". "Oggi alle 13 - spiega in questa intervista. Tiscalinews- abbiamo depositato un esposto alla procura della Repubblica di Bologna con cui chiediamo di indagare ancora sulla strage di Ustica. E suggeriamo di seguire soprattutto due documenti che, a nostra avviso, portano inequivocabilmente alla pista del terrorismo di stato. Cioè di una bomba messa a bordo di quel Dc9".

Generale, 42 anni processi, perizie, indagini, ricostruzioni, non c’è ancora un colpevole e voi tornate alla carica con il terrorismo di Stato. Suona un po' come gli "alieni" evocati da Daria Bonfietti.

“Io comprendo il dolore della senatrice Bonfietti. Ma non possiamo, per soddisfare e mettere a tacere il dolore,  dire menzogne o mezze verità o trovare un colpevole purchè sia. Posso assicurare, perché io sono stato testimone di quegli anni e di quelle indagini, che accanto al dolore delle vittime c’ è la rabbia e il dolore di colleghi dell’Aeronautica ancora oggi inseguiti dal sospetto nonostante le ampie assoluzioni”.

Che giudizio dà di 26 anni di indagini e processi senza arrivare alla verità?

“A parte la bizzarria del sistema giudiziario italiano che per uno stesso fatto delittuoso accetta la coesistenza di due cause diametralmente opposte (l’indagine di Rosario Priore si concluse nel 1999 escludendo l’ipotesi della bomba a bordo e avanzando quella di una “guerra” nei cieli italiani, probabilmente un’esercitazione Nato non segnalata dove finì in mezzo il Dc9; le perizie  invece dimostrano che l’esplosione è avvenuta all’interno dell’aereo, ndr), non si può non rilevare come per una delle più oscure tragedie di sangue del nostro paese la giustizia abbia compiuto solo metà del percorso, individuando senza ombra di dubbio le cause dalla tragedia -una bomba a bordo del velivolo- e non abbia fatto alcunché per scoprire chi quella bomba aveva messo ed assicurarlo alla giustizia. Da qui, oltre che da una attentissima lettura di tutti gli altri, nasce l'esposto presentato stamani. Chiediamo alla procura di sviluppare alcuni indizi che portano, a nostro avviso, al terrorismo di stato".

Affermazione importante, la sua. Non possiamo rifare qui i processi. Chi è interessato sa dove informarsi. Perchè parla di lavoro a metà?

"Perchè esistono interessanti piste investigative, che sostengono la tesi del terrorismo di Stato, che non sono mai state battute perché si è voluto solo indagare e dimostrare la colpevolezza dell’Aeronautica Militare (i generali sono stati assolti definitivamente nel 2007 dall’accusa di alto tradimento e depistaggio, ndr). Quelle piste investigative, invece, ancora oggi meriterebbero attenzione perché le tracce della pista potrebbero essere ancora non del tutto cancellate o perdute”.

Sta dicendo che ci sono i motivi per riaprire le indagini su Ustica?

“Sto dicendo con un fascicolo per strage non si chiude mai. E che forse è passato il tempo necessario per liberare ogni documentazione e verificare anche le piste che portano al terrorismo di Stato. In questo do ragione alla senatrice  Bonfietti: non sono stati certamente gli alieni ad abbattere il Dc9”.

Proviamo a tenere ferme le date più importanti. Il 28 giugno 1980 la Procura di Palermo apre un inchiesta sull’incidente mentre il Ministro dei Trasporti Rino Formica nomina una Commissione di inchiesta affidandone la guida a Carlo Luzzatti. Il 10 luglio l’inchiesta passa alla Procura di Roma, il pm è Giorgio Santracroce. S’indaga per strage. Tutto in regola, direi

"Non c’è dubbio. Aggiungo che iniziano subito a circolare varie ipotesi sulle cause del disastro: una bomba a bordo (il senatore Libero Gualtieri, alcuni dirigenti Itavia, il tenente colonnello Lippolis coordinatore dei soccorsi) aerei killer della NATO, cedimento strutturale”.

E invece il 18 luglio arriva la notizia di quel maledetto Mig 23 libico caduto sulle montagne della Sila in Calabria.

"Un vero depistaggio. Sei anni dopo il ritrovamento del corpo del pilota libico iniziano a circolare articoli che collegano il Dc9 al Mig sebbene accaduti a tre settimane di distanza.  I medici legali certificato che la caduta del Mig  è avvenuta il 18 luglio. E quindi esclusero connessioni tra il Mig e il Dc9 con la maschera”.

Veramente i medici legali Rondanini e Zurlo dissero poi di aver depositato anche una seconda perizia  in cui sostenevano che il pilota del Mig poteva essere morto anche prima del 18 luglio

"Corretto. Ma tale supplemento non è mai stato trovato. E il giudice istruttore Staglianò ha affermato che “della presunta perizia non esiste traccia alcuna, nemmeno in copia; si ignora chi l’abbia scritta, sottoscritta, a chi sia stata consegnata e dove”. Lo stesso magistrato ipotizzò che a Itavia faceva molto comodo l’ipotesi che l’aereo era stato abbattuto. Il 17 dicembre anche Rino Formica avvalorò l’ipotesi del missile. A fine dicembre dell’80 l’Aeronautica Militare, in seguito ad una montante campagna mediatica diffamatoria, sceglie la linea del sostanziale silenzio con i media limitandosi a qualche presenza in dibattiti televisivi per poi tacere senza deroghe con la stampa. Smentisce che la sera del 27 giugno fossero in corso esercitazioni anche con aerei stranieri”.

Intanto Itavia finisce in amministrazione controllata.  A marzo 1982 la Commissione Luzzatti presenta una relazione provvisoria che esclude il cedimento strutturale e la collisione con un altro aereo. Viene stabilito che la cabina passeggeri è stata interessata dalla deflagrazione di un ordigno esplosivo. Viene raccomandato il recupero del relitto per poter completare il lavoro. Che però inizierà solo nel 1987. A quanto risale il primo ritrovamento di esplosivo?

“Cerco di mettere in fila le cose. Nell’ottobre 1982 gli accertamenti dell’Aeronautica militare permettono di identificare tracce di esplosivo  T4 su alcuni reperti. A questo punto il pm Santacroce chiede al giudice istruttore Vittorio Bucarelli la prosecuzione dell’ istruttoria con rito formale. Solo a questo punto, e siamo tra febbraio 1987 e maggio 1988, si recuperano i pezzi di quel che resta della carlinga dell’aereo. Siamo otto anni dopo la tragedia. Otto anni persi: solo l’analisi attenta delle lamiere poteva dire se un missile aveva colpito il Dc9 o, al contrario, se c’era stata una deflagrazione interna”.

Ne viene recuperato solo il 47%. Perchè?

"Bella domanda. E troppe sono state le perdite di tempo in questa storia. Misteri. Uno dei tanti. Molto dei quali chiariti con anni di perizie e indagini inutili.  Il 5 marzo 1989 la procura di Crotone stabilisce che non è mai esistito quel supplemento di perizia che aveva consentito di collegare il Mig al Dc9. Le dico anche questa: tra il 16 marzo 1989 e il 26 maggio 1990, in due distinte fasi, il collegio conclude la perizia spaccandosi:  Blasi e Cerra sostengono la tesi di una bomba a bordo, Imbimbo Lecce, Migliaccio quella relativa al missile. Non si è mai vista una cosa del genere. Da qui la necessità di un nuovo collegio che il giudice istruttore Bucarelli vuole composto da esperti italiani e stranieri coordinati dal professor Misiti. Peccato che il 18 luglio 1990 Bucarelli lascia l’incarico in polemica con l’allora onorevole Giuliano Amato. Al suo posto arriva Rosario Priore che conferma la composizione del collegio aggiungendo due membri di un paese non Nato come  la Svezia”.

Prima di perdere la testa tra date e passaggi, quando si completa il recupero della carlinga, l’unica cosa che veramente conta?

“Nell’autunno del 1992 sarà recuperato il 92% del relitto che sarà ricostruito in un hangar di Pratica di mare  con l’ausilio dei tecnici Alitalia. E sa cosa dice l’esame del relitto? Non evidenzia alcuna traccia di abbattimento con un missile, una “firma” che ineluttabilmente il missile lascia sul bersaglio, mentre invece sono evidenti le tracce di una esplosione interna. Il 21 luglio 1994 il collegio Misiti conclude che “solo un’esplosione interna è tecnicamente sostenibile e rigetta esplicitamente tutte le altre ipotesi”. Priore non si fida, diciamo cosi. E nomina un nuovo collegio di periti composto da Delle Mese, Donali, Tiberio. I quali infatti affermano che “in un’area di circa 50-60 miglia intorno al luogo dell’incidente sia i sistemi radar della Difesa aerea che quelli civili non evidenziano tracce di altri aerei significativi per l’incidente”.

Cerchiamo di arrivare almeno ad una conclusione.  Il 31 agosto 1999 Rosario Priore deposita l’ordinanza-sentenza a conclusione dell’attività istruttoria. Si tratta del proscioglimento rispettivamente, nei procedimenti penali nº 527/84 e nº 266/90. Un documento di dimensioni notevoli che esclude una bomba a bordo e un cedimento strutturale circoscrivendo le cause della sciagura ad un evento esterno al DC 9. Non si giunge però a determinare un quadro certo ed univoco di tale evento esterno. Mancano inoltre elementi per individuare i responsabili. L’inchiesta, si legge, è stata “ostacolata da reticenze e false testimonianze sia da parte dell’Aeronautica che Nato”. Priore parla di “atto di guerra contro il nostro Paese di cui sono stati violati confini e diritti”. Parole pesanti. Che il 31 luglio 1998 portano a processo per attentato contro gli organi costituzionali 4 generali e sei ufficiali. Saranno tutti assolti con formula piena il 10 gennaio 2007.

Generale, cosa ricorda di quel processo?

“Che l’impianto accusatorio di Rosario Priore viene smontato pezzo a pezzo nel corso di 272 udienze dibattimentali, l’escussione di circa 4000 testi, il contributo tecnico di 11 periti tra i maggiori esperti internazionali. Viene in particolare ritenuta destituita di qualunque fondamento l’ipotesi della battaglia aerea nel corso della quale un missile avrebbe abbattuto il DC9 Itavia. Vorrei citare solo alcuni passaggi della sentenza per chiarirne la peculiarità e l’incontestabilità”.

Prego

Questo ad esempio, a pag. 48: “La Corte, ben conscia dell’impatto negativo di un’ulteriore sentenza assolutoria nei confronti di due generali, ma a fronte di commettere un’ingiustizia, perché tale sarebbe stata la conferma della sentenza o una condanna, andare contro l’opinione pubblica non costituisce un ostacolo. In quel caso si sarebbe trattato di una vergogna perché si sarebbero condannati o ritenuti responsabili di un reato persone nei cui confronti vi era un difetto assoluto di prova” . A pag. 50: “Altro è formulare ipotesi e altro è giudicare e con le prime non si può condannare alcuno pena la fine della democrazia e della libertà”; a pag.114: “L’accusa non è altrimenti dimostrabile se non affermando come certo quanto sopra ipotizzato ma non è chi non veda in esso la trama di un libro di spionaggio ma non un argomento degno di una pronuncia giudiziale”. E un paio di pagine dopo: “Tutto il resto è fantapolitica o romanzo che potrebbero anche risultare interessanti se non vi fossero coinvolte 81 vittime innocenti”.

Quindi ha ragione Daria Bonfietti quando parla di “alieni”

“La sua è solo una battuta fuori luogo dato l'argomento. In effetti nell'esposto presentato stamani in procura a Bologna esistono due ipotesi investigative degne di grande attenzione ed assolutamente verosimili se rapportate al quadro dei rapporti internazionali e geopolitici dell'epoca. Che la magistratura indaghi perché i responsabili non sono alieni ma terroristi di Stato o di un gruppo organizzato.

Sul piano civile però i ministeri della Difesa, Interno e Traporti vengono condannati a rifondere i parenti delle vittime e la proprietà Itavia per non aver “garantito la regolare circolazione aerea del DC9 su quella rotta, ovvero adottare misura idonee a evitare che altri aerei circolassero sulla rotta già assegnata”. Vuol dire che si è arrivata ad una verità sufficiente per risarcire le famiglie.

"Appunto, non so se ci rendiamo conto: le motivazioni delle sentenze civili, tutte pronunciate senza la consultazione di alcun atto del processo penale, traggono fondamento dall’impianto accusatorio di Rosario Priore, quello bocciato senza appello nel lungo ed approfondito processo penale ed associato “alla trama di un libro di spionaggio”, ad ipotesi “inaccettabili quali motivazioni di una sentenza…e del tutto sconfessati dagli elementi probatori certi”.

Il risarcimento alle vittime mi sembra il minimo.

"Non c’è dubbio. Diciamo che almeno a loro un po’ di giustizia è arrivata. Su fondamenti del tutto sbagliati però e mai certificati da una sentenza come quello del missile”.

Ad oggi è stato deciso un indennizzo di circa 300 milioni di euro agli eredi Davanzali e di una somma ancora imprecisata ai familiari delle vittime. Questi ultimi sono già stati indennizzati con 200 mila euro ciascuno e un vitalizio di oltre 1800 euro mensili.