Uranio impoverito, "vertici della Difesa negazionisti": commissione di inchesta e militari ai ferri corti

Nel settore della salute e della sicurezza sul lavoro delle forze armate sono state scoperte "criticità sconvolgenti", che "in Italia e nelle missioni all'estero hanno contribuito a seminare morti e malattie tra i militari". Il duro attacco di Scanu e Pili al mondo militare

Carlo Calcagni, colonnello del Ruolo d’Onore e Pilota Istruttore di elicotteri dell’EI, è una delle vittime della cosiddetta “Sindrome dei Balcani” che gli ha procurato una invalidità permanente del 100%
Carlo Calcagni, colonnello del Ruolo d’Onore e Pilota Istruttore di elicotteri dell’EI, è una delle vittime della cosiddetta “Sindrome dei Balcani” che gli ha procurato una invalidità permanente del 100%

"È inaccettabile che in una democrazia lo Stato Maggiore della Difesa definisca 'inaccettabili' le conclusioni di una Commissione parlamentare di inchiesta". La Ministra Pinotti non ha nulla da dire?", ha chiesto in una nota Stefano Fassina, deputato di SI esponente di LeU. Detto in altri termini, neppure la quarta della Commissione parlamentare d'inchiesta sull'uranio impoverito sembra aver risolto in modo permanente una delle più grandi paure cui sono andati incontro i soldati impegnati nelle “missioni di pace”. Dopo la presentazione della relazione, la commissione e i vertici militari sono entrati in rotta di collisione.

La relazione della Commissione presieduta da Gian Piero Scanu dice una cosa che molti media del nostro Paese denunciano da tempo (ormai) immemore: i nostri soldati sono entrati in contatto più volte con l'uranio, hanno respirato amianto e molti poligoni sono stati utilizzati (soprattutto in Sardegna) come "discariche non controllate". Nel settore della salute e della sicurezza sul lavoro delle forze armate sono state scoperte, e anche questo era stato detto da più parti, "criticità sconvolgenti", che "in Italia e nelle missioni all'estero hanno contribuito a seminare morti e malattie tra i militari", malgrado il "negazionismo" dei vertici della Difesa e gli "assordanti silenzi generalmente mantenuti dalle Autorità di Governo".  All'attacco frontale della Commissione parlamentare d'inchiesta sull'uranio impoverito replica con altrettanta durezza lo S. Maggiore della Difesa: "accuse inaccettabili, noi tuteliamo la salute dei militari".

La relazione finale, passata con 10 voti a favore e 2 contro (quelli di Elio Vito e di Mauro Pili), è stata presentata alla Camera dal presidente della Commissione, Gian Piero Scanu, che ha annunciato la trasmissione del documento (248 pagine) alla procura di Roma perché valuti eventuali ipotesi di reato. Scanu ha contestato la "giurisdizione domestica: della sicurezza e salute dei militari sono gli stessi militari ad occuparsene" ed ha definito "pietra miliare" un passo del documento che parla di "nesso di causalità tra l'esposizione all'uranio impoverito e le patologie denunciate" dal personale in divisa. Ma proprio su questo punto sono aperte due polemiche, una politica, l’altra scientifica. Il deputato del gruppo misto della Camera Pili ha contestato (almeno in parte) la relazione di Scanu con una controrelazione – ‘Omicidi disastri verità e giustizia’ - di 900 pagine: “Ho reiteratamente dichiarato, sin dalla prima relazione, l’esigenza di rendere il lavoro della commissione ancor più incisivo e ancor più inquirente sia sul piano dell’individuazione delle responsabilità dello Stato sulla salute e la tutela dei militari nei luoghi di lavoro, sia per quanto riguarda l’ambiente e la tutela della salute pubblica”, ha scritto fra l’altro il deputato di Iglesias. La sua è un’accusa pesante contro i vertici militari, perché “emerge dal lavoro della commissione la reiterata dimostrazione che nonostante leggi chiare e definite il ministero della Difesa e le varie articolazioni hanno operato in un regime di “zona franca” consentendo la palese e sistematica violazione delle norme in vigore”.

Come detto in premessa, si polemizza anche nel mondo scientifico. La Relazione cita infatti l'audizione di Giorgio Trenta, presidente dell'Associazione italiana di radioprotezione medica, che ha "riconosciuto la responsabilità dell'uranio impoverito nella generazione di nano particelle e micro polveri, capaci di indurre i tumori che hanno colpito anche i nostri militari inviati ad operare in zone in cui era stato fatto un uso massiccio di proiettili all'uranio". Il professore parla però di "parole travisate, non ho mai detto che l'uranio impoverito è responsabile dei tumori riscontrati nei soldati". Scanu replica citando un passo di una perizia firmata da Trenta dove ricorda la responsabilità dei proiettili all'uranio impoverito "nel generare le nano polveri, che sono, in effetti, la vera causa dell'induzione di molte forme tumorali. In conclusione, si può affermare, mutuando dalla criminologia, che l'uranio depleto è il mandante e le nano-polveri l'esecutore".

Sul tema interviene poi un altro esperto, Carmine Pinto, past president dell'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), secondo cui "potenzialmente l'esposizione continua ed a basse dosi all'uranio impoverito, come quella che potrebbe essersi determinata a danno dei militari in missioni ed esercitazioni, può essere cancerogena". La Relazione mette nel mirino anche la magistratura penale che non interviene sistematicamente a tutela della sicurezza e della salute dei militari ed il risultato è "devastante": nell'Amministrazione della Difesa continua, infatti, "a diffondersi un senso d'impunità" mentre tra le vittime e i loro parenti un dilaga "uno sconfortante senso di giustizia negata".

E non c'è solo l'uranio a minacciare la salute di donne e uomini in divisa: l'amianto è presente in navi, aerei, elicotteri. Tanto che la Commissione ha accertato che "solo nell'ambito della Marina Militare 1.101 persone sono decedute o si sono ammalate per patologie asbesto-correlate". Criticità sono emerse nei poligoni (con Capo Teulada "simbolo della maledizione che per troppi decenni ha pesato sull'universo militare") e desta poi "allarme" la situazione missioni all'estero, con "l'esposizione a inquinanti ambientali in più casi nemmeno monitorati". Ma la Difesa non ci sta ed affida allo Stato Maggiore una nota per respingere "con fermezza le inaccettabili accuse". Le forze armate, infatti, "tutelano la salute del proprio personale adottando tutte le cautele e controlli sanitari periodici. Questa attenzione è dedicata non solo al personale ma pure all'ambiente in cui esso opera tanto in Italia quanto all'estero. I vertici militari sentono come prima responsabilità e dovere quello di preservare e difendere la salute del proprio personale in ogni circostanza". Quanto all'uranio impoverito, "non abbiamo mai acquistato o impiegato munizionamento" contenente il metallo contestato e le centinaia di ispezioni fatte a poligoni, siti militari e aree addestrative hanno "hanno concordemente escluso presenza di uranio impoverito".

Dura la presa di posizione di Antonietta Gatti, esperta di nano patologia e consulente di diverse commissioni parlamentari sull'uranio impoverito e del Pm Domenico Fiordalisi, che in Sardegna ha aperto il primo processo sui cosiddetti "veleni" di Quirra nel poligono militare di Perdasdefogu: "Ci sono già 72 sentenze a favore del nesso causa-effetto tra inquinamento bellico e patologie dei soldati e dei cittadini che stanno attorno ai poligoni". A Quirra ha spiegato la fisica, “oltre ai soldati ci sono dei pastori e loro famiglie che si sono ammalati di tumore. Queste persone hanno respirato le polveri delle esplosioni. Anni fa per il Pm Fiordalisi avevo analizzato il cadavere di un pastore che il magistrato aveva fatto riesumare: all'interno del canale midollare della tibia ho trovato la testimonianza dell'inquinamento bellico che lui aveva respirato e mangiato nel corso della sua vita". Gatti non commenta le critiche di Trenta.

“Finalmente la Commissione d'inchiesta parlamentare sull'utilizzo dell'uranio impoverito – ha spiegato Luca Marco Comellini - ha raccontato quelle verità che i vertici militari della Difesa hanno sempre voluto ignorare e nascondere ed è per questo chi conosce realmente il mondo militare non può che sorridere difronte ai tentativi che lo stato maggiore della Difesa sta mettendo in atto per riaffermare la piena disponibilità dei generali ad accertare la verità o per convincere l'opinione pubblica che la tutela della salute dei militari è una loro priorità … con la relazione di maggioranza e con quella presentata dal deputato sardo Pili hanno portato alla luce, sono solo il punto di partenza, e non di arrivo, di quanto dovrà accertare la magistratura”.