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Il calvario di un pluridecorato: "Ho un tumore al cervello ma il medico dell'Inps dice che sono le braciole di capra"

Francesco de Angelis ha deciso di raccontare una storia di diritti fatti rispettare, di doveri rispettati e di una malattia che la "mia Patria" non vuol riconoscere

Paolo Salvatore Orrùdi Paolo Salvatore Orrù   
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Il medico dell’Inps lo ha offeso solo perché si è permesso di chiedere il riconoscimento dell’accompagnamento per invalidità civile. “Ha affermato che le mia obesità è dovuta alle braciole di capra e ai medicinali che altri medici mi hanno chiesto di assumere; poi ha detto che il cancro è rientrato e che l’uranio impoverito che ho respirato in Bosnia e Kossovo non ha determinato alcuna malattia”. E siccome ai campani non manca il senso dell’ironia, ha chiesto al medico il foglio di rientro in servizio, “ma non è stato in grado di redigerlo. E come avrebbe potuto: non ho più il polmone destro e ho un tumore al cervello”.

La causa di servizio

Dopo quest’accoglienza e dopo aver tentato invano di farsi riconoscere la causa di servizio, Francesco de Angelis, ex brigadiere dei carabinieri di Nocera Inferiore (Salerno), ha deciso di raccontare una storia di diritti fatti rispettare e di doveri rispettati nel nome di quel giuramento di fedeltà che per legge e per motto lega per sempre gli uomini dell’Arma allo Stato.  Dal suo curriculum si evince che il carabiniere ha un passato di tutto rispetto. Lo testimoniano “le lusinghiere”, lo ha scritto nel 2015 nel suo atto di congedo il Generale Franco Mottola, “attestazioni caratteristiche e i vari riconoscimenti”; fra cui la nomina a cavaliere dell’Ordine “al Merito della Repubblica Italiana”, 2 encomi solenni, 7 encomi semplici, un elogio scritto, la Croce d’oro con torre per anzianità di servizio, 5 medaglie commemorative Nato, di cui due per il servizio prestato nelle operazioni relative al Kosovo, una per l’ex Jugoslavia e due per la partecipazione delle operazioni nei Balcani e in Bosnia. E, infine, una attestazione della Protezione Civile di pubblica benemerenza.

L’inizio del calvario

L’inizio del suo calvario è datato 2010, quando scoprì, durante un accertamento di routine, di avere un tumore ad un polmone. “Il 21 agosto del 2010, nel corso di un servizio antidroga, fermammo un individuo per un controllo e questi ci aggredì: la colluttazione durò 40 minuti”. Dopo lo scontro, il carabiniere si sottopose a una radiografia che evidenziò una macchia di 20 millimetri. L’operazione, il ritorno alla normalità, ma nel 2014 De Angelis scopre di avere un tumore al cervello. Neppure ora l’ex “operativo” riesce a farsi riconosce la causa di servizio. “Chiedo quanto mi spetta, lo Stato mi ha prima usato poi mi ha scaraventato nell’immondezza”, commenta De Angelis. “La mia prima missione all’estero è stata in Bosnia, dal 5 agosto 1999 al 7 febbraio 2000. Poi ho operato in Kossovo. Lì ho svolto azioni operative in abiti civili nelle zone dove si erano svolti i combattimenti”.

Il suo lavoro all'estero

Ha lavorato, da Sarajevo a Tuzla, nella ricerca di fosse comuni, armi, droga, ricercati internazionali. “Ora sono un soggetto a rischio vita”: il suo male sarebbe dovuto dal contatto avuto in quegli anni con le polveri sottili. “La mia malattia non è stata riconosciuta perché non ci sarebbero i presupposti di legge”. Quali? “Mi hanno detto che non c’è una risposta”. Il solito muro di gomma. De Angelis svela altri sconcertanti particolari. “Lavoravamo senza attrezzature idonee: portavamo abiti civili in pieno agosto; la polvere della Bosnia ci riempiva di polvere i polmoni; lavoravamo con magliette a maniche corte, tutto questo quando gli americani usavano tute, mascherine e guanti.

Le cure

La Regione Campania ogni anno sospende le convenzioni con le strutture private, così De Angelis per curarsi è ora costretto a pagare tutti gli accertamenti, perché le strutture pubbliche campane non hanno i macchinari idonei per gli accertamenti. Il danno e la beffa. Perché vengano riconosciuti i suoi diritti De Angelis ha scritto al Presidente della Repubblica, ai presidenti di Camera e Senato, al presidente del Consiglio, alla Difesa, al comando generale dell’Arma e al Cocer. Risposte? Nessuna.

Paolo Salvatore Orrùdi Paolo Salvatore Orrù   
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