Alitalia, addio ai cieli dopo 75 anni. La commozione e la rabbia dei dipendenti

L'ex compagnia di bandiera, dopo quasi 75 anni ad alta quota, portando il tricolore italiano in giro per il mondo, si prepara all'atterraggio definitivo

TiscaliNews

Dopo quasi 75 anni ad alta quota l'Alitalia dà l'addio ai cieli. L'ex compagnia di bandiera che ha portato lo stile, l'eleganza, la tradizione italiana e anche il Papa in giro per il mondo,  compirà il suo l'ultimo vol. Il Cagliari-Roma. segnerà di fatto la fine della storia dell'aviolinea. Una storia di successi ma anche di declino, tra fiumi di denaro pubblico e scelte sbagliate, dopo che nemmeno la gestione dei privati è riuscita a risollevarne le sorti. L'accordo raggiunto con l'Ue per l'avvio della nuova società Ita ha di fatto sacrificato la vecchia compagnia, che in nome della discontinuità deve spegnere i motori.

Dal boom alla crisi

Fondata nel 1946 come Aerolinee Italiane Internazionali, Alitalia ha avuto i suoi momenti di gloria negli anni del dopoguerra e del boom che la porta nel 1960 a diventare la compagnia ufficiale delle olimpiadi di Roma e a trasportare per la prima volta oltre un milione di passeggeri; nel 1969-70 arriva l'iconica 'A' tricolore sugli aerei al posto della 'Freccia Alata'; negli anni Ottanta viene rinnovata la flotta, nel 1991-92 le divise e gli interni portano la firma di Giorgio Armani. E' negli anni Novanta però che arrivano le prime difficoltà, complice la liberalizzazione del trasporto aereo. Una serie di scelte sbagliate fa lievitare le perdite. Nel 2008, per evitare la vendita ad Air France-Klm, viene creata una cordata di imprenditori italiani, i cosiddetti 'Capitani coraggiosi', ma l'avventura di Alitalia Cai non dura molto. Nel 2015 ci riprova Etihad, ma nemmeno il ricco investimento da 1,7 miliardi riesce ad evitare l'amministrazione straordinaria, che scatta il 2 maggio 2017 e arriva ai giorni nostri.

Il presidio davanti al T3 dell'aeroporto di Fiumicino

Sono state oltre 400 le presenze di lavoratori della compagnia, molti in divisa, che, durante il presidio organizzato davanti al T3 dell'aeroporto di Fiumicino, hanno mostrato con "orgoglio" anche t-shirt e cartelli con loghi e simboli di Alitalia o slogan come "Insorgiamo" e "Resistenza". Tra i lavoratori, dopo gli interventi dei sindacalisti, si sono susseguiti capannelli di "congedo" e commozione, comprese foto ricordo di gruppo di piloti ed assistenti di volo. A parte un veloce blitz con slogan gridati ("Lavoro, dignità, Alitalia siamo noi") e striscioni di protesta ("Vergogna", "Resistenza") mostrati dentro il terminal 3, con applausi ricevuti dai colleghi fuori e da passeggeri, è stato un "silenzioso e composto saluto" oggi ai 75 anni di storia della compagnia tricolore, non senza però sentimenti forti di tristezza e rabbia.

L'ultimo volo

L'uscita di scena di Alitalia sarà con l'ultimo volo della giornata, l'AZ1586 Cagliari-Roma, che partirà alle 22.05 dal capoluogo sardo per atterrare a Fiumicino alle 23.10. A trasportare gli ultimi passeggeri con un biglietto Alitalia sarà un Airbus 320 (proveniente da AirOne), intitolato a Primo Levi, che volerà pieno con tutti i suoi 180 sedili occupati. Alla cloche il comandante Andrea Gioia, 55 anni, 15mila ore di volo, formatosi alla scuola di volo di Alitalia. Dopo 560 chilometri (303 miglia) e poco più di un'ora di viaggio, calerà il sipario. Un volo che assume una valenza ancor più simbolica visto che sarà l'ultimo collegamento 'tricolore' con la Sardegna, destinazione storica di Alitalia, da sempre servita dalla compagnia italiana: nella gara per la continuità territoriale con l'isola, infatti, la low cost spagnola Volotea ha avuto la meglio su Ita. Con l'ultimo volo, si chiude anche il programma di riallineamento della compagnia, che consegnerà ad Ita una flotta tutta basata su Roma e Linate. 

L'addio al gate

"Grazie per aver volato ed essere stati sempre con noi". È il saluto che la hostess Alitalia rivolge al gate del volo Roma-Cagliari prima di avviare le operazioni di imbarco. Un saluto, nell’ultimo giorno della vecchia compagnia di bandiera, accolto dagli applausi dei passeggeri in coda. Stanno intanto arrivando a decine i lavoratori di Alitalia al presidio organizzato dai sindacati di categoria davanti al Terminal 3 di Fiumicino. Nel giorno dell’addio, sventolano le bandiere delle sigle confederali e di quelle dei sindacati di base. La parola “resistenza” campeggia a lettere cubitali su un grande striscione.

"Ciao Mamma Alitalia"

"Ciao Mamma Alitalia". Così comincia la testimonianza di un'assistente di volo Alitalia, in vista dell'ultimo giorno di operatività della "compagnia di bandiera" - il 14 ottobre - che esprime, con commozione ed amarezza, il suo "saluto". "Ho sempre sognato di fare l'assistente di volo - afferma la lavoratrice, oltre 25 anni di servizio in azienda - Da quando ero bambina vedevo le "hostess" dell'Alitalia in aeroporto quando accompagnavo mia madre a prendere mio padre da un viaggio di lavoro. E finalmente, anche io a 25 anni, ero una "volatile" . Selezioni,esami, tutti gli iter necessari. E sono passati gli anni ed il mio amore per questo lavoro è cresciuto sempre di più. Il mio amore per Alitalia. Ora che, dopo 74 anni, non ci sarà più sono triste, amareggiata, arrabbiata". "Non dormo - aggiunge - penso a tutti i miei colleghi ed alle conseguenze. Perché qualcuno o qualcosa più grande di me ha deciso di ucciderla. Io l'ho perdonata tante volte come si fa per chi ami veramente, ma qualcun altro non l'ha mai guardata negli occhi e nel cuore, perché se l'avesse fatto non sarebbe stato così crudele. Ciao Mamma Alitalia", conclude.

La rabbia e l'amarezza

Amarezza e rabbia sono i sentimenti diffusi in queste ore tra i lavoratori di Alitalia. "È una sconfitta per l'Italia, si chiude una pagina di orgoglio per il nostro Paese per il mondo con quel nostro logo che ci ha rappresentato come italiani - raccontano due lavoratori da oltre 20 anni in servizio nella compagnia - personalmente siamo amareggiati ma soprattutto perché si viene a perdere un know how unico e ci si ritroverà il comparto fagocitato dalle low cost. È il rischio anche per Ita". "In questo momento, più che la rassegnazione, prevale un sentimento di rabbia - è la testimonianza di due hostess - abbiamo la sensazione di aver subito un sopruso, è la firma è anche dello Stato, perché ancora una volta a pagare sono i lavoratori per colpe che non sono nostre. E la comunicazione non ci ha aiutati, perché siamo passati, a torto, come dei privilegiati e non è giusto, considerati i sacrifici sempre fatti. Non si può considerare Ita come una start up per le condizioni lavorative che si presentano. Speriamo ora che ci possa ancora un'interlocuzione seria tra i sindacati, Ita ed il Governo".

Lo spettro del fallimento

Lo storico marchio però potrebbe sopravvivere e continuare a volare sulle ali di Ita, sempre che la compagnia riesca ad aggiudicarsi la gara. Su questo, secondo quanto si apprende, ci sarebbero dei progressi e si sta lavorando alacremente per arrivare alla cessione in tempo per il decollo di venerdì: c'è la volontà di tutte le parti di chiudere positivamente questo passaggio. Va infatti evitata l'ipotesi peggiore, il fallimento, che non è ancora scongiurato. In questo scenario si registra anche un certo dispiacere per un passaggio che comunque non si poteva evitare, con cui si chiude una pagina di storia italiana.