La denuncia del farmacista: “C’è un buco nella procedura anti Covid che riguarda gli stranieri”

Il titolare della farmacia dietro piazza San Pietro, a Roma,  racconta: “Se arrivano turisti stranieri in transito e risultano positivi non sappiamo cosa fare e dove mandarli”. Sei casi in due giorni

La denuncia del farmacista: “C’è un buco nella procedura anti Covid che riguarda gli stranieri”
Turisti a Roma (Ansa)

C’è un “buco grosso come una casa” nel sistema di monitoraggio e tracciamento del virus tra i turisti stranieri. Molto probabilmente una svista o dimenticanza nel sistema. Non tutto può essere previsto prima. Solo l’esperienza insegna a fronteggiare tutte le facce del rischio contagio.   La denuncia arriva da Salvatore Quarta, dottore farmacista, titolare della farmacia “Al Vaticano” che, a due passi da San Pietro, serve buona parte del traffico di fedeli e turisti che sono tornati ad attraversare le strade della Capitale e fanno tappa fissa, quasi obbligatoria, in piazza San Pietro. “La mia farmacia è abilitata a fare tamponi da novembre scorso e direi che ne abbiano fatti qualcosa come 20 mila in questi mesi” spiega il dottor Quarta. “Finora è andato tutto bene, secondo le previsioni, il sistema della Regione ha funzionato alla perfezione e non ci sono state criticità nella segnalazione di eventuali positivi. Quindi nel monitoraggio e nel tracciamento. Ognuno di noi sa cosa fare. Negli ultimi giorni però sono arrivati i guai”. 

Cosa è successo?

“Sono tornati per fortuna i turisti, soprattutto giovani. Il punto è che negli ultimi tre giorni ne sono capitati di positivi, anche con cariche virali alte, tutta gente per fortuna asintomatica ma che, una volta risultata positiva, non sapeva più dove andare perchè magari aveva già lasciato l’hotel o il B&B ed era in transito verso il sud Italia, un porto, un traghetto, anche un aereo. Bene, anzi male: ho scoperto che non è previsto un protocollo per i turisti in transito. E questo è molto pericoloso rispetto al contagio”. 

Cominciamo dall’inizio.

“Mercoledì mattina, poco dopo le 9, arrivano in farmacia tre giovani del nord Europa. Lituani per l’esatezza. Stanno bene, dicono, hanno appena lasciato il loro hotel e sono in transito verso Napoli dove contano di prendere un traghetto e imbarcarsi per le isole”. 

Si fanno il tampone per precauzione in modo da poter avere libero accesso alle strutture al chiuso?

“Esatto, devono prendere treni, traghetti, preferibile avere un tampone recente. Solo che i primi tre ragazzi risultano subito positivi. Negli stessi minuti li raggiungono in farmacia altri due compagni di viaggio. Anche loro positivi. Un vero e proprio cluster scappato di mano, fuori tracciamento. Mi ritrovo così con cinque positivi sotto il gazebo  allestito sul marciapiede fuori dalla farmacia. Intanto sono le 11 e il tasso di umidità è già insostenibile. E comincia il mio, e anche il loro calvario, che si conclude  solo alle tre del pomeriggio”. 

Calvario perché?

“Compongo subito il numero verde Covid messo a disposizione dalla Regione Lazio. Sono il numero 220 in attesa. Aspetto 3-4 minuti e non scalo neppure di uno. Intanto con i miei collaboratori isoliamo i contagiati nel gazebo tamponi dove però tra qualche decina di minuti arriverà il sole a picco. Ci sono altri clienti prenotati per lo screening ma li chiamo uno per uno per rinviare. Servizio sospeso, mi scuso. Passo allora a chiamare il 118 ma il servizio ambulanze mi dice che non possono fare nulla perchè sono autorizzati solo per fare pronto soccorso ordinario e non con la procedura Covid. Mandano comunque un mezzo in assistenza, ma a distanza, nel caso qualcuno dei cinque ragazzi accusi qualche malessere”. 

Una situazione bloccata e non semplice.   

“Affatto. Intanto con i miei collaboratori, tenendo la necessaria distanza, procuriamo acqua e cibo ai ragazzi che restano isolati sotto il gazebo perchè contagiosi. La situazione si complica. E si allungano nei tempi”. 

Sono previsti altri numeri in queste emergenze? Ad esempio il Sisp, il Servizio di Igiene e sanità pubblica

“Che fa capo alla Asl. Chiamo gli uffici di zona ma non risponde nessuno. Allora passo ai Carabinieri che però mi dicono di non essere autorizzati ad operare in questo tipo di situazioni. Capiscono che siamo in difficoltà. Mandano una pattuglia ma solo in funzione di sorveglianza generale. Anche loro a distanza. Dopo oltre un’ora davanti alla mia farmacia c’è un gazebo isolato dove sono ospitati cinque ragazzi contagiati, un’ambulanza e una gazzella dei carabinieri”. 

I ragazzi cosa dicono?

“Che non sanno cosa fare nè dove andare. Hanno lasciato il loro hotel e sono in partenza per Napoli. Io non li posso fare andare via. Ma in teoria non li potrei neppure trattenere. Per fortuna stanno tutti bene”. 

Che succede poi?

“Tramite un amico medico riesco a rintracciare e contattare la direttrice del distretto Asl Roma 1 e responsabile del Sisp. Alla prima telefonata mi chiede se i ragazzi hanno fatto il test molecolare, per verificare la reale positività”. 

In effetti, i test antigienici “scoprono” spesso falsi positivi. Serve la controprova del molecolare.

“Senza dubbio. Ma la mia farmacia non è attrezzata per questo. E al tempo stesso spiego alla dottoressa che noi usiamo sempre i test più avanzati e sensibili ad ogni ultima variante sequenziata. Difficile insomma che sbagliamo. A quel punto la dottoressa del Sisp mi dice di allestire un trasporto sanitario climatizzato. Peccato che io sia solo un farmacista e non sono in grado di dare questo servizio in sicurezza, per me e per i ragazzi”. 

E quindi?

“Quindi alle 14, circa quattro ore dopo la nostra prima segnalazione, con i ragazzi contagiati confinati in un gazebo 2x2 dove a quell’ora ci si scioglie solo a mettere il naso dentro,  la stessa dottoressa del Sisp organizza finalmente una staffetta e autorizza il trasferimento dei ragazzi scortati dall’auto dei carabinieri a Villa Primavera, la struttura Covid hospital dove avrebbero potuto fare i tamponi. Quando i ragazzi partono guardo l’orologio e sono le 14 e 55. La mia prima telefonata di segnalazione e richiesta aiuto risale a pochi minuti dopo le 10. Nel frattempo mi sono ritrovato a dover chiedere la pompa dell’acqua al fioraio accanto per buttare acqua sopra il gazebo e raffreddare la struttura dove erano confinati i ragazzi. Vi pare possibile tutto questo?”. 

Denuncia gravi tare nel protocollo?

“Guardi, i protocolli sono molto spesso lavori work in progress perchè è evidente che non si può in prima battuta immaginare di dare soluzioni per ogni situazione generata da un inedito come la pandemia. E’ chiaro però che c’è una falla nelle procedure visto che quelle attuali non contemplano il caso del turista di passaggio, che viaggia con un paio di amici e non in comitiva, e che sul momento non ha un alloggio”. 

Tutti sanno, però, che il contagiato e non il positivo al test, deve essere isolato e confinato.

“Certo, ma il farmacista non ha l’obbligo di trattenerlo, può solo segnalarlo nel sistema come positivo. A questo punto però chiedo: che fine fanno i dati di stranieri che non sono compatibili con le  nostre banche dati? Che monitoraggio e messa in sicurezza possiamo garantire per persone che nei fatti non hanno un indirizzo?”. 

Sta dicendo che lei è stato scrupoloso e però altri potrebbero esserlo meno? 

“Dico che avrei potuto mandare via dal mio gazebo quei ragazzi. Senza sapere dove andavano. Un cluster in piena regola in giro per la città. Mi chiedo quanti possano essere i casi analoghi. A Roma come nelle tante località di villeggiatura. C’è un buco nella procedura Covid e va colmato”. 

Le è ricapitato?

“Ieri, il giorno dopo. E’ arrivata una ragazza irlandese, anche lei ha voluto fare il test per avere il Green pass valido qui in Italia. Stava bene ma è risultata positiva e con una carica virale altissima. Erano le 19 e 55 di giovedì sera. Lei mi ha detto che avrebbe fatto il molecolare il giorno dopo e che sapeva dove andare. Aveva un domicilio. Le ho scritto una lettera in italiano e in inglese per tutelare se stessa e gli altri.Poi l’ho mandata via. Ero anche in chiusura. Che potevo fare? E, soprattutto, chi ha visto quella sera la ragazza? Che precauzioni ha usato per evitare di contagiare altri?”. 

Lei parla di “buco” nella procedura Covid. Cosa propone?

“Un numero e anche una linea telefonica dedicata, specifica per gli stranieri, da contattare in casi simili. Non ci possiamo lamentare dei nostri ragazzi trattenuti a Malta: lì almeno è scattato un sistema di protezione che, per quanto spiacevole, ha funzionato. Noi cosa facciamo con gli stranieri?”. 

Notizie dei ragazzi lituani?

“Quattro positivi su cinque. Sono ospitati nel Covid hospital. Mi scrivono mail ogni giorno per chiedermi cosa fare”. 

E della ragazza irlandese?

“Non so più nulla. A quell’ora della sera, dopo quanto successo il giorno prima, non potevo certo avviare io le procedure di isolamento precauzionale. Le ho scritto in una lettera in italiano e in inglese le regole da seguire. Poi, chissà. Quante altre volte succede in tutta Italia ogni giorno con il ritorno dei turisti e l’obbligo del tampone per fare vita sociale?”. 

La sua farmacia?

“Abbiamo buttato tutto, dispositivi, camice, visiere, anche il gazebo perchè quel materiale non può essere sterilizzato.  Ora per fortuna andiamo in ferie. Spero che al ritorno il problema sia stato risolto”.